SA MATESSI DIE – 26 Aprile 1868
Scoppiano i moti de “su connottu”

Prima a Nuoro, e poi nel resto della Sardegna scoppiano i moti al grido di “torramus a su connottu”.
L’espressione significa “tornare al conosciuto, alle cose note” e quindi al sistema precedente di gestione delle terre che in Sardegna esisteva sin dai tempi dei Giudicati, quando le terre dette “ademprivili”, erano destinate a tutti, alla collettività, di modo che tutti avessero terre da coltivare e terre dove pascolare il bestiame.
Ma non la pensava così il neo Stato italiano, che con una serie di provvedimenti legislativi emanati a partire dal 1820 sino al 1858, fino a giungere al 1868, sconvolse il sistema economico e sociale della Sardegna.
Uno di questi provvedimenti fu il cosiddetto Editto delle chiudende, emanato dall’allora re di Sardegna Vittorio Emanuele I, che autorizzava la chiusura dei terreni ademprivili che erano fino ad allora di proprietà collettiva, introducendo di fatto una proprietà privata abusiva e oltraggiosa degli usi millenari.
A Nuoro quel 26 aprile furono 300 i cittadini che, guidati da una coraggiosa donna nuorese Paska Selis Zau, al grido di “torramus a su connottu” assalirono Palazzo Martoni, allora sede del Municipio di Nuoro dove furono bruciati i documenti di compravendita delle terre comunali ex ademprivili.
La donna, rimasta vedova, con 11 figli da sfamare, disperata ma non certo rassegnata all’ingiustizia subìta, guidò i rivoltosi con coraggio e fervore.
Giorgio Asproni, uno dei politici più in vista di quel territorio e deputato in Parlamento, era favorevole alla vendita dei terreni comunali, e sosteneva che il clero avesse delle responsabilità nella rivolta; tuttavia, a seguito di questi gravi fatti, sollecitò (insieme con altri deputati sardi) il governo italiano ad avviare un’indagine sulle condizioni sociali ed economiche della Sardegna.
Nel novembre dello stesso anno fu istituita la Commissione parlamentare di indagine, presieduta dal Agostino Depretis. La Commissione si recò nell’isola nel 1869, e furono vani i tentativi di Francesco Cocco Ortu e del marchese di Laconi Ignazio Aymerich di spiegare ai commissari i problemi economici dell’isola.
L’unico che si impegnò seriamente fu Quintino Sella che produsse un’eccellente relazione sull’industria mineraria isolana.
Ma ovviamente l’operato della commissione non produsse alcun atto concreto.
Fonti varie
L’immagine della rievocazione storica è di Renato D’Ascanio Ticca
