SA MATESSI DIE – 3 maggio 1903
L’opera “Amsicora” riscuote grande successo

Vivo successo a Cagliari al āPoliteama Margheritaā (il teatro ottocentesco di Cagliari, andato distrutto da un incendio nel 1947) dellāopera di Luigi Canepa āAmsicoraā.
Scritta per i goliardi sassaresi, recitata, cantata e suonata da loro, diverte per le numerose invenzioni sceniche.
Amsicora ĆØ un lavoro dāoccasione, commissionato a Canepa dallāAssociazione Universitaria per uno spettacolo teatrale benefico il cui incasso sarebbe stato devoluto alla Cassa di soccorso per gli studenti bisognosi. Ispirata al celebre episodio della storia sarda riportato per la prima volta dallo storico Tito Livio, lāAmsicora si basa su un libretto scritto da Salvatore Scano, avvocato e poeta nonchĆ© redattore letterario della Ā«Nuova SardegnaĀ», il quale concepƬ una gustosissima parodia del dramma storico Amsicora ossia supremo sforzo per la sarda indipendenza scritto nel 1865 dal rettore del Convitto nazionale di Sassari Bartolomeo Ortolani per una recita degli stessi allievi del convitto.
Tra i motivi dāinteresse prettamente musicali di questa singolare partitura citiamo lāinserimento, nel secondo atto, di due brani musicali ispirati allāetnofonia sarda, che oltre a costituire una pennellata di colore tipicamente sardo, rappresentano una delle primissime testimonianze di rivisitazione colta di materiali musicali tradizionali della Sardegna.
Nel primo di questi due brani (si tratta di un duru-duru) Canepa ricrea in modo originale, attraverso una strumentazione tutta giocata sul colore dei legni, il suono delle launeddas e lo spirito del ballo tradizionale. Il secondo ĆØ il brano tradizionale logudorese Murinedda mia.
Canepa affrontò la stesura della partitura con grande impegno, desideroso di riscattarsi da quella condizione di emarginazione dalla vita musicale della città in cui era stato relegato.
Il compositore scrisse lāopera alla sua maniera, fondandola dunque su materiali musicali e stili melodrammatici colti, serissimi, accostati però ad una sostanza teatrale e letteraria segnata da un continuo atteggiamento goliardico che va dalla irriverente citazione della letteratura ‘scolastica’ alla parafrasi scherzosa del teatro italiano ottocentesco: la comicitĆ viene generata appunto da questo ambiguo e apparentemente non risolto accostamento di un linguaggio melodrammatico forbito con le goliardie verbali e con trasgressioni operate sul piano squisitamente teatrale.
Nella storia della cultura sassarese un evento musicale rappresenta in modo assai efficace il grado di maturazione cui era giunto ā alla fine del secolo ā lāapproccio amatoriale alla musica da parte dei ceti intellettuali della cittĆ . Si tratta dellāallestimento dellāAmsicora, ultimo lavoro dedicato al teatro musicale dal compositore Luigi Canepa, andato in scena al Politeama il 29 aprile del 1903.
Il principale motivo dāinteresse di questo lavoro rimane peraltro la sua destinazione amatoriale.
LāAmsicora venne infatti scritta per una compagnia di canto formata interamente da studenti universitari i quali si cimentarono quindi con una partitura che, accanto alla citazione di materiali musicali poco nobili (lāInno universitario, Bella non piangere, Addio mia bella addio e la stessa elaborazione dei brani sardi), presentava continui richiami verdiani e perfino belliniani.
Tra gli interpreti citiamo ā a titolo dāesempio ā Angelo Ponzeveroni (Amsicora), allora studente in farmacia, e Alberto Arborio di SantāElia (Inoria), studente in giurisprudenza che dopo la laurea si sarebbe votato al sacerdozio.
Si trattava sicuramente di amatori per cosƬ dire evoluti, capaci di mettersi alla prova in un allestimento operistico di approccio non propriamente semplice. Se ĆØ vero infatti che la vocalitĆ di questāopera reca i segni di una destinazione amatoriale, evidente nella compressione delle tessiture vocali nei ‘centri’ di ciascun registro e nel ricorso ad uno stile declamatorio, ĆØ altrettanto vero che la partitura nel suo complesso si presenta perfettamente rispondente ai modelli tipici del melodramma italiano del secondo Ottocento.
Anche il direttore dāorchestra della prima (cosƬ come dellāallestimento bolognese del 1904) era uno studente, fresco della laurea in legge: Giuseppe Abozzi, soprannominato Ā«MascagninoĀ». Futuro deputato, Abozzi fu per il resto della sua vita un musicofilo coltissimo e raffinato, come testimonia la sua ricca biblioteca musicale che si ĆØ conservata integra sino ai nostri giorni.
Fonti:
M. Brigaglia, Cronologia della Sardegna
Antonio Ligios, āUn’opera destinata agli amatoriā
