SA MATESSI DIE – 29 giugno 452 d. C.
L’imperatore Valentiniano III è costretto a rinunciare ai suini sardi

Con la presenza romana in Sardegna la richiesta di maiali diviene ancor più forte. La predilezione dei romani per la carne di maiale, soprattutto quelli di grossa taglia, è risaputa e la sua relazione con il maiale sardo verrà abbondantemente sottolineata dai viaggiatori che fra Settecento e Ottocento visiteranno la Sardegna.
Durante l’impero la Sardegna sarà dunque uno dei luoghi di più grande esportazione di carne suina. La dipendenza di Roma dalla carne di maiale importata dalla Sardegna diverrà talmente forte che nel momento dell’invasione vandalica, il 29 giugno del 452 l’imperatore Valentiniano III prendeva atto degli incombenti rischi per la navigazione, che limitavano il trasferimento dalla Sardegna di carne suina, perciò pretese il pagamento in denaro dell’imposta dovuta, in sostituzione della carne di maiale che veniva esportata dall’Isola come tributo.
Inoltre essendo incerte, se non del tutto compromesse, le comunicazioni fra Sardegna e Roma, sorgeranno animate disquisizioni – prontamente registrate dalle fonti classiche – sull’esigenza di compensare l’approvvigionamento di maiali sardi trovando nuovi luoghi di rifornimento.
Uno dei motivi di tanta predilezione sta certamente nell’abbondanza di maiali sull’isola. In Sardegna si è lungamente ripetuto, certamente compiacendosene, che l’isola fosse il “granaio di Roma”.
Bene, è molto più probabile che ne sia stata la “porcilaia”.
Il che significherebbe una primigenia condizione di monocoltura indotta, molti anni prima della chimica di base.
Dopo essere stata ripetutamente attaccata, attorno al 458 l’isola fu infine occupata dai Vandali e restò all’interno del regnum Vandalorum con capitale Cartagine, per poco meno di un secolo, con una breve interruzione tra il 468 ed il 476.
In questo periodo i rapporti tra l’Africa e la Sardegna dovettero intensificarsi: a parte le deportazioni di Mauri e di vescovi africani nell’isola, si deve ricordare la partecipazione di cinque vescovi sardi al concilio di Cartagine del 484.
Fonti:
Franciscu Sedda, “Su porceddu, storia di un piatto, racconto di un popolo”
Rubrica a cura di Ornella Demuru
