SA MATESSI DIE – 13 giugno 1802
I rivoluzionari sardi sbarcano in Gallura e inneggiano alla Nazione sarda

Nel giugno del 1802, lāeco della Rivoluzione Francese, risuona anche in Sardegna.
Un manipolo di patrioti sardi rifugiatisi in Corsica dopo il fallimento della rivoluzione di Giovanni Maria Angioy, tenta un moto rivoluzionario assaltando le torri costiere della Gallura; speravano nella sollevazione popolare e confidavano più nei loro proclami, che nelle armi.
A capo dei rivoltosi cāera il prete rivoluzionario Francesco Sanna Corda, nato a Torralba nel 1755, laureato in teologia nel 1778 a Sassari e nello stesso anno consacrato sacerdote, parroco di Torralba dal 1795 fino al momento dellāesilio.
Sanna Corda partƬ da Ajaccio lā11 giugno con alcuni compagni: Francesco Cilocco, Luigi Martinetti, Salvatore Loriga, tutti emigrati sardi, e il corso Biagio FouchĆ©.
Nella mattina del 13 giugno sbarcarono sulla spiaggia della Crucitta nel territorio di Aggius.
Punto dāappoggio fu lo stazzo del pastore Matteo Codimuzzu, dove emissari dei fuorusciti si erano giĆ incontrati in precedenza con pastori galluresi per popolarizzare la spedizione e cercare proseliti.
Dallo stazzo, che divenne il comando generale della spedizione, il Sanna Corda inviò messaggi e patenti a Bonorva, a Torralba e ad Aggius dove si trovavano uomini disponibili per unāazione rivoluzionaria.
Le patenti dovevano attribuire gradi di comando agli uomini che avrebbero partecipato allāimpresa.
Avviato il lavoro per la mobilitazione di tutte le forze disponibili, il Sanna Corda con pochi uomini, tra cui due pastori di Aggius Giovanni Battino e Francesco Frau, che nel frattempo si erano uniti a lui, diede lāassalto, il 16 giugno, alla torre dellāIsola Rossa difesa da tre miliziani che non opposero resistenza e furono fatti prigionieri.
La torre fu poi affidata in custodia a due disertori del Reggimento Sardegna: Fancello e AmistĆ .
Successivamente, accompagnato da Giò Batta Vian di La Maddalena, Luigi Martinetti e Salvatore Loriga, fu occupata la torre di Vignola che di fatto non disponeva di una guarnigione.
Subito dopo, con uno stratagemma, quella di Longon Sardo e fu fatto prigioniero il luogotenente Giovanni Maria Taras insieme alla sua famiglia.
In un sol giorno, e senza che venisse sparato un sol colpo di fucile, furono conquistate tutte le difese di cui disponeva quella parte del litorale gallurese dove sarebbe stato possibile uno sbarco di contingenti militari più consistenti.
Nella torre di Longone Sanna Corda leva la bandiera dei Quattro mori (in quanto rappresentava la sovranitĆ dei Savoia sulla Sardegna) e issa quella francese in segno di rivoluzione. Porta con sĆ© e diffonde un proclama, in cui vi ĆØ scritto: āLibertĆ e Uguaglianza. In nome del Popolo e della Sarda Nazioneā, invitando cosƬ il popolo sardo alla riscossa.
Nella notte del 17 giugno, il veliero āSan Carloā partito da Porto Torres e diretto a Livorno con i dispacci regi, approdò a Longon Sardo per sfuggire agli attacchi dei corsari barbareschi e attendere che facesse giorno per riprendere il viaggio.
La mattina seguente, mentre erano in corso i preparativi per la partenza, il Sanna Corda fece chiamare il Capitano del San Carlo Nicolò Aniello Guarnieri che, ignaro dellāaccaduto, vi si recò e fu fatto prigioniero. I rivoltosi, armati di schioppi e pistole, si impadronirono della feluca facendo prigionieri i sette membri dellāequipaggio.
Nessun documento attesta una partecipazione o un interessamento allāimpresa sarda da parte di Giovanni Maria Angioy, inoltre nessun rinforzo giunse dalla Corsica, infatti il governo francese ne era sicuramente al corrente ma non aveva alcun interesse ad impedirlo.
Furono, invece, le truppe del governo viceregio a passare al contrattacco, infatti sia il giudice della Reale Udienza Giuseppe Lomellini, sia il governatore di Sassari, sia la Reale Udienza di Cagliari erano perfettamente al corrente dello sbarco poichƩ ragguagliati da informatori fidati, tra cui il bandito Mamia, il quale voleva ottenere il perdono dei delitti commessi.
Ad una settimana dallo sbarco dei rivoltosi nellāisola il destino del moto rivoluzionario era segnato; infatti il Cavalier Vittorio Porcile, comandante della piazza di La Maddalena, aveva inviato il luogotenente Giovanni Ornano col Regio Sciabecco e settanta uomini a riprendere le torri occupate.
Il giorno 19 giugno le truppe governative sorpresero FouchƩ, Battino e Frau che erano usciti per recarsi a Vignola e li arrestarono.
Il teologo rivoluzionario Francesco Sanna Corda dopo aver sparato parecchi colpi, cadde ucciso da numerose ferite e per ordine dellāOrnano fu seppellito ai piedi della torre di Longon Sardo.
Gli uomini dello Sciabecco Regio arrestarono Antonio Tiodoro e Luigi Martinetti e ripresero la torre di Longon Sardo issando la bandiera del Re, i Quattro mori.
Gli stessi rioccuparono, subito dopo, quella di Vignola, che era stata peraltro giĆ abbandonata dagli insorti e il 21 anche la torre dellāIsola Rossa.
In poche ore lāordine reale fu ristabilito nei litorali della Gallura e i rivoltosi Martinetti, FouchĆ©, Tiodoro, Battino e Frau furono rinchiusi nelle Regie Carceri di Sassari.
Fonti:
Gian Vincenzo Belli, La Maddalena Info
Franciscu Sedda, La vera storia della bandiera dei sardi, Condaghes 2017
Rubrica a cura di Ornella Demuru
