REFERENDUM D’AUTODETERMINAZIONE: LA CORTE EUROPEA DÀ RAGIONE ALLE MINORANZE NAZIONALI
I paesi con bassi livelli di democrazia continuano ad avere difficoltà nei confronti dell’Europa. Uno di questi è l’Italia che nasconde le sue pochezze additando l’Europa come causa di tutti i mali, come nell’ultima campagna d’odio relativa alla farina di insetti.

Un altro è la Spagna che non comprende (o fa finta di non comprendere) il quadro giuridico in costante evoluzione nel quale le costituzioni degli stati membri sono inseriti.
L’Europa è una comunità giuridica che attraverso la sua Corte di Giustizia – CGUE – sentenzia in materia pregiudiziale a seguito delle richieste che le vengono presentate dai vari organi giudiziari dei diversi Paesi. Così facendo la CGUE chiarisce e produce giurisprudenza ai fini di generare un quadro normativo valido per tutta la comunità, stabilendo norme democratiche minime e comuni per i 27 stati membri dell’Unione.
Come ha scritto Gonzalo Boye, l’avvocato che difende il presidente catalano Puigdemont e che guida il lavoro che l’indipendentismo catalano sta portando avanti rispetto alla normativa europea: “Si tratterebbe, dunque, attraverso la corretta interpretazione della legge, di stabilire un modo di operare degli Stati comune a tutti i Paesi affinché tutti raggiungano livelli che garantiscano minimi standard comuni che assicurino il godimento dei diritti e delle libertà promulgate nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea”.
Il caso che qui ci interessa è quello che esaminava le 7 richieste che il giudice della Corte Suprema spagnola Pablo Llarena ha posto sulla posizione di rifiuto del Belgio all’ordine di estradizione del ministro catalano in esilio Lluís Puig.
La sentenza del 31 gennaio scorso della Corte europea è stata netta e pesante per la Spagna e ha generato un gigantesco balzo in avanti nella giurisprudenza europea, introducendo un nuovo soggetto di diritto: quello che è stato definito “gruppo di persone oggettivamente individuabile”, ovvero una minoranza nei confronti della quale uno stato riconosciuto come democratico ha atteggiamenti non democratici, proprio in virtù della loro appartenenza ad una minoranza specifica.
Questo nuovo concetto che la corte introduce nella storica sentenza risolve uno dei problemi maggiori verificatisi regolarmente tra gli stati della comunità: l’ingerenza.
Dopo il terribile silenzio europeo che accompagnava la violenza scagliata contro gli elettori catalani durante il referendum del 1° ottobre 2017, che evidenziava tutta la difficoltà ad intromettersi nelle “questioni interne” ad un partner europeo, la definizione di “gruppo di persone oggettivamente individuabile” risolve la materia della fiducia tra partner, ipotizzando il caso di uno stato di diritto che apparentemente funziona correttamente ma che, su un gruppo specifico di persone, presenta una disfunzione manifesta, come rilevato dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie da parte della Spagna e acquisito dal Belgio con le motivazioni del rifiuto.
Il nuovo soggetto giuridico apre un mondo sterminato per il diritto all’autodeterminazione delle nazioni senza stato e ribalta totalmente le parti, costringendo lo stato inadempiente a motivare domani, ad esempio, la negazione della celebrazione di un referendum.
I parametri interpretativi del diritto dell’Unione stabiliti dalla Corte di giustizia nella sua sentenza vanno ben oltre ciò che riguarda gli esuli catalani, anche se trattava la circostanza specifica degli ordini di estradizione.
La sentenza della CGUE ha detto molte cose fondamentali per la costruzione di uno spazio comune in cui siano garantite libertà, sicurezza e diritti delle minoranze, rilevando la mancanza di un giudice imparziale, di un processo equo, della competenza del tribunale celebrante e l’assenza di un secondo grado di giudizio considerato una base del diritto europeo, oltre a normare la pratica delle ordinanze di estradizione, ben oltre quella famosa fiducia reciproca reclamata sordamente dalla Spagna.
Il fatto che nella sentenza la CGUE abbia utilizzato la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e accolto i rilievi del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, rende questa sentenza l’arma più potente e praticamente decisiva per i membri del governo, parlamento e associazioni catalane processati e condannati per l’organizzazione del referendum catalano alla Corte di Strasburgo per annullare la sentenza del Tribunale Supremo spagnolo.
Se la parte del governo catalano che ha scelto l’esilio non lo avesse fatto, non avesse ingaggiato una battaglia giuridica per tutti i catalani, la storia racconterebbe soltanto di una ennesima e tragica ingiustizia.
Grazie alla lucida e lungimirante strategia dell’esilio, la CGUE ha stabilito nuovi standard democratici per continuare a costruire un’Europa migliore in cui siano riconosciuti i diritti di tutti, compresi quelli delle nazioni senza Stato che in modo pacifico e democratico perseguono la propria libertà.
