SA MATESSI DIE – 15 Gennaio 303 d.C

Sant’Efisio viene decapitato a Nora
Efisio, Efis in lingua sarda, nato ad Elia nel 250 d. C. (presso Antiochia, attuale Turchia) e morto a Nora il15 gennaio 303 d. C. è stato un martire cristiano sotto Diocleziano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il suo culto è diffuso in tutta la Sardegna ma si celebra con grandi onori a Cagliari il 1 maggio.
La festa cade il 1º Maggio, quando si svolge la solenne processione detta “il calendimaggio cagliaritano”. Si festeggia in questa data perché durante l’epidemia di peste, sempre nel 1656 i consiglieri cagliaritani legarono la città al Voto perpetuo di celebrare annualmente Sant’Efisio per ringraziarlo della salute ritrovata e fu scelto il mese di maggio proprio perché simbolo di rigenerazione della natura.
La popolarità di questo santo, soprattutto in Sardegna e a Cagliari in particolare, dovuta al racconto del suo martirio scritto da un certo prete Mauro, che asserisce di essere stato tra i testimoni della gloriosa morte di S. Efisio “a principio usque ad finem”, cioè dall’inizio dei terribili supplizi, ai quali il martire fu sottoposto, fino alla conclusione del cruento dramma. Gli studiosi non ne sono per nulla convinti e ritengono l’autore di questa Passio, scritta dopo la liberazione della Sardegna dai Saraceni, un insigne falsario.
E’ difficile infatti dargli credito là dove afferma di aver fatto il racconto del martirio di Efisio su preghiera di questi, perché la sua morte per Cristo fosse di esempio ai posteri. La scarsa originalità del suo racconto ha fatto pensare al plagio degli Atti del martirio di S. Procopio, martire palestinese. Il Martirologio Romano pone il martirio di S. Efisio a Cagliari, il 15 gennaio, durante la persecuzione scatenata dall’imperatore Diocleziano.
Pochi sono gli episodi originali e presumibilmente autentici narrati dal maldestro biografo di S. Efisio. Ciononostante questo testo ha avuto una straordinaria popolarità e ha fornito lo spunto a raffigurazioni pittoriche degne di ammirazione, come gli affreschi di Spinello Aretino, che in sette mesi, a partire dal settembre del 1391, dipinse nel Camposanto di Pisa l’intero ciclo della vita del martire cagliaritano.
Il Lanzoni, nel suo commento al Martirologio Romano, dice: “Al tempo delle invasioni barbariche le reliquie del santo sarebbero state rimosse da una chiesuola, che esiste ancora presso Capo Pula, non lungi dall’antica Nora, e trasportate dentro Cagliari per maggiore sicurezza. In verità quella chiesa ha restituito due iscrizioni cristiane antiche, quantunque non datate. Ma nulla si conosce del martire, fuori della sua passione.
L’Imperatore inviò nell’isola il giudice Jiulico, poi sostituito da Flaviano, per indurre il traditore Efisio ad abiurare il Cristianesimo, ma a nulla valsero le terribili sevizie alle quali fu sottoposto nel carcere cagliaritano di Stampace.
Nella prima scena è raffigurato un atto di convincimento del giudice per riportare Sant’Efisio alla venerazione degli idoli ma, rifiutatosi per l’ennesima volta, viene sottoposto a molteplici torture, una delle quali raffigurata nella scena centrale: Efisio viene messo all’interno di una fornace e dato alle fiamme ma queste non lo intaccano e ne uscì illeso. Nell’ultima scena abbiamo raffigurata la decapitazione del Santo a Nora
Nella foto incisione di Carlo Lasinio del 1828 e del figlio Giampaolo del 1832 che rappresentano gli affreschi dello Spinello Aretino nel cimitero monumentale di Pisa prima del deterioramento.
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