5 GIUGNO GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE
Vicino alla nostra isola esiste un’isola di plastica. lo sapevate?
QUANT’È COMPROMESSA LA SARDEGNA SOTTO IL PROFILO DELL’INQUINAMENTO MARINO?
QUANT’È COMPROMESSA LA SARDEGNA SOTTO IL PROFILO DELL’INQUINAMENTO MARINO?Da diversi anni sentiamo e leggiamo dai media che tanti, troppi turisti si portano via carrellate di sabbia, conchiglie, ciottoli e altri beni ambientali della nostra Terra, ma sappiamo molto di meno quanto l’inquinamento turistico (e non solo) stia compromettendo l’ambiente della nostra bellissima Isola.
Lo sapevate che la Sardegna è circondata da microplastiche?
E che tra la Corsica e l’isola d’Elba- vicinissima quindi alle nostre coste – galleggia un’isola di plastica?
Strano vero? E invece non lo è. Semplicemente non se ne parla.
Lo vogliamo fare noi proprio oggi, 5 giugno, giornata mondiale dedicata all’ambiente, e in questo 2023 dedicato in particolare alla ricerca di soluzioni alla crisi dell’inquinamento da plastica
I rifiuti che “galleggiano” intorno alla Sardegna sono perlopiù polistirolo, bottiglie e flaconi di plastica.
Molto di questo materiale è stato abbandonato direttamente in spiaggia, durante vacanze e pranzi “mordi e fuggi”.
Guardiamo le mappe del Mediterraneo allegate.
La Sardegna è accerchiata, si trova in un vortice di rifiuti che arrivano dall’Africa, dall’Italia e dalla Spagna: aggiungiamo poi tutti quelli che lasciamo noi sardi e in più i nostri milioni di turisti, numero ogni anno crescente, e spesso inconsapevoli di regole e civiltà.
Ci chiediamo.
Possiamo permetterci tutto questo?
Questa politica nostrana gradassa, che si vanta facendo il conteggio dei turisti, sta pensando a questo risvolto della medaglia?
Quali sono le nostre politiche di sensibilizzazione sull’ambiente e sul mare sardo?
I rari cartelloni degli aeroporti sul furto delle conchiglie, della sabbia e delle pietre hanno sortito qualche risultato?
E infine quanti sardi sanno queste cose?
A documentare l’esistenza dell’isola di plastica mediterranea è stato Greenpeace.
Questo enorme ammasso di rifiuti per lo più plastici l’ultima volta è stato avvistato nella zona tra Elba-Corsica-Capraia, all’interno del Santuario dei Cetacei.
Un fatto che ha subito messo in allarme la comunità scientifica: è infatti tristemente noto come balene e capodogli scambino la plastica che galleggia in acqua per possibili prede, ingerendone quantità mostruose che, a lungo andare, provocano la morte. Particolarmente a rischio gli esemplari più giovani e quelli in stato interessante.
Le correnti del Mediterraneo nord-occidentale infatti, si muovono spingendo l’acqua lungo la costa. Poiché l’acqua non riesce a passare quando arriva all’Isola d’Elba, si sposta verso il canale della Corsica, depositando i rifiuti che si accumulano anche per decine di chilometri.
Ecco spiegato perché l’isola di plastica si forma ciclicamente, dura per qualche settimana o al massimo per due o tre mesi, finché non si scompone nel mare prima di riformarsi. Questo è estremamente pericoloso per gli animali marini che spesso muoiono intrappolati o soffocati con lo stomaco pieno dei nostri rifiuti.
Ridurre il consumo di plastica e ripulire le spiagge dai nostri rifiuti, sono piccole accortezze che possono fare la differenza.
Ornella Demuru
