MODELLO RANIERI
MODELLO RANIERI

Ranieri non ha vinto da solo ma è chiaro che senza Ranieri il Cagliari non avrebbe vinto.
E allora vale la pena di imprimersele bene dentro le qualità che oggi tutti in questa nostra terra riconosciamo a Sir Claudio.
Intanto un amore profondo per la Sardegna e i sardi.
Poi una fedeltà incondizionata alla maglia, una devozione totale al gruppo che si sta guidando, all’identità che si rappresenta.
Una capacità incredibile di motivare il proprio gruppo valorizzando ogni risorsa, trasformando anche chi sembrava non avere qualità in una parte essenziale del collettivo.
Un carisma gentile, mai arrogante e borioso; un carisma non fondato sull’egocentrismo, sulla possibilità di incutere timore, di punire ed escludere ma sulla capacità di far sentire tutti inclusi e partecipi.
Una capacità straordinaria di evitare polemiche inutili contro gli avversari, gli arbitri, il sistema, per concentrare ogni risorsa sul miglioramento di sé.
E poi la dote quasi unica di saper dire di “no” anche al proprio popolo, anche nei momenti più entusiasmanti, come è successo ieri sera quando ha saputo dire a chi eroicamente aveva seguito il Cagliari a Bari di non cantare “contro gli altri” ma di cantare per sé, per la propria vittoria, perché è quella l’unica cosa che conta, l’unica cosa che rende grandi.
Ecco, pensiamoci a queste doti, e pensiamole per quello che sono: un modello di vita, un modello di approccio alla vita. Non ultima la vita politica.
Ripensiamo a quelle qualità e proviamo a domandarci:
– In una terra in cui sembra che non funzioni nulla, che sia sul punto di retrocedere, quanto servirebbe qualcuno che la ami profondamente, che abbia piena fiducia in lei, che ci investa anima e corpo per risollevarla?
– Quando servirebbe qualcuno che non è “per la Sardegna ma anche per qualcun altro, per l’Italia, per il partito che a Roma dice cosa fare, per la propria carriera personale” ma solo per la Sardegna e la sua gente, con fedeltà incondizionata, con abnegazione totale, perché vuole vederla prospera e felice, che cammina a testa alta nel mondo?
– Quanto servirebbe qualcuno che non vuole fare la primadonna ma vuole valorizzare ogni risorsa, mettendo tutte e tutti a lavorare per il bene condiviso; per costruire una società dove ognuno dia un contributo, veda il proprio talento messo a frutto, veda il proprio sforzo equamente riconosciuto?
– Quanto servirebbe qualcuno che abbia la capacità di trascinare con la propria gentilezza e la propria capacità inclusiva, senza isterie, senza paranoie, senza dover comprare il consenso e la stima?
– Quanto servirebbe qualcuno che invece di campare sulla polemica con gli altri, aizzando la gente a trovare nemici, sapesse concentrare le attenzioni su se stessi, sulle proprie potenzialità inespresse, sull’organizzare al meglio ciò che si è e si ha, sul lavoro per crescere, rafforzarsi e vincere?
– Quanto servirebbe qualcuno che abbia l’autorevolezza e la capacità per dire ai sardi che bisogna smetterla di mugugnare, di vivere di rivendicazioni verso l’esterno, di orgogli che nascondono frustrazioni e complessi, di invidie meschine e soddisfazioni misere per il fallimento del proprio vicino? Quanto servirebbe qualcuno che avesse la capacità di aiutare i sardi a saper godere di ciò che veramente conta – la capacità di realizzarsi ciascuno e tutti insieme, aiutandosi a vicenda, godendo senza ombre della felicità e della libertà che ci si sa guadagnare?
Io credo – ma credo che in fondo al cuore lo crediamo tutti – che serva come acqua nel deserto, come l’emozione che abbiamo provato ieri sera mentre insieme a Mister Ranieri, a tutta la squadra, a tutto un popolo, piangevamo lacrime di gioia pura, capace di ridare un po’ di speranza ai nostri cuori rinsecchiti.
E allora cerchiamolo un Claudio Ranieri – un sardo nell’anima e per scelta – ma soprattutto facciamolo crescere ciascuno dentro di noi.
Perché solo così ci guadagneremo la Serie A dei popoli, quella dove giocano le nazioni libere.
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
