CARRASEGARE
Affrontiamo oggi un carnevale molto particolare, forse uno tra i più macabri di tutta l’isola, ci troviamo a Lula e analizzeremo “Su Battileddu”.


Richiamando un antico rituale pre-cristiano della stessa matrice dei famosi culti dionisiaci.
Il protagonista principale “su battileddu” veste pelli di pecora nere, il volto imbrattato di sangue e fuliggine, sul capo un copricapo con corna caprine, su mucadore e “s’entre ortada” viscere di caprone poste in mezzo alle corna.
Sul petto porta un grappolo di campanacci “sos marazzos” e “su chentu punzone” uno stomaco di bue pieno di sangue e acqua, che ogni tanto viene bucato per bagnare la terra e fertilizzare i campi.
È seguito dai “Battileddos Gattias”, uomini travestiti da vedove che indossano gambali maschili. cullano una bambola di pezza che porgono alle ragazze tra la folla chiedendo di allattarla, mentre intonano “sos attitos”, canti funebri in onore della vittima del carnevale.
Durante la sfilata le “Gattias”, sedute in cerchio e dopo avere “obbligato” qualcuno del pubblico ad unirsi al gruppo, fanno il gioco del “pizzica ma non ridere” (pitzilica e non rie), passandosi l’un l’altro un pizzico senza ridere per non pagare il pegno che solitamente consiste nel versare da bere.
Il corteo è seguito anche “da sos Battileddos Massajos”, i custodi del bestiame, vestiti da contadini, in questo caso “custodi della vittima”.
Hanno il viso imbrattato di fuliggine e portano pungoli e socas, funi di cuoio con le quali legano la vittima per percuoterla ripetutamente, strattonarla, trascinarla, fino a farla morire.
Due “Battileddos Massajos” vengono aggiogati come buoi e tirano il carro durante la rappresentazione. “Su Battileddu”, considerato pazzo, è tenuto legato e fermo dai “Battileddos Massajos”, mentre gli spettatori tentano di pungere per far uscire il sangue con il quale s’imbrattano il volto.
