SA MATESSI DIE – 31 Gennaio 1948

Fra paure di secessione e minacce di dimissioni l’Assemblea costituente approva lo Statuto speciale della Sardegna
Alle ore 22 del 31 gennaio l’Assemblea costituente approva lo Statuto speciale della Sardegna che verrà promulgato il 26 febbraio come Legge costituzionale n°3.
Le sedute dell’Assemblea iniziarono due anni prima, a partire dal 25 giugno 1946 e terminarono appunto il 31 gennaio 1948.
La discussione iniziata il 28 di gennaio, è durata solo 3 giorni, nel corso dei quali Luigi Einaudi, vice-presidente del Consiglio e ministro del Bilancio ha minacciato le dimissioni per protesta contro il titolo V dello Statuto sull’autonomia finanziaria della Sardegna, che al vecchio liberale sembra una minaccia contro l’unità d’Italia.
Quando lo Statuto viene approvato mancano meno di due ore al momento in cui la Costituente, prorogata sino al 31 gennaio solo per discutere gli statuti delle regioni ad autonomia speciale e le norme per l’elezione del Senato, si deve sciogliere. Alla votazione finale i presenti sono 363, votanti 361. Lo Statuto viene approvato con 281 voti favorevoli e 80 contrari.
Alcuni dei protagonisti sardi della vicenda, dopo l’approvazione, piangeranno lacrime di coccodrillo dicendo che quello non era lo Statuto che avevano sognato.
Si trattava delle stesse persone che per vent’anni, davanti alle aspirazioni di libertà dei sardi, avevano sostenuto che la Sardegna era una nazione atavicamente fallita, priva di storia e civiltà , e che il suo destino politico ed economico non poteva che essere italiano.
Lo statuto d’autonomia non poteva in altri termini essere molto diverso da quello che fu. Privo di qualunque slancio, privo di riferimenti alla storia, alla cultura e alla lingua del popolo sardo. Privo praticamente dello stesso riferimento al popolo sardo, inserito in un articolo marginale senza alcuna enfasi e valore.
Insomma, una completa resa all’idea di non avere nessun titolo per esercitare una propria sovranità . Per questo l’autonomia e l’autonomismo, diversamente che da altre nazioni storiche in Europa, non furono il preludio di un cammino di autodeterminazione ma uno strumento di subordinazione e integrazione che ancora oggi fa sentire il suo peso sulle aspirazioni alla libertà , alla giustizia e alla prosperità dei sardi.
Fonti varie
Rubrica a cura di Ornella Demuru
