SA MATESSI DIE – 16 Marzo 1626
Sardegna in allarme: il viceré Pimentel prepara la difesa contro un possibile attacco inglese

Nel 1625, le acque del Mediterraneo erano inquiete. La Spagna, potenza dominante del tempo, si trovava a fronteggiare la minaccia inglese, e l’eco delle battaglie giungeva fino alle coste sarde. Il re Filippo IV, detto il Grande (1621-1665), non voleva farsi trovare impreparato: sapeva che la guerra con l’Inghilterra avrebbe potuto coinvolgere anche i suoi possedimenti insulari.
Così, un ordine chiaro e perentorio partì da Madrid: il viceré di Sardegna Don Geronimo Pimentel, marchese di Baiona, doveva mettere in stato di massima allerta le milizie locali, schierandole lungo i litorali e nei centri abitati. Il timore era che, dopo il fallimento della spedizione inglese a Cadice nell’ottobre dello stesso anno, gli inglesi potessero tentare una rivincita proprio sull’isola.
Ma, per fortuna della Sardegna, quell’attacco non avvenne mai.
Il disastro inglese a Cadice: un fallimento annunciato
L’allarme lanciato da Filippo IV aveva un fondamento solido. L’Inghilterra, con il giovane re Carlo I, aveva appena dichiarato guerra alla Spagna, e il potente duca di Buckingham si era incaricato di organizzare una grande spedizione navale per colpire i territori iberici. L’obiettivo era duplice: intercettare il tesoro delle navi spagnole provenienti dalle Americhe e devastare le città spagnole, indebolendo l’economia del nemico e i suoi rifornimenti verso il Palatinato.
Ma ciò che doveva essere una campagna trionfale si trasformò in un disastro epocale.
Dopo un lungo viaggio, la flotta inglese riuscì ad approdare sulle coste di Cadice, ma le difficoltà iniziarono immediatamente. Le truppe inglesi, affaticate e provate dalla navigazione, sbarcarono senza viveri né acqua potabile. Il comandante Sir Edward Cecil, nel tentativo di porre rimedio alla situazione, ordinò la requisizione delle riserve di vino delle abitazioni locali.
La conseguenza fu un’ubriachezza collettiva senza precedenti. Le truppe inglesi, ormai incapaci di combattere, si abbandonarono al caos, mentre pochi uomini restavano sobri a osservare l’imminente disastro. Quando l’esercito spagnolo arrivò per respingere l’invasione, trovò oltre 1.000 soldati inglesi completamente sbronzi e li passò tutti a fil di spada, senza che fosse sparato un solo colpo.
Resosi conto del fallimento totale, Cecil non poté fare altro che ordinare la ritirata. Le navi superstiti – ormai in pessime condizioni – si rimisero in mare per un difficile ritorno in patria.
L’allerta in Sardegna e il ruolo del viceré Pimentel
Se Cadice si era rivelata una disfatta umiliante per l’Inghilterra, il timore che gli inglesi cercassero di colpire altrove rimaneva. La Spagna temeva una nuova offensiva nei suoi regni mediterranei e la Sardegna, punto strategico tra la penisola iberica e la penisola italiana, poteva diventare un bersaglio perfetto.
Fu così che Don Geronimo Pimentel ricevette l’ordine di preparare la difesa dell’isola. Il viceré, consapevole dell’importanza della sua missione, si attivò immediatamente per mettere in sicurezza il territorio, fortificare le città e mobilitare le milizie sarde. La Sardegna, però, non venne mai attaccata.
Gli inglesi, ormai provati dalla sconfitta e dalle difficoltà economiche, non tentarono mai quell’offensiva che la Spagna tanto temeva. Ma l’episodio rimane una testimonianza di quanto il Mediterraneo del XVII secolo fosse un mare in continuo fermento, dove ogni porto, ogni città e ogni isola poteva diventare, da un momento all’altro, il teatro di uno scontro tra le grandi potenze dell’epoca.
Fonti varie


