SA MATESSI DIE – 19 Febbraio 1986

Miniera di Montevecchio: perduti 5.000 posti di lavoro
Il compendio minerario di Montevecchio ĆØ formato da diversi cantieri di estrazione e lavorazione dei minerali, di un centro abitato chiamato Gennas Serapis, sede dei principali servizi e delle sedi della dirigenza, e di alcuni villaggi operai.
L’attivitĆ estrattiva sfruttava l’omonimo filone Montevecchio: ricco di blenda e galena, minerali da cui si ricavano rispettivamente lo zinco e il piombo, ĆØ lungo circa dodici chilometri.
Sullo stesso filone insiste si trova anche il compendio minerario di Ingurtosu. Dello stesso compendio faceva parte anche la miniera di Salaponi a Gonnosfanadiga.
Gli anni dello splendore.
Il massimo splendore della miniera si raggiunse a cavallo del secondo conflitto mondiale.
Nel 1939 la societĆ assunse il nome di Montevecchio SIPZ, societĆ italiana del piombo e dello zinco, nello stesso anno si ebbe la massima produzione di minerale.
Nel Dopoguerra le attività ripresero con vigore. Nel 1948 si celebrò anche il centenario della nascita della miniera. Furono sviluppate molte opere, sia nel settore propriamente estrattivo sia nelle opere civili di complemento, come la diga intitolata a Guido Donegani.
In questi anni si ebbero grandi produzioni, così la società arrivò a diventare la maggior produttrice italiana di piombo e zinco. Questo periodo durò fino agli anni sessanta. Nel 1962 la società venne incorporata dalla Monteponi per dar vita alla Monteponi e Montevecchio.
Gli ultimi anni
Nel 1965 alla società venne accorpata la miniera di Ingurtosu, che la Pertusola aveva abbandonato perché priva ormai di ogni risorsa. Nel 1966 la fusione fra la Montecatini e la Edison portò alla cessazione della gestione Montecatini, cui subentrava la Montedison, meno interessata alle attività minerarie.
Nel 1971 la miniera fu assorbita da un nuovo organismo: la Sogersa (societĆ statale e regionale di gestione delle risorse minerarie sarde), cioĆØ dall’EGAM e dall’Ente Minerario Sardo. La produzione era ridotta, il giacimento ormai non aveva più molte risorse economicamente sfruttabili e si teneva l’occupazione.
Nel 1976 l’EGAM fu messo in liquidazione e la Sogersa fu assorbita dall’ENI, attraverso la SAMIM: si prospettava ormai la chiusura, infatti nel 1980 venne messo in Cassa integrazione guadagni il personale.
Nel 1984, grazie a dei fondi regionali e statali, ripartirono alcune coltivazioni.
Nel 1986, a seguito della volontĆ dell’ENI di separare la metallurgia dalle miniere, queste confluirono nella SIM – SocietĆ Italiana Miniere: la situazione rimase invariata, con crescente preoccupazione per la salvaguardia dei posti di lavoro.
Le proteste ebbero il culmine con l’occupazione nel 1991 del Pozzo Amsicora, durata 27 giorni e che, con l’accordo del 17 maggio, porterĆ alla definitiva chiusura della miniera di Montevecchio.
La miniera di Montevecchio, dopo anni di restauri (grazie ai quali ha vinto il Premio Eden 2011) e l’inserimento tra gli otto siti facenti parte del Parco Geominerario della Sardegna, ĆØ totalmente fruibile e visitabile. Sono disponibili 4 diversi percorsi di visita che testimoniano l’attivitĆ estrattiva svolta dal 1848 fino al 1991, a partire dal lussuoso palazzo della direzione, sino ai cantieri di levante, dove si trovano le umili abitazioni dei minatori, le officine, le fonderie, i depositi minerari e il suggestivo cantiere di Piccalinna.
Fonti varie
Rubrica a cura di Ornella Demuru
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