SA MATESSI DIE – 6 maggio 1988
Muore Nivola, l’artista sardo che conquistò New York

“Qualsiasi cosa mi sia successa, ma anche se mi avessero fatto andare sulla Luna con gli astronauti, il fatto di essere nato in Sardegna sarebbe rimasta sempre la cosa più straordinaria e più preoccupante per me.” (Costantino Nivola)
Con questa frase percepiamo l’immenso amore viscerale ma anche il profondo tormento che Nivola prova e sente per la Sardegna e i suoi abitanti.
Nato a Orani il 5 luglio del 1911, sesto di dieci figli, Antine Nivola (così come lui si firmava) ha sperimentato nell’infanzia la difficile vita di una famiglia povera nella Sardegna rurale del primo Novecento.
Fin da giovane, nel 1926, è assunto come apprendista dal pittore Mario Delitala per i lavori di decorazione dell’Aula Magna dell’Università di Sassari.
La partenza dal paese natio è un evento traumatico che, sottraendolo alla comunità, lo fa sentire sradicato: è soltanto il primo di una serie di distacchi destinati a scandire le fasi della sua storia esistenziale e artistica.
Alla fine del 1931, grazie ad un sussidio del Consiglio dell’Economia di Nuoro, si trasferisce a Monza per frequentare l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA). Qui si iscrive alla sezione di Decorazione pittorica e poi a quella di Grafica pubblicitaria, conosce altri due borsisti sardi, futuri grandi artisti anche loro, Giovanni Pintori e Salvatore Fancello, ai quali lo unirà una stretta amicizia.
Nonostante l’avvertita mancanza di basi teoriche negli insegnamenti, gli anni trascorsi all’ISIA sono fondamentali per la sua formazione: il moltiplicarsi degli stimoli figurativi, il contatto con insegnanti di alto profilo (gli architetti Edoardo Persico e Giuseppe Pagano, il grafico Marcello Nizzoli ma anche il pittore Pio Semeghini, e lo scultore Arturo Martini) e la vicinanza ad un ambiente fervido come quello milanese contribuiscono ad accelerare il ritmo delle sue ricerche stilistiche e lo portano a confrontarsi con la questione, destinata a diventare per lui prioritaria, dell’arte applicata all’architettura.
Nel 1936 entra come disegnatore alla Olivetti di Milano grazie a Ruth Guggenheim, giovane ebrea tedesca rifugiatasi in Italia per sfuggire ai nazisti. Entrato inizialmente all’Ufficio Sviluppo e Pubblicità, viene presto destinato alla realizzazione delle campagne pubblicitarie e degli allestimenti e nel 1937 diventa il direttore artistico della società.
Questo momento di intensa attività e di scambi intellettuali viene bruscamente interrotto. Da qualche tempo le sue posizioni nei confronti del regime si sono fatte più critiche e nel 1938 gli eventi precipitano: davanti alla minaccia delle leggi razziali sposa Ruth e si reca con lei a Parigi e da qui parte per gli Stati Uniti.
Mettendo a frutto l’esperienza come art director della sezione pubblicitaria della Olivetti, nel ’41, a trent’anni, Nivola ottenne lo stesso incarico a New York per la rivista “Interiors and Industrial Design”.
Grazie a questa opportunità, entrò in contatto con alcuni maestri europei – come Gropius, Albers, Breuer, Moholy Nagy e Saul Steinberg – e con le correnti artistiche e le avanguardie dell’epoca fino a diventare discepolo di Le Corbusier, con cui condivise lo studio e la teoria della sintesi delle arti.
Nell’ambito delle sue ricerche, verso la fine degli anni ’40, Costantino Nivola diete vita alla tecnica del sand-casting per creare pannelli di calcestruzzo decorati da bassorilievi, colando il materiale in uno stampo di sabbia.
È tra i pochi scultori che hanno aggiunto una nuova tecnica di esecuzione a quelle già esistenti: il sand-casting appunto, col quale esegue le sue opere di maggiore impegno a partire dagli anni ’50. È un rilievo ottenuto con un semplice procedimento: la forma viene modellata in negativo sulla sabbia; su di essa si versa una colata di gesso o cemento, che asciugandosi dà vita al rilievo definitivo.
É proprio questa metodologia scultorea che ha dato vita a due delle sue più celebri operazioni: un grandissimo pannello a muro nello showroom della Olivetti sulla Fifth Avenue progettato dai BBPR, nel 1953, e i quasi quattromila metri quadrati di facciata della sede della Mutual Hartford Insurance Company, nel 1957.
Negli anni Settanta, a Cagliari conosce l’artista Maria Lai, con la quale stringe una grande amicizia, insieme realizzeranno negli anni a seguire il Lavatoio Comunale di Ulassai.
Ma sono molte altre le sculture di Costantino Nivola che hanno trovato un posto di rilievo sulle facciate o agli ingressi di edifici nel nord-est degli Stati Uniti, tra Chicago, Brooklyn, Manhattan, New Haven o Staten Island. Ecco perché, proprio per l’importanza di tutti gli interventi che Costantino Nivola ha fatto nell’ambito dell’identità di uno spazio pubblico in piena esplosione, la The Cooper Union tiene dal 23 gennaio al 15 marzo 2020 una mostra dal titolo Nivola in New York | Figure in Field is on View, che sottolinea l’impatto dell’artista sull’ambiente urbano della città.
In quest’occasione vengono presentate per la prima volta le storie di questi progetti newyorkesi, attraverso modellini, sculture, disegni originali, fotografie commissionate per l’occasione e altro materiale preparatorio.
I lavori presentati in questo contesto sono in totale 62, realizzati in collaborazione con vari architetti in circa quarant’anni di carriera. La mostra su Costantino Nivola alla Cooper Union, co-curata da Steven Hillyer con la consulenza di Giuliana Altea e Antonella Camarda, evidenzia in particolare il lavoro presso lo showroom Olivetti sulla Quinta Strada – l’Apple Store del suo tempo -, la facciata della Coney Island’s William E. Grady High School, la Stephen Wise Recreation Area – una piazza pubblica progettata nel 1962 tra due blocchi di case popolari nell’Upper West Side – e infine l’ultimo lavoro scultoreo su commissione che ha completato negli Stati Uniti, una serie di statuette e placche bronzee realizzate nel 1984 al 19th Precinct Combined Police and Fire Facilities.
Questa occasione newyorkese è sicuramente un’ottima scusa per (ri)scoprire anche il Museo Nivola, una fondazione sarda che si trova ad Orani, il suo paese.
La Fondazione Costantino Nivola è nata nel 1990 e, oltre a ospitare una vasta collezione di opere dell’artista sardo (sculture, dipinti, disegni, ceramiche e maquettes) organizza anche esposizioni temporanee legate all’architettura o all’arte contemporanea.
Il complesso museale comprende un parco e quattro edifici, frutto dalla ristrutturazione, nel ’95, del vecchio lavatoio di Orani su progetto di Peter Chermayeff e Umberto Floris, e di successivi ampliamenti nel 2004 e nel 2012.
Qui, rispetto alla presentazione circoscritta del lavoro di Nivola che viene fatta alla Cooper Union, è possibile apprezzare una panoramica molto più ampia sulla biografia e sulla produzione creativa dell’artista; dall’incontro (quasi uno shock) con gli architetti modernisti, ai lavori di grafica pubblicitaria, dalle sculture destinate al giardino della propria abitazione, intimiste e sperimentali, alle grandi commissioni architettoniche, dalle delicate decorazioni dell’università di Yale, alle opere in materiali nobili come il bronzo e il marmo, fino al tardo ritorno alla terracotta nelle raffigurazione femminili.
Quella di Costantino Nivola è stata una figura decisiva e, definito lo scultore per gli architetti, è stato uno di quei professionisti che hanno contribuito a rendere l’architettura modernista, percepita come fredda e distante, più vicina al pubblico e ai reali fruitori degli spazi di tutti i giorni.
Utilizzare per le sue sculture lo stesso materiale che i grandi architetti usavano nell’edilizia, può sembrare banale ma è stato rivoluzionario: Nivola ha normalizzato la scultura, privandola della sua aura di eccezionalità e avvicinandola alla vita quotidiana.
Le sue opere d’arte sono diventate parte dell’esistenza comune e hanno contribuito a migliorare la società creando ambienti più armoniosi e piacevoli, sottolineando con umiltà e maestria il ruolo dell’arte nella vita civica delle nostre comunità e dei nostri spazi.
Fonti:
Museo Nivola
Elisabetta Donati de Conti su Elle Decor
Sardegna Cultura
