SA MATESSI DIE – 30 settembre 1998
L’UNESCO riconosce ufficialmente il Parco Geominerario Storico, Ambientale della Sardegna ma dopo 20 anni arriva la beffa

Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna è un’istituzione ministeriale che nasce nel 2001.
In realtà è il frutto di un lavoro incominciato molti anni prima da parte di studiosi e amanti della propria Terra e del suo territorio che intuirono il valore e le potenzialità del grande patrimonio tecnico, scientifico e culturale rappresentato dalla ultra millenaria epopea mineraria della Sardegna.
Nell’autunno del 1997, l’assemblea generale dell’UNESCO, con voto unanime dei 170 delegati, riconobbe il Parco Geominerario come primo Parco della nascente rete mondiale dei geositi dell’UNESCO, riconoscimento purtroppo però andato perduto perché il progetto UNESCO della rete mondiale dei geositi non fu più portato avanti per volontà stessa dell’Organizzazione.
Il 30 settembre del 1998 l’UNESCO, il Governo Italiano, la Regione Sardegna, le Università sarde e l’EMSa firmarono la Carta di Cagliari, un importante documento con il quale vennero fissati i principi cardine sui quali istituire il Parco e le finalità da perseguire.
Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna costituisce in ogni caso il primo esempio al mondo di questo genere di parchi.
Rappresenta un unicum nel Mediterraneo per le sue straordinarie peculiarità geologiche, ambientali e paesaggistiche, alle quali si associano il valore e le potenzialità del grande patrimonio tecnico, scientifico e culturale rappresentato dall’ultra millenaria epopea mineraria della Sardegna.
Nell’Isola è possibile individuare aree di maggiore densità mineraria che nell’insieme raccontano una storia di quasi 9000 anni di sfruttamento di risorse del sottosuolo.
Il fiorire di tutta questa attività mineraria, ha prodotto con sé anche un non indifferente sviluppo tecnologico, che ha visto la realizzazione di nuovi macchinari innovativi e di brevetti, gran parte frutto dell’intelligenza e della perizia dei tecnici che vi lavoravano.
La dismissione pressoché totale di tutto il comparto estrattivo in Sardegna ha lasciato un’importante ed insolita eredità di valori universali, storici ed ambientali altamente peculiari, di documenti ed archivi, infrastrutture, macchinari, fabbricati, capacità professionali, valori umani, tutti all’interno di un contesto di paesaggi naturali veramente straordinari che rappresentano un’identità culturale unica da salvaguardare e da trasmettere.
Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna costituisce quindi un veicolo di valori universali e uno strumento per proteggere e salvaguardare tutto il patrimonio materiale e immateriale costituito dal contesto geologico, dal patrimonio tecnico-scientifico e dell’ingegneria mineraria, dal patrimonio di archeologia industriale e dal patrimonio documentale delle opere, degli insediamenti, delle tradizioni, dei saperi, degli usi e dei costumi e delle vicende umane legate all’attività mineraria.
Nelle aree del parco geominerario è possibile svolgere attività di escursionismo e trekking a cavallo.
Nell’area del monte Arci è possibile visitare il museo dell’ossidiana di Pau e il Geomuseo Monte Arci di Masullas, mentre presso il sito minerario di Funtana Raminosa la visita guidata permette di apprendere i processi di lavorazione del minerale di rame.
Nei pressi di Seui è possibile visitare le vecchie strutture minerarie in stile liberty delle officine di lavorazione dell’antracite.
Nell’area di Orani-Sos Enattos si possono visitare le miniere di talco, mentre nell’area dell’Argentiera, Nurra, Gallura si possono visitare le cave di granito de La Maddalena, capo Testa e della Gallura, oltre alle miniere d’argento dell’Argentiera e alla miniera di Calabona, presso Alghero.
L’area del Sarrabus-Gerrei è caratterizzata dalle miniere d’argento de S’Arcilloni e Serr’e S’Ilixi. Nell’area dell’Iglesiente è possibile visitare le miniere di Monteponi, San Giovanni e Villamarina e, ad Iglesias, il museo mineralogico ed il museo dell’arte mineraria.
Lungo la costa occidentale si possono visitare numerosi siti minerari di Gonnesa, Buggerru, Nebida e Masua.
In questa zona è possibile percorrere il sentiero Miniere nel blu, che collega, con un tragitto di circa 10 chilometri, percorribile in sei ore, Masua con cala Domestica.
L’area Guspinese-Arburese permette la visita della miniera di Montevecchio, presso la quale sono visitabili la direzione, il museo dei minerali ed una parte delle gallerie sotterranee, e della miniera di S’Ingurtosu, dalle belle architetture liberty del palazzo della direzione.
Nell’area del Sulcis, presso i locali della miniera di Serbariu è allestito il “Centro italiano della cultura del carbone. Museo del Carbone” dove sono illustrate le varie fasi della lavorazione del carbone e sono visibili gli strumenti di lavoro. È inoltre possibile visitare le gallerie sotterranee con l’accompagnamento delle guide.
Nel settembre del 2019 però, il Parco Geominerario della Sardegna è fuori dalla Rete mondiale dei Geoparchi dell’Unesco.
Infatti l’Executive board (la commissione) dell’Unesco Global Geoparks lo ha espulso dopo la visita, in luglio, delle due commissarie Marie Louise Frey e Cathrien Posthumus che avevano ispezionato tutto il territorio del Parco.
Una tegola per i responsabili del Parco e per le comunità interessate, che sul riconoscimento hanno puntato l’idea di uno sviluppo futuro dal punto di vista economico.
Dagli articoli in Rete non abbiamo capito se nel frattempo questa bocciatura sia rientrata.
Fonti:
parcogeominerario.sardegna.it
wikipedia
Rubrica a cura di Ornella Demuru
