SA MATESSI DIE – 1 maggio 1657
Sant’Efis, la festa della Sardegna

Il 1° maggio Cagliari e tutta la Sardegna festeggiano Efis
Un intenso momento di devozione, fede, cultura e tradizioni centenarie che si fondono in una processione tra le più lunghe d’Europa che non ha eguali.
La città di Cagliari viene attraversata da un corteo di 3500 persone in abiti tradizionali, in arrivo da ogni luogo della Sardegna, al loro seguito oltre duecento cavalieri, i Campidanesi, i Miliziani e la Guardiania.
Un’intera Isola si ferma per ripetere un rito lungo quasi quattro secoli: una processione maestosa di 65 chilometri, una delle più antiche e lunghe del mondo, che tocca l’animo di chiunque vi si trovi immerso, appassiona i sardi che la vivono da sempre e migliaia di turisti rapiti dall’atmosfera di passione. Portano via con loro fotogrammi inconfondibili e momenti indimenticabili.
Si narra che nel 1656 i cagliaritani pregarono sant’Efis affinché sconfiggesse la terribile ondata di peste, propagatasi nell’isola dal 1652 a causa di alcuni marinai catalani affetti dal morbo e approdati ad Alghero su un veliero mercantile.
L’epidemia contagiò tutta la Sardegna, in particolare Cagliari, nella quale morirono circa diecimila abitanti, con la popolazione cittadina quasi dimezzata.
Prima vittima cagliaritana fu l’arcivescovo don Bernardo De La Cabra. Nel frattempo Cagliari si stava trasformando in un enorme camposanto. Giovanni Spano vuole che a questo punto sant’Efis sia apparso al viceré conte di Lemos per richiedere, al fine di liberare la città dalla peste, il voto della processione del 1º maggio.
Proprio l’Amministrazione comunale cagliaritana nel 1656 fece un voto a sant’Efis: se fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero svolti una processione e dei festeggiamenti in suo onore, partendo dal quartiere di Stampace, fino ad arrivare a Nora, dove il santo era stato martirizzato.
A settembre, le abbondanti piogge fecero scomparire la peste, e dall’anno successivo (1657) fino a ora, il 1º maggio, si rispetta il voto fattogli anni prima.
Fu scelto proprio il mese di maggio poiché simbolo di rigenerazione della natura.
Ogni 1° di maggio, quindi, i fedeli accompagnano il Santo in questa tradizionale processione, ripercorrendo il tragitto che giunge dal carcere in cui venne imprigionato al luogo del martirio a Nora, per poi tornare alla sua Chiesa di Stampace il 4 maggio entro la mezzanotte.
Il Cammino, lungo oltre 60 km, inizia il primo maggio con la sfilata a Cagliari. Alle 12 in punto, dopo la messa, il cocchio dorato trainato dai buoi inizia il suo percorso che lo accompagnerà sino alla chiesetta di Nora, luogo del martirio.
Tantissimi fedeli accompagnano il corteo al suono delle launeddas, arrivano da tutta la Sardegna per prendere parte al Cammino. Seguono le traccas (carri ornati trainati dai buoi) i cavalieri, i miliziani, i gruppi in rappresentanza di ogni paese e città vestiti con il proprio abito tradizionale e la Guardiania. Quando la processione passa davanti al Municipio viene steso un tappeto di petali di rose, sa ramadura.
Dal porto si sentono i suoni delle navi che salutano così il santo.
Lasciato il municipio, seguito da migliaia di persone, il Santo lascia la città e si avvia verso Nora.
La processione si fa più intima, religiosa e mostra il volto più tradizionale della festa. Durante il Cammino sono molto le soste dove ad attendere il santo ci sono tante persone che lo accolgono cantando i “goccius” della tradizione. Una volta arrivato a Nora il simulacro viene esposto nella chiesa romanica sulla spiaggia, dedicata proprio al santo.
Il 3 maggio le cerimonie religiose si svolgono a Nora. La sera il Santo viene trasportato in processione lungo la spiaggia di Nora a rivisitare i luoghi del suo martirio
Il 4 maggio il cocchio con il simulacro del Santo riprende la strada del rientro verso Cagliari, ripercorrendo a ritroso le stesse tappe del viaggio d’andata.
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Storia del santo
Efisio, Efis in lingua sarda nato ad Elia (attuale Turchia) nel, 250 d. C. muore a Nora, 15 gennaio 303, fu ufficiale dell’esercito romano.
Secondo la tradizione, si convertì in seguito alla visione di una croce splendente nel cielo (che successivamente si impresse nel palmo della mano) e sentendo la voce di Cristo che lo rimproverava per la sua missione sanguinaria.
Di stanza in Sardegna, mentre i suoi soldati combattevano i barbari, divenne difensore del cristianesimo, disobbedendo a Diocleziano. L’imperatore ne comandò il martirio nel 303 d.C. Prima di essere giustiziato, come estremo atto di fede, promise di proteggere per sempre Cagliari e i suoi cittadini.
Fonti
Sardegna Turismo
Sardegna in festa
