SA MATESSI DIE – 10 Febbraio 1900
A Cagliari e Sassari le operaie delle Manifatture tabacchi entrano in agitazione
La manifattura più importante della Sardegna è quella di Cagliari, ma a Sassari viene fatto un nuovo reclutamento per fronteggiare le crescenti richieste del prodotto.
Ma le condizioni del lavoro e la misura del salario sono tali che presto le ragazze di entrambe le città scendono in sciopero.
Una di esse racconta così le loro condizioni al cronista della “Nuova Sardegna”:
”Siamo 63 operaie, non più piccole di 15 anni e non maggiori di 20. Il numero delle richieste di assunzioni superava il centinaio.
Sono state assunte quelle che sapevano leggere e scrivere. L’orario di lavoro era il seguente: dalle 7.30 all’una: un’ora di sosta per la colazione, che si consumava sul posto: ripresa alle 13 fino alle 17.30.

Durante la giornata eravamo sorvegliate da alcune signorine in cappellino. Era vietato parlare in dialetto: due nostre compagne furono sospese per tre giorni dal lavoro per una risatina innocua; una terza fu sospesa per aver pronunciato una frase in campidanese; ogni sera prima di uscire dal magazzino, venivamo sottoposte a una minuziosa perquisizione personale.
Percepivamo una retribuzione di 50 centesimi al giorno. Ci fecero pagare il vestiario di lavoro che ordinarono a Milano: un grembiule 1.95, una cuffia 1.25.”
La ribellione nasce in seguito all’imposizione del lavoro a cottimo:
“Ebbene, ecco il guadagno di una giornata: io con altre 11 compagne preparammo ben 11 chili di tabacco e poiché ci pagavano in ragione di 0.85 al quintale percepimmo la bellezza di 1.26 lire! A ciascuna toccavano 10 centesimi! Dalla lettura del registro di lavorazione si venne a sapere che nessuna squadra era riuscita a guadagnare 15 centesimi in nove ore e mezza di lavoro!”
[Un chilo di pane costava 45 centesimi, un chilo di manzo da 1 lira a 1.25 e una copia della “Nuova Sardegna” 5 centesimi]
Fonti:
Manlio Brigaglia, in “Tutti i giorni della Sardegna” Delfino Editore.
La Manifattura Tabacchi di Cagliari nasce nella seconda metà del Settecento sui resti di un convento distrutto dagli spagnoli.
Verso la fine dell’Ottocento raggiunge la sua piena produttività che andrà avanti fino al 2001, anno della chiusura.
Oggi i suoi spazi sono concessi per l’organizzazione di iniziative culturali, artistiche, scientifiche, imprenditoriali, ricreative e di volontariato, senza scopo di lucro.
Per la Manifattura di Sassari vedi link
https://ricerca.gelocal.it/…/lanuovas…/2000/02/03/SC309.html

