UNA STORIA, TUTTA INTERA! SOLO IL NURAGICO NON BASTA
Se si vuole che nelle nostre scuole si insegni la storia sarda, compresa quella dell’antica civiltà nuragica, la via maestra è la riscrittura dello Statuto Sardo e l’approvazione della Carta Europea delle Lingue Minoritarie, come noi di A innantis! abbiamo più volte ribadito e che poniamo come condizione per una coalizione di emancipazione e progresso dei sardi.

Dunque, ben venga il supporto degli amministratori all’insegnamento della nostra storia ma no alla sua riduzione in brandelli o a generici progetti didattici che non ridanno per davvero ai sardi una posizione nel mondo e una storia tutta intera.
COMUNICATO
In questi giorni i Sindaci sardi hanno ricevuto una lettera che ha per oggetto la “Promozione dell’insegnamento della storia dell’antica civiltà sarda nelle scuole della Sardegna” e invita a sottoscrivere e sostenere un progetto di legge in materia. L’iniziativa si presenta come bipartisan, dato che porta la firma di figure che afferiscono ai mondi del centrosinistra e del centrodestra: il presidente dell’ANCI, Emiliano Deiana, e il presidente del comitato “Sardegna verso l’Unesco”, Pierpaolo Vargiu.
Per me e per noi di A innantis! ogni iniziativa a favore dell’insegnamento della storia sarda nelle scuole, un cavallo di battaglia storico dell’indipendentismo, è benvenuto.
Quello che risulta poco comprensibile è perché gli amministratori nostrani e i sardi tutti dovrebbero fare una battaglia per inserire a scuola solo l’insegnamento della storia nuragica invece che di TUTTA la storia dei sardi e della Sardegna.
Questa amputazione solleva dubbi sulla effettiva portata della proposta di legge, a cui non abbiamo ancora avuto accesso ma che, gira voce, sia ispirata ad una vecchia proposta del 2012: si tratta davvero di “insegnamento della storia” o di più vaghi “progetti didattici” in merito alla civiltà nuragica?
La questione della storia sarda nelle scuole è squisitamente politica, come lo è quella relativa alla sovranità sul patrimonio culturale e le relative sovrintendenze: la Sardegna ha o no diritto, oltre che interesse, a gestire il suo patrimonio e definire i suoi percorsi formativi, il suo accesso al mondo partendo dalla sua geografia, storia, cultura, economia?
Sappiamo bene che lo Stato è disponibile a concedere qualcosa su fatti formali (un articolo in costituzione) o economici (un punto di compartecipazione su un’aliquota fiscale) piuttosto che mollare la sua presa sulla narrazione identitaria nazionale (italiana), in cui la Sardegna non c’è o ci può essere solo attraverso brandelli fuorvianti (già oggi nelle scuole elementari sarde capita di usare libri di testo in cui la civiltà nuragica è erroneamente e maliziosamente inserita nella sezione “popoli italici”).
Il punto è dunque come prendere il toro per le corna, come accerchiarlo e infine domarlo.
A marzo come A innantis! abbiamo rilanciato iniziativa per l’approvazione della Carta Europea delle Lingue Minoritarie: quella è una via da seguire perché implica che con la lingua venga insegnata nelle scuole anche la storia della minoranza linguistica.
L’altra via, quella maestra (ma che non esclude quanto abbiamo appena detto, né la mobilitazione degli amministratori su questi temi), è fare della prossima legislatura quella in cui finalmente si riscrive lo Statuto Sardo e si conquista il diritto e il potere per costruire una scuola sarda, che consenta di formare sardi e cittadini del mondo, che consenta di ridare ai sardi una posizione nel mondo, ricollegandoli alla storia e alle potenzialità di questa nostra incredibile terra.
È questa una delle condizioni che A innantis! pone a chi vuole dialogare e costruire progetti di governo e di emancipazione con il nostro indipendentismo: avere l’ambizione di ridare ai sardi una storia, tutta intera, e un futuro, per davvero.
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
Presidente “A innantis!”
