SA MATESSI DIE – 16 giugno 1808
Nasce Paschedda Selis Zau, l’eroina rivoluzionaria de “su connottu”

La storia di Pasqua Selis Zau, Paschedda come il popolo di Nuoro chiama la sua eroina, porta con sé una storia di ribellione, di resistenza comunitaria, contro l’oppressione sabauda e la privatizzazione delle terre.
Pasqua Selis, nasce a Nuoro il 16 giugno 1808 da Sebastiano Selis e Elena Mele; si sposerà nel 1828 con Salvatore Valerio Guiso, dal quale avrà 10 figli e che morirà nel 1856 rendendo vedova la nostra eroina per ben 26 anni.
La Sardegna al tempo vive soprattutto di agricoltura e pastorizia, la solidarietà denominata in sardo “sa paradura” è fondamentale per le comunità sarde, e spesso è usata per risolvere le situazioni difficili che governano i rapporti fra famiglie, fra pastori, fra vicini.
In tutto questo l’accesso popolare ai terreni, l’uso comunitario del demanio feudale, tradizionalmente considerato di proprietà collettiva e aperto alle comunità e ai singoli, era una possibilità di sopravvivenza fondamentale per molti piccoli contadini e pastori.
Paschedda ogni giorno si reca su quelle terre per raccogliere legna da ardere, ghiande per crescere il maiale e magari qualche bacca e erbette da cuocere per i tanti figli, che con grande fatica trasporta poi a casa.
Accade però che il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I, nel 1820 prima, con l’”Editto delle Chiudende”, che autorizza la chiusura dei terreni considerati fino ad allora proprietà collettiva e nel 1865 poi, con un altro editto che abolisce l’ademprivio (bene di uso comune), porrà le basi della proprietà privata.
Poveri contadini, piccoli pastori, i ceti popolari furono privati di diritti consuetudinari conquistati nei secoli, e così anche del diritto alla vita.
Il Comune di Nuoro data la nuova legge decide di vendere ai Piemontesi i vari terreni ademprivili (di uso comune) col pretesto di finanziare la ferrovia.
I Savoia mutarono la Sardegna in qualcosa che non era mai stata. Paschedda, mossa dalla fame e dalla disperazione, di fronte al popolo oppresso e ormai allo stremo, ma incapace di ribellarsi, raccoglie tutte le sue forze di donna e coraggiosamente decide di agire.
Il 26 aprile 1868, una domenica di primavera, Paschedda Zau, vedova con 10 figli a carico, all’uscita dalla messa si rivolge alle donne, chiama anche gli uomini nella piazza antistante la chiesa e li invita alla ribellione incitandoli con il motto “torraus a su connottu” (torniamo a ciò che è ci noto).
L’invito si trasforma in una vera e propria rivolta con più di 300 persone, formato soprattutto da donne. Alla guida di questa piccola ardimentosa popolana che sventola il suo vessillo, un bastone e una vecchia sottana, assaltano il Municipio.
Scardinano porte, sottraggono i fucili alla Guardia Nazionale, gettano in piazza mobili e i documenti di stato civile, ma soprattutto i documenti catastali sulle lottizzazioni dei terreni demaniali che l’amministrazione comunale aveva deciso di vendere.
Terreni sottratti all’uso comunitario di pastori e contadini sempre più ridotti alla miseria e che costituivano per la comunità un sollievo dalla povertà.
Al grido “a su connottu”, tutti i documenti comunali, i registri in cui la civiltà scritta del regno sopprimeva la civiltà non scritta della comunità, vengono ammassati in piazza e dati alle fiamme.
Ma nonostante l’ardore di questi moti le terre furono comunque vendute; i ribelli arrestati (circa 70) per poi essere amnistiati grazie all’interessamento del deputato nuorese Giorgio Asproni il quale, troppo tardi, si rese conto dell’errore.
Paschedda morirà in un freddo pomeriggio del 30 gennaio del 1882 nel rione di Santu Predu, in località Sa conza, a poche decine di metri dal Palazzo Martoni, la storica sede del Comune di Nuoro contro cui aveva guidato la disperata turba di nuoresi quel tragico 26 aprile di quattordici anni prima.
Non aveva ancora compiuto settantaquattro anni, anche se l’atto di morte riporta “d’anni 80 circa”; questo dimostra lo stato di prostrazione fisica e deperimento in cui l’anziana donna si trovasse al termine della sua avventurosa vita.
Oggi la città di Nuoro ricorda la sua eroina, morta nel 1882, con una targa sul muro dell’ex-municipio nella stessa piazza dell’assedio, oggi Piazza Su Connottu.
In tutta la Sardegna, numerosi poeti e cantori l’hanno celebrata e continuano a ricordarla nelle feste tradizionali.
La figura di Paschedda è stata riportata alla luce grazie alla ricerca di Michele Pintore e Gianfranco Conti nel 2018, sino ad allora era una figura relegata quasi al ruolo di “figura mito” ma sconosciuta biograficamente.
Fonti:
Graziella Massi, in Donne di Sardegna
La Nuova Sardegna
Wikipedia
Immagine: Nuoro, rappresentazione teatrale dei moti de “su connottu”, al centro Paschedda Zau. Foto di Renato D’Ascanio Ticca.
Rubrica a cura di Ornella Demuru
