SU BISU DE SA SARDA RIVOLUTZIONI / IL SOGNO DELLA SARDA RIVOLUZIONE
Sa die: Cronaca di un oblio. Le istituzioni e le celebrazioni

Con legge del Consiglio, primo firmatario Piero Marras, viene istituita nel 1993 “Sa die de sa Sardigna” :
«Sa die de sa Sardigna è la festa del popolo sardo che ricorda i cosiddetti “Vespri Sardi”, cioè l’insurrezione popolare del 28 aprile 1794 con il quale si allontanarono da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste dell’isola titolare del Regno di Sardegna».
La legge impegnava il governo della Sardegna a destinare una quota del bilancio, pari a duecento milioni di lire per i primi tre anni – 1993-1994-1995.
Sa Die rimase lettera morta sino al 1996, anno in cui, oltre le celebrazioni a Sassari come teatro dei primi moti antifeudali e a Bono, paese natale di Giovanni Maria Angioy, venne realizzata la giornata di rievocazione storica a Cagliari.
Fu una imponente ricostruzione degli eventi della intera giornata (con la regia di Marco Parodi che doveva gestire varie compagnie di attori e di tecnici ed un finanziamento di un miliardo di lire) che portò alla cacciata dei piemontesi.
La città si trasformò in un teatro, coinvolgendo i cagliaritani a tal punto che fu difficile distinguere il pubblico dagli attori e dalle centinaia di figuranti.
I telecronisti dell’epoca fecero fatica a commentare gli atti finali della rievocazione, tra le urla ed i fischi della folla,
“non c’è più nessuna distinzione tra attori e spettatori. Stanno partecipando come i sardi nel giorno che si sta ricostruendo”.
La ricostruzione degli eventi, andò molto oltre il copione del regista.
L’imbarazzo della politica si espresse immediatamente. La giornata aveva scaldato troppo i cuori.
L’esperienza del ‘96, venne ripetuta in versione ridotta e sterilizzata l’anno successivo e nel ’98 fu diluita in una serie di micro eventi in tutta la Sardegna, e un concerto cagliaritano.
Nel 2001 si trasformerà in un evento a Bruxelles, per una Sardegna aperta al mondo.
Inizia così una storia di rincorsa dell’ultimo minuto, per lo stanziamento di budget sempre e costantemente a rischio ed una incredibile trasformazione della giornata da “in ricordo dei vespri sardi” a ricordo di qualsiasi altra cosa.
“Sa die” sarà infatti ridotta a eventi sporadici e commemorazioni in Consiglio. Dibattiti accademici e sopratutto a dediche improbabili:
Alla Brigata Sassari
A Sa Limba
Alla bandiera dei 4 mori
A Giovanni Maria Angioy
Ad Antonio Gramsci
Ad Eleonora d’Arborea
Al canonico Giovanni Spano
A Sardegna terra di migrantes
A Giorgio Asproni
All’autonomia
Allo Statuto
…
Negli anni “Sa Die” ha conosciuto ostacoli ed oppositori, persino tra gli assessori alla cultura, che l’hanno definita una “Festa inutile” “soldi buttati”.
