SA MATESSI DIE – 26 maggio 1671
Gli assassini del viceré spagnolo Camarassa vengono decapitati e le teste mozzate vengono esposte sulla Torre dell’Elefante

Don Giacomo Alivesi, che nella sua vita si era già macchiato di molteplici misfatti, accettava il vile incarico di perseguitare e consegnare alla giustizia spagnola i complici dell’assassinio del viceré di Sardegna, il Marchese di Camarassa (avvenuto tre anni prima il 21 luglio 1668).
Recatosi a Roma, e trovato il modo per avvicinare Don Francesco Cao che là si era rifugiato, fingendosi anch’egli fuggitivo, impiegò ogni stratagemma pur di entrare in confidenza con lo stesso Cao.
Ottenuto il suo scopo, Cao e Alivesi si recarono in Corsica, dove li raggiunse anche Don Jacopo Artaldo di Castelvì Marchese di Cea, col suo servitore Lucifero Cangedda, don Francesco Portoghese, e Don Silvestro Aymerich.
Il falso amico, che si manteneva in segreta corrispondenza col viceré, informandolo minutamente della situazione, con grande astuzia induceva i quattro congiurati a recarsi sull’Isola rossa, di fronte di quella che allora si chiamava Castello Aragonese (attuale Castelsardo).
Attorno a quello scoglio, nascoste e pronte a intervenire ad un cenno dell’Alivesi, stavano alcune barche con una squadriglia, comandata da don Gavino Delitala.
Si avvicinava la notte, il gruppo dei congiurati, cenava allegramente presso una capanna, e parlavano del terrore che avrebbe provato il viceré vedendoli a capo di tanti armati.
Verso la mezzanotte fra il 25 e il 26 maggio, tutti dormivano, meno il traditore Alivesi. Ad un suo cenno il Delitala faceva accostare le barche, in men che non si dica l’isola Rossa fu invasa dalle truppe del viceré, l’ordine era quello di catturare vivo il Marchese di Cea.
Così fu fatto ed egli fu legato dallo stesso Alivesi con l’aiuto di altri sicari. Agli altri tre, il Cao, il Portoghese, e l’Aymerich toccò ben altra sorte: dopo averli feriti al cuore, i sicari mozzarono loro il capo.
Ciò fatto le teste dei tre furono infilzate su delle picche e precedute da questo orribile trofeo, la schiera, capitanata dall’Alivesi, si pose trionfalmente in marcia, conducendo legato e a piedi, il vecchio Marchese di Cea.
La sera di quello stesso 26 maggio, la colonna, giungeva a Sassari dove l’indomani fu eretto un apposito palco: qui fu esposto al pubblico ludibrio l’infelice Marchese di Cea in mezzo alle tre picche che sostenevano le tre teste sanguinanti.
I pubblici banditori gridavano, di tanto in tanto, con quanto fiato avevano in corpo, i nomi degli infelici, il loro delitto e la loro pena.
Il popolo presente fremeva d’indignazione provando compassione per la sorte del povero tradito e maledicendo il traditore Alivesi.
Fonti:
Meloni Satta, Effemeride sarda
