SA MATESSI DIE – 15 dicembre 1958
Muore Giovanni Ciusa Romagna

Quello del pittore Giovanni Ciusa Romagna ĆØ un talento spontaneo: giĆ la sua nascita nel 1907, anno in cui lo zio scultore Francesco trionfa a Venezia con la nota scultura “La madre dellāucciso”, si pone, del resto, sotto le insegne, anche familiari, dellāarte.
Dopo gli anni della prima giovinezza passati a esplorare i paesi e le campagne della Barbagia con il pittore coetaneo Bernardino Palazzi, che come lui ne subiva la fascinazione, Giovanni Ciusa Romagna segue le orme del sopracitato zio Francesco, fratello del padre, e parte a Firenze per frequentare con immediato profitto lāAccademia di Belle Arti.
Qui, dove il suo mentore ĆØ il pittore torinese Felice Carena, studia i grandi del Rinascimento e segue i corsi della Scuola Libera del Nudo.
Quando nel 1925 torna in Sardegna la sua presenza diventa presto un punto di riferimento: il giovane pittore anima il dibattito culturale, espone con assiduitĆ e partecipa, con successo, a importanti rassegne.
Nel 1933, poco più che ventenne, realizza tre opere che restano ancora oggi tra le sue più note, e che gli varranno il Premio dei Giovani alla IV Mostra Sindacale Regionale di Cagliari: i ritratti Fanciulla con boccale e Donna con frutta, e soprattutto la grande Processione, che con la statua di San Sebastiano violentemente tagliata nella sua parte superiore, e lo sguardo enigmatico di uno dei confratelli in processione ā volto verso lo spettatore per scrutarlo con inquietanti occhi felini, di due colori ā palesava lāoriginalitĆ di impostazione, la sicurezza nella composizione e nelle scelte luministiche e cromatiche, e la maestria tecnica dellāartista allora poco più che ventenne.
Negli anni, lo sguardo di Ciusa Romagna si poserĆ su donne e uomini intenti nelle attivitĆ quotidiane, sugli animali e sui paesaggi rurali caratteristici dellāisola, ma non di meno lo appassionerĆ ā pioniere in questo nella regione barbaricina ā la resa della natura morta, nella quale scorgerĆ la possibilitĆ di un racconto analitico non secondario rispetto alla resa dei tipi umani.
La sua modernitĆ , che era anche consapevolezza di una Sardegna desiderosa di benessere e progresso, destinata inevitabilmente a cambiare, si evincerĆ parimenti dallāinteresse mostrato per occasioni comunitarie nuove come le vacanze al mare e i colorati carnevali del dopoguerra, ma soprattutto per i temi e il taglio da realismo sociale, come testimoniano le opere realizzate dopo il soggiorno nel Sulcis per osservare il lavoro dei minatori: quello degli operai in tuta ed elmetto, sporchi di carbone, non sarĆ più lāhabitus pastorale o contadino del quale lāarte sarda del primo Novecento aveva vestito il popolo della Sardegna, cosƬ come il paesaggio del Porto di SantāAntioco (1955), con le sue macchine industriali, non sarĆ più il contesto familiare dellāagro barbaricino, con le sue case e i suoi monumenti religiosi immersi nella luce, protagonista di opere degli anni Trenta come Ciance di campanile o il Paesaggio di Oliena, entrambe di proprietĆ del Comune di Nuoro.
Anche lāattitudine, le fattezze e la mise della sua Fanciulla sdraiata nellāinterno borghese, che nel 1942 avrebbe riscosso successo alla collettiva del Palazzo delle Corporazioni di Nuoro, non corrispondevano giĆ più a quelle della Dormiente del 1932, placida nel mezzo del paesaggio campestre, e più in generale alla rappresentazione pittorica delle giovinette sarde, modestamente abbigliate nei pur dignitosi indumenti adatti alla vita rustica o cinte nei panni tipici del sistema vestimentario tradizionale ā come nel nitido ritratto Ragazza di Orgosolo (1936), di proprietĆ della Fondazione di Sardegna.
Il tratto del Ciusa Romagna disegnatore, temprato anche dallāapprendistato accademico, si distinguerĆ per essere tra i più immediatamente riconoscibili di tutto il panorama isolano: le figure che prendono vita sulla carta, delineate con ampi tratti di carboncino e sanguigna, faranno il paio con le illustrazioni che compariranno sulla pagina sarda per āIl Giornale d’Italiaā, di cui sarĆ autore dal 1935 al 1940, mentre alcune importanti copertine ā come quelle per lāantologia poetica Vita Poesia di Sardegna di Remo Branca e Francesco Pala (1937), o per Cosima, romanzo postumo di Grazia Deledda (1937) ā porteranno la sua firma.
Importante e appassionato sarĆ anche il suo impegno nella docenza e nel campo delle arti cosiddette minori: tra il 1925 e il 1929 insegnerĆ nella Scuola di Arti Applicate di Oristano diretta dallo zio Francesco Ciusa e sostenuta dall’esponente del sardo-fascismo Paolo Pili; nel 1930 fonderĆ a Nuoro la Scuola Bottega Artigiana, e per anni insegnerĆ Disegno e Storia dellāArte all’Istituto Magistrale cittadino (di cui sarĆ anche preside dal 1948).
Nel secondo dopoguerra ā quando andranno purtroppo perduti i suoi grandi cartoni decorativi per la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) di Nuoro ā Ciusa Romagna parteciperĆ da protagonista agli anni dāoro della rinascita delle manifatture sarde promossa dal duo sassarese composto da Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas.
CurerĆ il design rinnovato di maschere, tappeti, gioielli, scialli e fazzoletti; disegni che verranno tradotti dallāintaglio, dalla tessitura e dal ricamo da parte delle maestranze della Barbagia, nellāambito delle attivitĆ incentivate prima dal piano di rinascita dellāOECE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea) e poi dallāISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano). DellāENAPI (Ente Nazionale Artigianato Piccole Industrie) Ciusa Romagna sarĆ rappresentante per la provincia nuorese dal 1949, e nel 1951 sarĆ tra i promotori e gli organizzatori della Prima Mostra dellāArtigianato Sardo, la stessa che inaugurerĆ il Padiglione sassarese.
Nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta la sua versatilitĆ avrĆ modo di esprimersi anche nelle opere pubbliche, quando, pur non avendo mai conseguito una qualifica di architetto, contribuirĆ a dare un nuovo volto alla cittĆ natale occupandosi dei restauri della Chiesa della Solitudine ā in vista del rientro a Nuoro della salma di Grazia Deledda, che lƬ sarebbe stata deposta nel 1959 ā, di Casa Devoto e di Piazza Vittorio Emanuele II (distrutta poi dai successivi interventi di modifica del 1992); ancora, nel 1953 realizzerĆ una Via Crucis per la Cattedrale di Santa Maria della Neve in coppia con il pittore Carmelo Floris.
GiĆ nel 1926 ā non più da āpintoredduā, ma da astro nascente dellāarte sarda ā aveva collaborato con lāamico di Olzai, come lui insegnate nella Scuola dāArte di Oristano: insieme avevano decorato una cappella della parrocchiale di Seneghe, paese di cui lo stesso Paolo Pili, promotore e sostenitore dellāIstituto oristanese, era originario.
Ad appena 51 anni, nel pieno della maturitĆ esistenziale e artistica, Giovanni Ciusa Romagna muore improvvisamente per complicazioni sopraggiunte a un intervento chirurgico.
Ć il 15 dicembre 1958.
Fonti:
