SA MATESSI DIE – 2 maggio 1348
Nell’anno della peste nera i Doria imperversano sulla Sardegna

Il vicereggente catalano-aragonese Rimbaldo di Corbera, dal castello del Goceano (oggi noto anche come Castello di Burgos) il 2 maggio scrive al fratello Ughetto de Corbera, suo luogotenente a Sassari, di trasferirsi immediatamente nel villaggio di Terquiddu* appartenente a Mariano IV, re d’Arborea, e di portare con se i soldati regi e un drappello di corsi, perché i Doria continuavano a minacciare i propri possedimenti.
I Doria, qualche mese dopo, con tutta la casata riunita, batteranno i catalano-aragonesi, nella località di “s’aidu de su turdu” (il passo del tordo) tra Bonorva e Giave, e subito dopo stringeranno d’assedio la città di Sassari.
Nello stesso periodo il Governatore del Regno di Sardegna e Corsica, scrive a Rimbau de Corbera, disponendo che provvedesse ad assegnare a dei catalani i beni in feudo o in enfiteusi** che erano rientrati alla Curia Regia a causa del morbo “… propter pestilencialium infirmitates …” segno evidente che occorreva compensare i decessi con nuova linfa anche perché contemporaneamente era in atto la pericolosa rivolta dei Doria.
Il 5 novembre 1348 Pietro IV scrive un memorandum con istruzioni ai suoi ambasciatori presso la curia avignonese e tra i punti da mettere all’attenzione del pontefice Clemente VI ci sono proprio alcune circostanze riguardanti gli effetti della peste nel Regno di Sardegna. Il sovrano infatti afferma che “… per la gran mortaldat que es stada en Serdenya, es la isla quax despoblada … “ tanto da non poter essere difesa nonostante abbia inviato della gente appositamente per ripopolarla. Per porre rimedio alle “grans pestilencies e mortaldats que son stades en la terra” e per favorire il ripopolamento dell’isola, avanza quindi la richiesta al pontefice affinché conceda la dispensa a chi, di qualunque condizione sociale, intendesse sposarsi nonostante la consanguineità entro il terzo grado di parentela o affinità.
La dispensa inoltre era ovviamente anche per il sovrano in quanto intendeva risposarsi immediatamente con l’infanta Eleonora di Sicilia.
*Terquiddu o Therkillo, abitato scomparso, detto anche Cerchillo, appartenente ai Malaspina, questi lo vendettero agli Arborea nel 1308 e da allora costituì un centro ultragiudicale, condividendo le sorti del Giudicato stesso. Verosimilmente era ubicato presso il rio Trechido nell’attuale comune di Bonorva.
**Enfiteusi, un diritto reale potenzialmente perpetuo nel quale il proprietario cede ad altri il godimento di un bene immobile a fronte del pagamento di un canone annuo e dell’obbligo, da parte dell’enfiteuta di migliorare il fondo.
Fonti:
DISTOSA di F.C. Casula
La peste nera di Sergio Sailis
