SA MATESSI DIE – 4 maggio 1911
L’ingegner Porcheddu realizza lo stadio più grande del mondo

A Torino si inaugura lo “Stadium”, lo stadio più ampio del mondo, realizzato dall’ingegner Giovanni Antonio Porcheddu, considerato il maggiore esperto in Italia dell’applicazione della nuova tecnica del “cemento armato” alle grandi strutture architettoniche.
La biografia di Giovanni Antonio Porcheddu è da film hollywoodiano.
Nato a Ittiri nel 1860, rimase orfano di entrambi i genitori in tenera età. Dopo essere stato allevato da alcuni stretti parenti, si trasferì a Sassari, ove conseguì la licenza tecnica inferiore, pagandosi gli studi lavorando come muratore.
Successivamente, grazie ad un sussidio dell’amministrazione provinciale e il contributo dei parenti, si diplomò all’istituto tecnico superiore di Sassari. Ottenuta, quindi, un’ulteriore borsa di studio, lasciò la Sardegna per frequentare i corsi di Ingegneria civile, prima all’Università di Pisa e poi al prestigioso Politecnico di Torino, ove si laureò a trent’anni, nel 1890. L’anno successivo conseguì anche una seconda laurea in Ingegneria elettrotecnica.
Rientrato in Sardegna, Porcheddu fu assunto dall’amministrazione delle miniere, ma tornò nuovamente a Torino per conseguire, nel 1892, una terza laurea in ingegneria mineraria. A Torino si sposò con Amalia Dainesi, dalla quale ebbe sette figli di cui il più famoso è Giuseppe Porcheddu.
Nel 1895 aprì uno primo studio tecnico in società con l’ingegner Ferrero.
Ma Porcheddu ha una marcia in più.
È a lui infatti che si deve la felice intuizione di apprezzare sin da subito la validità del «Systéme Hennebique», ovvero il conglomerato cementizio armato internamente con profilati di ferro disposti e rafforzati con apposite staffe.
L’utilizzo di questa tecnica, che prese il nome di «cemento armato», fu ideato e brevettato nel 1892 dall’ingegnere francese François Hennebique e Porcheddu, contrariamente al parere del suo socio Ferrero, ottenne già nello stesso anno la concessione esclusiva per l’applicazione del brevetto in Italia.
I risultati della felice intuizione dell’ingegner Porcheddu furono sensazionali.
Nel 1901 la neonata “Impresa Porcheddu” realizzò i silos granari del porto di Genova; tra il 1903 e il 1912, lavorò al cantiere del campanile di San Marco a Venezia, crollato l’anno precedente; collaborò con molte imprese edili milanesi e torinesi e nel 1906 si dedicò alla realizzazione dello stabilimento della Eternit a Casale Monferrato progettato da Pietro Fenoglio.
Nel 1910 a Torino eseguì i lavori per la realizzazione dello Stadium, il più grande stadio al mondo costruito realizzato in soli dieci mesi; sempre a Torino nel 1922 fu autore del progetto strutturale dello stabilimento Fiat Lingotto.
Fu anche il progettista del viadotto, inaugurato nel 1915, tra le stazioni di Bari Centrale e Bari Scalo sulla ferrovia Bari-Matera.
Il capolavoro di Porcheddu è considerato il Ponte Risorgimento sul fiume Tevere a Roma, realizzato nel 1911; l’opera, consistente in una sola arcata di 100 metri di corda e 10 metri di freccia, di arditissima concezione, fu completata in soli sedici mesi di lavoro ed è proprio in occasione della sua inaugurazione che re Vittorio Emanuele III donò a Porcheddu l’appellativo di «re del cemento armato».
La Società diretta dall’imprenditore sardo finì per risultare una fra le più prestigiose e meglio organizzate imprese edili italiane.
Essa contava, oltre la sede principale di Torino, palestra per molti ingegneri, anche la sede di Genova dove si dotò di una propria ferriera, e le sedi di Milano e Roma.
Nel periodo di grande sviluppo, arrivò ad occupare 20 ingegneri, 50 impiegati e circa 1500 operai, e una fitta rete di agenti e rappresentanti sparsi in tutta Italia. Comprendeva due settori distinti ma strettamente collegati: quello della progettazione e quello della messa in opera.
Il tutto è rimasto documentato da un vastissimo “Archivio Porcheddu” conservato presso il Politecnico di Torino.
L’ingegnere Porcheddu operò fino al 1933 realizzando circa 2600 opere documentate, prevalentemente in Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto, pochi lavori vari in altre zone d’Italia.
Fonti:
Angelo Manca, Tottus in pari
Wikipedia
