SA MATESSI DIE – 5 Febbraio 1929
Nasce Tiberio Murgia, attore iconico e di successo che “inventò” i siciliani
Tiberio Murgia, nella vita e nel cinema, ha sempre fatto l’attore, il ruolo nell’esistenza è stato lo stesso ruolo interpretato nella finzione, con una sola differenza: per tutta la vita Murgia ha dato voce allo stereotipo del siciliano, ma in realtà era sardissimo.
Un personaggio dalle mille sfaccettature, pazzo per le donne e padre gelosissimo, persona umile, maschera e comico in grado di far ridere con la sola presenza scenica. La natura lo ha aiutato: la tipica posizione del suo viso, quello sguardo dal basso verso l’alto, era dovuta ad un’anomalia nella chiusura delle palpebre. Anomalia correggibile con un intervento chirurgico che, però, Murgia non volle fare. E la cosa gli portò fortuna.
Il grande regista Mario Monicelli lo scoprì nella trattoria in cui andava sempre a mangiare (dove Tiberio lavorava come lavapiatti) e lo inserì in quel cast di mostri sacri de “I Soliti Ignoti”, una delle commedie più note e divertenti del cinema italiano.

Murgia aveva solo ventotto anni e fino a quel momento aveva lavorato semplicemente come manovale o sguattero.
Tiberio Murgia nasce ad Oristano da una famiglia piuttosto umile e povera, perciò inizia a lavorare fin da giovanissimo come manovale.
A venti anni è venditore ambulante del quotidiano l’Unità, l’organo di stampa del Partito Comunista Italiano. I dirigenti della locale sezione del partito intravedono in lui particolari doti politiche e lo inviano alla Scuola delle Frattocchie (l’Istituto di studi comunisti meglio conosciuto come Scuola delle Frattocchie, è stata la scuola centrale del Partito comunista italiano, e si trovava appunto nella cittadina Frattocchie.
Al suo rientro, sei mesi dopo, diviene segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e si sposa.
Dopo qualche tempo, però inizia ad intrattenere una relazione con una compagna di partito, a seguito della quale, per lo scandalo destato, viene espulso dal PCI.
Murgia emigra quindi in Belgio, a Marcinelle, il grande centro carbonifero che vede impiegati come minatori diverse migliaia di lavoratori sardi e italiani.
Anche lì stabilisce una relazione sentimentale con la moglie di un collega belga, scampando rocambolescamente alla morte la notte fatale del disastro di Marcinelle, nella quale un’esplosione di gas uccide tutti i minatori del suo turno, compreso il marito della signora.
Murgia infatti si era finto malato per potersi intrattenere con la donna. Questa storia, ritenuta probabilmente falsa, fu pubblicata la prima volta nel 1959 sul settimanale Gente, in un ampio servizio a firma del noto romanziere e giornalista Renato Barneschi dedicato a Murgia, dal titolo Ferribotte ha trovato l’amore sul continente.
Tiberio ritorna ad Oristano, ma è costretto ad emigrare a Roma per sfuggire all’ira dei familiari di un’altra giovane donna, che egli corteggia nonostante sia già sposata. Qui inizia a lavorare come lavapiatti in una trattoria del centro (Il re degli amici) fin quando viene notato da un assistente del regista Mario Monicelli, che lo invita in studio per un provino.
Il regista gli affida il ruolo di Ferribotte (storpiatura di ferry boat, il traghetto che unisce la Sicilia al continente), il gelosissimo e possessivo immigrato siciliano, nella banda di inesperti e pasticcioni malavitosi romani che, nel capolavoro della commedia all’italiana del 1958, I soliti ignoti, tenta di scassinare senza successo la cassaforte del Monte dei Pegni.
Pur essendo sardo, Murgia rimarrà fedele al personaggio e allo stereotipo caricaturale del siciliano per gran parte delle sue apparizioni cinematografiche che si articoleranno, con una certa regolarità, per tutti i 40 anni successivi, attraversando i principali generi popolari del nostro cinema recente, e, proprio in quanto sardo, viene doppiato con cadenza sicula da attori quali Renato Cominetti, Ignazio Balsamo, Michele Gammino e Turi Ferro.
Il grande pubblico lo ricorderà certamente per la sua mimica facciale, gli occhi spesso socchiusi e le sopracciglia perennemente arcuate e folte, il capo leggermente rivolto all’indietro nella rappresentazione satirica di un siciliano diffidente e ostinato.
Lo stesso stereotipo sarà anche sfruttato in pubblicità: Tiberio Murgia infatti sarà per molti anni testimonial del caffè Lavazza nei caroselli televisivi. Sempre nei panni di Ferribotte prende parte al séguito de I soliti ignoti (Audace colpo dei soliti ignoti) diretto da Nanni Loy nel 1959 e, sempre al fianco di Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, conclude la saga nel 1987 con il film di Amanzio Todini, I soliti ignoti vent’anni dopo.
Sempre per la regia di Mario Monicelli prende parte, nel ruolo secondario del soldato Nicotra, ne La grande guerra del 1959 e, al fianco di Monica Vitti, ne La ragazza con la pistola del 1968.
Gli anni Sessanta lo vedono partecipare, sempre in ruoli di comprimario, in molte produzioni a carattere parodistico e alle commedie leggere tipiche del cinema italiano di quel periodo.
Per la regia di Sergio Corbucci è al fianco di Totò ne Il giorno più corto del 1962 mentre nel 1961 aveva recitato a fianco di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel film L’onorata società. Nel 1966, per la regia di Vittorio De Sica, veste i panni di un investigatore in Caccia alla volpe mentre nei primi anni settanta compare in diverse produzioni appartenenti al genere decamerotico, sotto la regía di Mariano Laurenti.
Tiberio Murgia è attivo anche per gran parte degli anni Ottanta e compare in diverse delle commedie interpretate da Adriano Celentano per la direzione di Castellano e Pipolo, nonché in diversi film diretti da Nando Cicero.
Nel 2001, al fianco di Nino Manfredi, Murgia interpreta un ruolo secondario nel film di Diego Febbraro Una milanese a Roma e prende inoltre parte alla commedia di Vincenzo Terracciano Ribelli per caso, assieme ad Antonio Catania. Nel 2008 interpreta una piccola parte nel film Chi nasce tondo… di Alessandro Valori, al fianco di Valerio Mastandrea.
Alla fine del 2004 l’attore dà alle stampe la propria autobiografia “Il solito ignoto”, scritta con la collaborazione del giornalista Sergio Sciarra. L’uscita del libro lo riconduce alla ribalta grazie all’attenzione dei mass media e di alcuni critici cinematografici, da Tullio Kezich a Tatti Sanguineti a Roberto Silvestri.
La sortita editoriale culmina nel 2006 con l’adozione dell’autobiografia come libro di testo all’Università La Sapienza di Roma, nel corso di storia del cinema italiano tenuto dal professor Orio Caldiron.
Malato da tempo di Alzheimer, Murgia è morto in una casa di cura per anziani a Tolfa il 20 agosto 2010, ultimo sopravvissuto tra i protagonisti maschili de I soliti ignoti.
I funerali furono celebrati il 23 agosto, presso la Basilica di San Lorenzo al Cimitero del Verano, dov’è sepolto.
Nel 2012 è stato realizzato il documentario L’insolito ignoto – Vita acrobatica di Tiberio Murgia, a cura di Sergio Naitza, che ripercorre la vita dell’attore e raccoglie un’intervista inedita a poche settimane dalla morte.
Fonti varie
