SA MATESSI DIE – 22 Gennaio 1891
Nasce Antonio Gramsci, politico e filosofo sardo

Antonio Gramsci nasce ad Ales in provincia di Oristano il 22 gennaio 1891, ĆØ ritenuto uno dei massimi pensatori del XX secolo. Per ricordarlo, noi di A innantis! invece di riportare la sua biografia (che rimandiamo ad un link sottostante) riportiamo un bel saggio di uno dei nostri componenti, il professor Franciscu Sedda, nel quale racconta come Gramsci prima di approdare a Torino e avvicinarsi alla milizia socialista e rivoluzionaria, in Sardegna, ancora ragazzo, fosse a favore dellāindipendenza della Sardegna.
Gramsci, lāindipendenza, lāidentificazione
āChe cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? Lāistinto della ribellione, che da bambino era contro i ricchi, perchĆ© non potevo andare a studiare, io che avevo preso dieci in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante in tessuti. Esso si allargò per tutti i ricchi che opprimevano i contadini della Sardegna ed io pensavo allora che bisognava lottare per lāindipendenza nazionale della regione: āAl mare i continentaliā. Quante volte ho ripetuto queste parole.ā
Così si esprimeva Antonio Gramsci nel 1924, in una lettera a Giulia Schucht riferendosi con tutta probabilità agli anni che andavano dal 1906 al 1910.
Sarebbe bello poter sentire la sua voce di allora, poter capire come un giovane sardo, un giovane che andava maturando le sue idee indipendentiste e socialiste, potesse esprime i suoi sentimenti e le sue aspirazioni, con tutti i suoi limiti giovanili ma anche con tutta la sua carica di giovanile e sincera ribellione.
Ecco allora come io me la provo a immaginare quella giovane voce. Me la immagino pronunciare o pensare parole come queste:
āVāĆØ una schiera innumere di persone che batterĆ sul tamburo del patriottismo, perchĆ© la voce non sia udita! Oh, se tutti ascoltassero! Si sa bene che far muta una lingua val più spesso a salvare una tirannide, dallāabbattere una barricata. Fu sempre cosƬā¦E le picche patriottiche, con diverso scopo e diversi mezzi, batteranno anche oggi, perchĆ© la parola emancipazione non si oda; perchĆ© la bestemmiaā¦non disonori la patria!ā
(ā¦)
āUsciamo fuori dunque e sentite che cosāĆØ per i fratelli italiani il sardignolo, del quale i piemontesi parlano dāun brigante, i milanesi come dāun imbecille, i fiorentini come dāun papuasio, i napoletani come dāun Tiburzi.ā
(ā¦)
āSiamo stanchi di essere vilipesi, di essere compatiti, di essere calpestati, trascurati (ā¦) Se ĆØ vero che i Sardi sono queruli e seccanti, che il governo, poveretto, si sacrifica, e fa lāimpossibile per accontentarci, e si procura grattacapi per noiā¦ebbene, facciamolo lieto, togliamogli lāincomodo. La nostra aspirazione sarĆ cosƬ, patriottica!
E non state a dire che il cuore sardo ĆØ stretto allāItalia da indissolubili vincoli. Larvatela pure di patriottismo la crassa e supina obbedienza che ci avvince a casa Savoia e che ci ha avvinto prima ai Turchi, ai Greci, agli Spagnoli. Larvatela pure con una tinta di idealismo la crassa ignoranza dei quattrocentomila miserabili, che prima di gemere e di pretendere, stanno esulando a migliaia in California e Tunisia; ma sappiate che se domani la Francia, dovesse arruolare i sardi in vece vostra, o italici, questi sardi fedeli e patriottici, marcerebbero contro di voi per abbattervi, senza chiedere il perchĆ©.ā
āVogliamo essere stranieri per lāItalia; vogliamo essere stranieri per diritto, come ne siamo stranieri per abiti, per linguaggio, per costume, per indole; come ne siamo stranieri di fatto, di fronte a tutti gli altri che Roma accomuna. I carabinieri e la miseria che vi vengono da oltremare li troveremo senza Cocco e senza Giolitti; vogliamo poter dire noi āgli italianiā¦gli italiani pensano, gli italiani credonoā¦ā cosƬ come oggi gli italiani dicono āi sardi gemono, i sardi vivono, i sardi crepanoā¦ā vogliamo poterlo dire con la stessa indifferenza e con la stessa noncuranza.ā
Qualcuno di voi potrĆ dire che non si capisce perchĆ© io abbia scelto queste parole; qualcuno potrebbe dire āche gioco ĆØ questo?!ā, quello di immaginarsi parole āirrealiā? E invece il gioco che vi propongo ĆØ assolutamente serio, perchĆ© queste parole forse non sono di Antonio Gramsci in persona, ma non per ciò si possono considerare āirrealisticheā, vale a dire estranee al pensiero di un giovane socialista che in quegli anni matura posizioni indipendentiste.
Queste parole infatti esprimono la voce di un anonimo scrivente del giornale La Folla, il giornale socialista di Cagliari che fra la fine del 1907 e gli inizi del 1908 scriveva che la Sardegna era cosƬ ādimenticata, sfruttata, turlupinata dai governanti dellāItalia unaā che lāunica risposta era ormai una sola: āla separazione, lāemancipazioneā.
Separazione e emancipazione. Un chiaro e sintetico programma di un nascente indipendentismo socialista.
La cosa interessante ĆØ che a riguardare la Sardegna di quegli anni questo esito ĆØ tuttāaltro che sorprendente. Dalla cosƬ detta āperfetta fusioneā del 1848 con le sue conseguenze sociali ed economiche fino alla grande repressione del 1906 con i diecimila soldati mandati dallo Stato italiano in Sardegna per reprimere i vari moti popolari e operai, senza scordare la ācaccia grossaā del 1899 nelle zone dellāinterno, il rapporto fra lo Stato italiano e la Sardegna ĆØ quello di un colonialismo cosƬ duro e chiaro da lasciare ben pochi dubbi. Non a caso lo stesso Gramsci ribadirĆ questa interpretazione coloniale a Togliatti pochi anni dopo il suo arrivo a Torino. E non a caso dal 1848 fino allāavvento del fascismo il parallelo fra la Sardegna e lāIrlanda, o ancor meglio fra il rapporto Inghilterra/Irlanda e quello Sardegna/Italia, sarĆ un vero e proprio stereotipo del discorso politico sardo, e non solo.
Quello che invece sorprende ĆØ che in tutti questi anni la classe dirigente sarda, anche quella progressista e apparentemente più avanzata, compreso Gramsci dopo la sua partenza dalla Sardegna, non riesca a inquadrare il nocciolo politico della questione e trarne tutte le conseguenze. Vale a dire non sia capace di vedere quello che Marx notava con estrema semplicitĆ per lāIrlanda quando proponeva di appoggiarne lāindipendenza āperchĆ© in Irlanda non si tratta solo di una questione semplicemente economica, bensƬ allo stesso tempo di una questione nazionaleā.
Ć tutto qui il nodo di quei travagliatissimi anni: riconoscere e farsi carico dellāaspetto politico- culturale della questione sarda.
Anche per Gramsci, il Gramsci che si allontana fisicamente ā e non solo ā dalla Sardegna, cāĆØ un problema di identificazione con la Sardegna: cāĆØ il problema di identificarsi come essere umano sardo e di identificare la Sardegna come quella porzione di mondo, quella nazione, su cui operare e da cui partire per proporre al mondo un modello di trasformazione (socialista e/o comunista) della societĆ , come invece poi farĆ partendo dallāItalia.
Testo presentato in occasione della manifestazione ā24 ore di e per Gramsciā, Gonnosnò, Sardegna, 27 Aprile 2008.
iografia di Antonio Gramsci
