CARRASEGARE
Oggi facciamo tappa ad Orotelli e parleremo delle sue maschere tradizionali: Sos Thurpos.



Il loro nome significa “i ciechi”.
La maschera viene riscoperta con attenti studi da parte di associazioni locali ed è caratterizzata da figuranti uomini, che interpretano i buoi e i loro padroni.
Hanno tutti il volto tinto di nero, col carbone o col sughero bruciato e indossano “su gabbanu” il pastrano di orbace.
Alcuni sono legati con “sa soca”, il tipico laccio di cuoio.
Il rito è incentrato su un corteo, caotico e coinvolgente.
Sos Thurpos si muovono in terzetti e inscenano diverse azioni.
In un gruppo c’è su Thurpu pastore che infligge colpi alla cieca con il pungolo per governare i testardi Thurpos boes, legati alla fune.
In un altro gruppo su Thurpu massà iu (contadino) ne tiene aggiogati altri due che trainano un aratro lungo la via.
Seguono alcuni Thurpos seminatori che spargono crusca lungo il cammino. Ci sono poi sos Thurpos maniscalchi che ferrano su Thurpu boe. Muggendo e sbandando improvvisamente, a causa della loro cecità , sos Thurpos investono il pubblico, che entra così a far parte del gioco. Tentano di catturare una persona con sas sogas (le funi).
L’azione termina con sa tenta (la cattura): il prigioniero dovrà offrire da bere se vuole essere liberato.
I più anziani raccontano la presenza di “s’eritaju” il riccio, personaggio che insegue le donne, le cattura e le abbraccia per pungerle il seno e far uscire il latte, probabilmente per adempiere ad un rito di fertilità .
Veste un saio bianco con cappuccio e porta una collana di tappi di sughero, irti di aculei di riccio.
Foto di @lilo72ph @Silvio Casula
