SA MATESSI DIE – 31 marzo 2015
Muore Albino Bernardini, il pedagogo e maestro che si era ribellato alle “bacchette”

Albino Bernardini nasce a Siniscola nel 1917.
Frequenta le elementari nel suo paese e poi si trasferisce a Chiavari (Genova).
Rientra in Sardegna e si iscrive all’Istituto magistrale di Nuoro. Dopo il diploma magistrale è chiamato alle armi e partecipa alla Seconda guerra mondiale, prima sul fronte occidentale, poi in Albania, Grecia e Iugoslavia.
Dopo il 1945, tornato in Sardegna, si dedica interamente alla scuola.
Negli anni ’50 stabilisce rapporti con il Movimento di Cooperazione Educativa, di cui è membro attivo e dove, tra gli altri, conosce il poeta-scrittore per bambini Gianni Rodari.
Autore del libro “Le Bacchette di Lula”, tradotto in 26 lingue, e diventato uno dei capisaldi della pedagogia italiana. Maestro Albino morto a ben 98 anni, aveva dedicato tutta la sua lunga vita allo studio della pedagogia.
Ne “Le bacchette di Lula” c’è la sua esperienza di maestro elementare nella Lula del dopoguerra.
Il suo insegnamento è stato quello di rompere metaforicamente le bacchette che al tempo venivano usate per picchiare e punire gli alunni, spiegando agli stessi e ai colleghi che queste non servivano per educare.
Aveva insistentemente invocato la presenza educante dei genitori a scuola e aveva vinto la sua battaglia. Insieme alle lotte ed alle riflessioni di altri (Rodari, don Milani, Lodi, Ciari, Dolci) nonché alle sperimentazioni del Movimento di Cooperazione Educativa, con Bernardini i giovani insegnanti tentarono così di realizzare “la nuova scuola” – aperta, laica, democratica e popolare – e di dare valore e concretezza al rispolverato “diritto allo studio”.
Dalla Sardegna sbarcherà poi in Italia, a Bagni di Tivoli, dove si sposa e ha tre figli.
Amava la sua Sardegna il maestro Albino e fino allo scorso anno trascorreva tutte le estati nella sua casa di La Caletta. Ormai limitato nei movimenti, il maestro aveva ancora un’intelligenza viva che gli consentiva di leggere e documentarsi e di scrivere il suo ultimo libro a 90 anni suonati “Tre ragazzi e un cane” (Kimerik).
Il personaggio. Bernardini è stato un precursore negli anni 50 della scuola moderna. L’ esperienza scolastica e quella umana per lui sono sempre stati un tutt’uno, grazie a quegli inizi a Lula dove capisce che le maestre autoritarie altro non fanno che allontanare i bambini dalla scuola.
Lui invece si prende cura di loro, coinvolge i genitori, ma soprattutto capisce con grande anticipo rispetto ai tempi, che la scuola non deve essere solo “insegnamento frontale”. Per il maestro era l’epoca della consapevolezza dei valori fondamentali della professione.
Nella sua vita non era ancora arrivata l’esperienza della borgata romana (dove ha firmato un altro classico dell’insegnamento in periferia “Un anno a Pietralata”), in cui la consapevolezza si traduce in tecnica didattica. Bernardini a Lula nel 1951, non ha concluso l’anno scolastico: per le maestre dalla bacchetta severa è imperdonabile la sua militanza nel Pci e il suo essere troppo poco autoritario.
Non è stata la sola cacciata che il maestro dovette subire, ce ne furono delle altre. Maestro Albino però non ha mai smesso di studiare e ha cercato di affermare sempre più, quella rivoluzione culturale che pone al centro dell’azione didattica il bambino.
La sua è quasi un’azione maieutica, che si manifesta cogliendo nell’intimo dei bambini le diverse intelligenze e portandole alla luce.
Discepolo del francese Freinet e dello svizzero Jean Piaget, Bernardini è stato l’inventore delle «favole senza finale».
Nel corso della sua professione rimane affascinato dal «collettivismo sociale» del russo Makarenko e lo mette in pratica.
Quando entra a far parte del Movimento di cooperazione educativa (Mec), conosce e instaura un sodalizio con Gianni Rodari.
Collabora con l’Unità, Paese Sera, l’Unione Sarda e La Nuova Sardegna.
Il suo “Un anno a Pietralata” diventa uno sceneggiato di Vittorio De Seta, dal titolo “Diario di un maestro” (attore protagonista un eccezionale Bruno Cirino) mandato in onda a puntate nel febbraio-marzo 1973.
Mediamente, dodici milioni di spettatori ogni domenica sera si posizionarono davanti alla televisione per vedere e capire «quel modo nuovo di fare scuola, ispirato alla pedagogia attiva che si rifaceva al grande pedagogista francese Celestine Freinet» e che Albino Bernardini aveva raccontato abilmente nel suo libro-diario.
È stato grazie a questo film che la gente ha cominciato ad avere consapevolezza che un’altra scuola era possibile perché un altro modo di insegnare era possibile.
Nel 2005 ha ricevuto la Laurea honoris causa presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria di Cagliari.
L’amministrazione comunale di Lula nel dicembre del 2007, lo ha insignito della cittadinanza onoraria e gli atti di quella giornata sono stati trasformati nel libro “I 90 anni di un maestro”, presentato dal sindaco Gavino Porcu.
Quasi un riscatto per l’insegnante cacciato dalla scuola di Lula nel lontano 1951.
Fonti:
SardiniaPost, Maria Giovanna Fossati
www.globalist.it
