INTORNO ALLA “FESTA” DEL 4 NOVEMBRE”

Di Enrico Cocco
Dunque aveva detto il ministro che quest’anno, causa torbidi geopolitici, non era il caso – per la festa delle forze armate – di fare grandi cose, tipo cingolati a spasso su sanpietrini, bersaglieri di corsa sui fori imperiali e spettacolarità ulteriori. Metti che qualche buontempone, di quelli che “però non hai ancora condannato Hamas”, potesse interrompere le celebrazioni con qualche artifizio criminale atto ad offendere. C’era anche l’ipotesi di non farla proprio, con grave scorno dello sciovinismo italico.
A quel punto, idea! Facciamolo in Sardegna!
Dove? Beh a Cagliari, tanto già il centro storico viene giù da solo, crepa più o crepa in meno manco lo notano. Tanto lo sai, sono orgogliosi e valorosi i Sardi, affronteranno anche questa. L’unico dubbio, facendolo al porto, si potrebbe danneggiare la Rinascente: aveva un bel caratterino, ma D’Annunzio alla fine era uno di noi.
Quindi si arriva al 4 novembre, cerimonia light ma sentita, le truppe ci sono, le bandiere ci sono, le navi ci sono, c’è la Brigata Sassari in divisa d’epoca a ricordare la Guerra (quella vinta, mica quella persa) che infiniti lutti addusse agli Iolei. C’è l’immancabile esibizione, bis bis bis, delle Frecce tricolori senza, bontà loro, morti e feriti; come ha sagacemente commentato qualcuno sui social “ultimamente sui cieli sardi ci sono più frecce tricolori che collegamenti aerei”.
“La Sardegna per un giorno simbolo dell’unità d’Italia” sintetizza l’Unione Sarda: Sergio Mattarella presente, Guido Crosetto presente, il capo di Stato Maggiore con quel suo cognome dal sapore tolkeniano Cavo Dragone presente. Presente il sindaco Truzzu con fascia tricolore, presente (Claudio, dice il ministro -chissà se per lapsus o perfidia pre-elettorale-) Solinas con coccarda tricolore al petto, perché il Psdaz “è la libera associazione di coloro che si propongono, attraverso l’azione politica, di affermare la sovranità del popolo sardo sul proprio territorio, e di condurre la Nazione Sarda all’indipendenza.” si si si si ….
Il Ministro, però, è irrevocabile: in Sardegna ci sono molti poligoni ma “non mi pare ci sia all’orizzonte nessuna dismissione.” Per fortuna poi prosegue: “ la presenza delle forze armate, soprattutto negli ultimi anni, si è focalizzata sulla crescita dell’attenzione ambientale” (i famosi bombardamenti green a Teulada); “molte (si presume attività) oggi sono state digitalizzate” (i duri addestramenti delle milizie al laser game); senza dimenticare gli interventi di bonifica conseguenti (di cui si consiglia la visione del documentario Terra a Perdere, recentemente uscito e visibile gratuitamente online).
Che poi ancora questa storia delle bonifiche, come se davvero esistesse una relazione tra esercitazioni militari ed alti tassi di malattie oncologiche: “secondo il rapporto dell’esercito (Operazione Pasubio) vengono raccolti, solo fra il 2017 e 2018, 171 quintali di residuati bellici e rilevati 13 superamenti dei valori di arsenico e piombo” (nella penisola Delta, poligono di Teulada, da Il Manifesto, La bonifica affidata ai militari è del tutto inadeguata, articolo firmato da Serena Tarabini, gennaio 2023). D’altra parte ci insegna David Hume che la relazione di causa-effetto non esiste, è solo abitudine; piombo, arsenico, uranio impoverito? E chi lo può affermare con sicurezza? E se i tumori fossero, per dire, eccesso di pandoro a Natale?
Tutte preoccupazioni che hanno afflitto, nella giornata, la politica locale con le dure parole di Alessandra Zedda: “è mancato completamente il coinvolgimento del Consiglio regionale, nemmeno un invito in piedi”.
Poi succede che, ultimata la giornata da capitale d’Italia (peraltro un downgrade da capitale del Mediterraneo), la realtà tornasse a bussare alla porta. “La verità sulle servitù «Non creano lavoro, lasciano desolazione»” titola l’Unione dottor Jekyll, recensendo sulle pagine di oggi il lavoro di Elisabetta Strazzera e Giovanni Sistu (docenti dell’Università di Cagliari) con il titolo “L’impatto della presenza militare in Sardegna”. Così sintetizza, in apertura, l’autore dell’articolo: “Non portano lavoro. Anzi: inibiscono l’attività imprenditoriale. Se il benessere è rappresentato anche dalla capacità di attrarre nuovi abitanti, allora no: non generano nemmeno benessere. Quando vengono dismessi il risultato è l’abbandono e il sapore resta quello delle occasioni mancate.”
Amen.
Ps. tra il 5 e il 6 novembre è stato emanato un “avviso di pericolosità”, più o meno nel tratto di mare tra Olbia e Castiadas, per la presenza di un sommergibile immerso: non è dato sapere se in attività belliche, di esercitazione o alla ricerca di tracce della foca monaca. Di conseguenza l’intera area è stata dichiarata «pericolosa alla navigazione, alla pesca e mestieri affini, nonché per ogni altra attività subacquea». Giornata libera insomma, l’avessero fatta il 3 novembre si poteva fare un bel ponte.
