SA MATESSI DIE – 27 Aprile 1937
Dopo 11 anni di prigionia muore Antonio Gramsci

Dopo 11 anni di sofferenze nelle prigioni fasciste, il 27 aprile 1937 muore, presso la clinica Quisisana, uno dei più grandi pensatori del Novecento e fondatore del Partito Comunista Italiano.
Poco prima della sua condanna a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione, Gramsci scriveva alla madre:
āCarissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perchĆ© non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso.
Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perchĆ© sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita ĆØ cosƬ, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignitĆ di uomini. Ti abbraccio teneramente. Ninoā.
āVivere significa partecipare e non essere indifferenti a quello che succedeā, scriveva lā11 febbraio 1917. E la sua vita, il suo agire non contraddiranno mai la sua parola.
āCarissima mamma – scriveva ancora il 15 dicembre 1930 – ecco il quinto Natale che passo in privazione di libertĆ e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica era ancora una specie di paradiso della libertĆ personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenitĆ sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose.
Del resto non ho perduto il gusto della vita. Dunque non sono diventato vecchio, ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò che noi non possiamo più fareā.
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Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte, ma si muore solo quando si viene dimenticati e Antonio Gramsci – ĆØ evidente – non morirĆ mai.
āLa tragedia di un uomo e di una donna – scriveva Paolo Spriano – non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza ĆØ come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti.
Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontriā. E noi non smetteremo mai di farlo.
Fonti varie
