SA MATESSI DIE – 14 maggio 1899
Notte di San Bartolomeo: vengono arrestati 1.000 sardi

Tra la notte del 14 e il 15 maggio 1899 a Nuoro, in Barbagia e nel Goceano, le forze di polizia e i soldati di un intero reggimento di fanteria dell’esercito italiano, fatto giungere apposta in Sardegna, arrestano circa 1000 persone.
Soldati, carabinieri e agenti di polizia sotto il diretto controllo del capitano Petella, che divide i suoi sottoposti in sette gruppi, dislocandoli in punti cruciali per l’operazione d’attacco.
Gli agenti dello Stato prima dell’alba invasero le strade e circondarono ogni abitato con il preciso intento di arrestare tutti coloro che fossero sospettati d’intrattenere rapporti di supporto o collaborazione con i latitanti.
La rettata ricordata come la Notte di San Bartolomeo (in ricordo del massacro degli Ugonotti nella Parigi del 1572) segna la svolta epocale in merito al decadere del banditismo sardo come fenomeno sociale.
La tesi, elaborata dal governo italiano Pelloux e messa in opera dal giovane prefetto di Sassari Giovanni Nepomuceno Cassis (sarà qualche decennio più tardi ministro della Marina) è che i latitanti si arrenderanno se si farà “tabula rasa” intorno a loro privandoli di tutti i possibili favoreggiatori.
Vengono arrestate donne, bambini e anziani senza distinzione alcuna, al fine di sopraffare chi si era dato alla macchia per anni.
In alcuni comuni vengono arrestati – oltre tutti i parenti dei latitanti – anche il sindaco, i consiglieri comunali, il segretario comunale, il medico condotto, in alcuni anche il parroco.
Incatenati vengono trasportati nelle carceri di Sassari e di Cagliari, dove arriveranno fra due ali di folla commossa e stupita.
L’istruttoria smonterà in gran parte l’operazione.
I rinviati a giudizio saranno in tutto circa 300, i condannati 40: una delle condanne più dure toccherà a “sa reina” la sorella dei fratelli nuoresi, noti latitanti Serra-Sanna.
Il capitano Petella dei carabinieri di Nuoro, in una trattoria di Oliena, discute sul fenomeno del banditismo barbaricino, con il tenente Giulio Bechi, inviato in Sardegna per partecipare alla «caccia grossa» come in maniera infelice ebbe a chiamarla il giovane militare. Avendo vocazione per la scrittura questi pubblicherà il noto romanzo dal titolo inequivocabile “Caccia Grossa”, un preciso reportage, che l’uso del dialogo rende più diretto ed efficace, che ha il merito di rendere bene la condizione di una Sardegna che si affacciava al Novecento con centinaia di latitanti sparsi per le montagne, e quale fosse l’impatto emotivo e psicologico di un soldato, che giunge dall’Italia non ancora trentenne, a farvi la guerra.
Fonti:
M. Brigaglia, Cronologia della Sardegna
