CARRASEGARE
Oggi scopriamo un piccolo paese dell’oristanese, noto per le meraviglie tessili ma anche per il suo Carnevale: Samugheo.





Ci troviamo di fronte a due maschere “sos mamutzones e s’urtzu” e “Minchilleo”.
La prima, riscoperta negli anni 80 riprende un antico rito dionisiaco, in cui i seguaci, vestiti con pelli di capra “mastruca” e con un copricapo di sughero “su casiddu”, campane e campanacci “campaneddas e tintinnos”, danzano in modo ritmato per le vie del paese ordinati in due file, che possono rompersi in favore di una danza circolare intorno al capogruppo, nella quale i figuranti depositano su casiddu, uno per volta al centro della circonferenza.
🔎Abbiamo altre due figure.
S’Urtzu: è la vittima della rappresentazione. Indossa una pelle di caprone nero, completa della testa; porta sul petto pelli di capretto e pesanti campanacci.
Un tempo aveva dei pezzi di sughero sotto le pelli per ripararsi dalle percosse de s’Omadore. Nasconde sotto le vesti una vescica di sangue e acqua che viene pungolata per riversare il contenuto in terra.
Un tempo era chiamato “Ocru”.
S’Omadore: è la figura del pastore; indossa gli scarponi da campagna, un lungo pastrano nero d’orbace con il cappuccio che scende fino al naso. Il viso è nero di fuliggine. Ha in mano sa soga (fune), un bastone, la catena e il pungolo.
“Minchilleo” invece è la maschera dello scherno nei confronti del bigottismo che “is fiudas” le vedove, nutrono verso la chiesa.
Esse, vestite di nero, spesso interpretate da uomini cantano salmi rivolti a Minchilleo, vestito da pontefice.
