COSA C’È DIETRO LA NARRAZIONE DELLE PARATE DI DOMANI A CAGLIARI

Domani a Cagliari, sfileranno davanti al Presidente della Repubblica italiana Mattarella e al Ministro della Difesa Crosetto 450 militari accompagnati da effetti speciali vari.
Ma che narrazione stanno portando avanti e cosa dovremmo ricordare noi sardi e sarde di quegli eventi?
Il 4 novembre 1918 terminava la Prima guerra mondiale per il Regno d’Italia; dopo 3 anni di combattimenti il prezzo pagato dai sardi mandati al fronte è stato il più salato di tutte le altre parti del Regno.
Domani si dovrebbero ricordare le 15 mila vittime di una guerra d’aggressione italiana che portò i sardi ad essere usati come carne da cannone nelle trincee alpine, 15 mila vite che vengono raccontate come eroi per il loro sacrificio, nascondendo però cosa vissero i sardi e cosa si diceva di noi al tempo: banditi per le galere o eroi per le patrie trincee.
Eravamo per le teorie fisiognomiche un popolo barbaro, in qualche modo più vicini ad animali e dunque visti o come criminali o come guerrieri dalla lingua incomprensibile.
Ma nascosta tra il fango e la puzza di morte delle trincee i sardi trovarono anche una nuova convinzione: si riscoprirono inferiori a nessuno.
Stando ‘’carre carre’’ trasformarono quel senso di appartenenza in identità sarda, in identità nazionale.
Scoprirono che i problemi del loro paese erano quelli di tutta la Sardegna, scoprirono che erano alla pari di qualunque altro popolo in Europa, e che spettava a loro lottare per la propria isola.
Infatti come racconterà Lussu, anche se non ne fu affatto contento, i nostri soldati quando andavano alla carica non lo facevano per sacrificarsi per l’Italia, ma gridando ‘’per la Sardegna’’ nella, tradita, speranza che questo avrebbe portato a qualche vantaggio per la nostra isola.
La vera tragedia è stata vedere la presa in giro per questi nostri giovani antenati, tenuti in considerazione solo se disposti a dare la vita per una patria che non era loro.
Oggi a noi spetta ricordare che la dignità della Sardegna non è data da quanto si sacrifica per gli altri, non dobbiamo rinnegare la nostra scelta di vivere, rinunciare alla possibilità di stare al mondo da sardi, non possiamo accettare l’italianità come unica strada per sentirci ‘’civili’’.
Noi domani non ammireremo la nostra morte, ma ricorderemo chi sono stati quei sardi e quanto poco rimanga in Sardegna a parte le corone funebri tricolore.
Invitiamo anche voi a farlo prendendo parte alle varie iniziative che si terranno domani nelle varie piazze cagliaritane con spirito indipendentista e non violento. Per il bene della nostra natzione, la Sardegna. A innantis!
