SA MATESSI DIE – 9 maggio 1738
I Savoia vietano ai sardi l’uso della barba lunga anche in caso di lutto

I sardi, già dai tempi di papa Gregorio Magno (540 c.a. – 604) avevano in uso, e in particolare i religiosi, quello di portare le barbe lunghe.
Sappiamo che questo uso era un costume dovuto sia a motivi religiosi (in quanto la Chiesa sarda ha una matrice greco-orientale e che tanta influenza ebbe in Sardegna nei primi secoli dopo Cristo), sia probabilmente a tradizioni proprie e secolari della Sardegna.
Così quando i Savoia nel 1720 presero possesso del Regno di Sardegna scoprirono che tra i sardi erano in uso diversi costumi e tradizioni a loro incomprensibili e che videro bene di vietare in quanto ritenute “indecenti” e “abominevoli”.
Così anche quel dettaglio della cultura millenaria della Sardegna venne spazzata via con un “pregone” cioè un annuncio, un bando pubblico dove tutti venivano intimati, anche nel caso di un lutto, di non portare la barba lunga.
Ecco il testo originale:
“Pregone del Vicerè Marchese di Rivarolo de’ 9 maggio 1738”, ordinazione XVII, con cui si abolisce l’uso delle barbe lunghe: <<Atteso che l’uso di portare la barba cresciuta, che in certo genere di persone serve d’edificazione, riesce in altre d’indecenza e di scandalo, il che singolarmente si sperimenta in questo regno, in cui questo, in cui anticamente fu costume abbominevole, di alcuni dipartimenti, che per la barbarie di tal costume si guadagnarono la denominazione di barbagie, ed i suoi abitanti di barbaraccini, si osserva in oggi introdotto, in tutt’i dipartimenti, che avendolo forse nel suo principio adottato per una delle singolarità stravaganti del lutto solito farsi da’ villani in occasione del decesso de’ loro parenti (singolarità soltanto praticata dagli Ebrei in simili lutti), si è poscia cangiato in essere distintivo di banditi e fuoriusciti, che con simile fierezza di sembiante credono d’incutere maggiore terrore, ed essere meno conosciuti ne’ loro assalimenti nelle strade reali, o sieno pubbliche, e ne’ loro omicidii proditorii, e per vendetta; sendo rispetto a questi il lasciarsi crescere la barba un genere di voto superstizioso dal tempo, che premeditano tali omicidii, insichè giungono ad eseguirli, quantunque vi trascorrono anni prima di venirne all’esecuzione.
Finalmente hanno ritrovato in tal uso tanto vantaggio i malviventi, che molti, i quali non sono ancora giunti all’età di avere barba naturale, la portano falsa e posticcia nel tempo, in cui vanno a commettere i delitti.
Pertanto essendo cotanto proprio del nostro dovere il riformare un costume, che oltre d’essere per tutti i riguardi abbominevole in simil genere di persone, riesce anche occasione di scandali, ed è propizio a delinquenti meritevoli d’essere con ogni mezzo estirpati: per forma del presente pregone, ordiniamo e comandiamo che nell’avvenire nessuno possa nemmeno per motivo di lutto, nè per altro, portare la barba cresciuta più di un mese […]>>
Cagliari a’ 9 maggio 1738 RIVAROLO.
Fonti varie
