SA MATESSI DIE – 9 Marzo 1956
Il santone di Sorso Francesco Santoni parte per Roma per conoscere il papa

Nel 1956 in Sardegna si comincia a parlare di un certo giovanotto di Sorso, di nome Francesco Santoni, soprannominato in paese Nerone per il fisico alto e robusto e la carnagione scura.
Francesco ha diciannove anni, è un bel ragazzo, del tutto analfabeta e incapace di esprimersi in italiano, e nel paese viene considerato un poco di buono che vive alla giornata. Improvvisamente, pare a seguito di una visione celeste, Francesco cambia carattere diventando mite e remissivo, non solo, ma ogni venerdì comincia ad avere crisi mistiche nelle quali suda sangue mentre sul suo corpo appaiono i segni della passione di Gesù.
Simili fenomeni non possono rimanere limitati al paese di Sorso, e presto la voce si sparge in tutta l’isola. Testimoni considerati degni di fede raccontano di avere udito schiocchi di fruste invisibili mentre sulla schiena apparivano le ferite della flagellazione; la fronte di Francesco gocciola abbondante sudore misto a sangue.
Si parla di miracoli, di rivelazioni sovrumane; i pochi scettici vengono messi a tacere dai fedelissimi, che ben presto si moltiplicano anche nel resto della Sardegna.
Una storia così non può restare chiusa nell’ambito sardo. In poco tempo esce dai confini della Sardegna, raggiunge l’Italia poi l’Europa e l’America.
Arrivano lettere anche dalla Francia, dagli Stati Uniti con preghiere, richieste, offerte in soldi, anche trenta dollari alla volta.
Medici e sacerdoti si interrogano sugli strani e inesplicabili fenomeni testimoniati da decine di esperti o sedicenti tali, giornalisti, nobili che parlano con l’aldilà, magistrati in incognito, donne più o meno pie, politici in cerca di pubblicità e tante fotografie. Scattate a centinaia.
Altri giornali (Il Corriere della Sera manda i suoi redattori) raccontano lo straordinario “miracolo”; il Corriere dell’Isola va letteralmente a ruba con le storie di Nerone.
La televisione, che è ancora un lusso per tanti, fa il suo bravo servizio. Viene girato anche un cortometraggio. Un circo mediatico “ante litteram”.
Tutti ne parlano ma nessuno sa dare una spiegazione esauriente e convincente. Così Francesco Santoni diventa famoso come padre Pio (futuro santo) altra persona con le stimmate. In più Francesco vede anche la Madonna. Sogna di fare un viaggio in Terra Santa, chiede un incontro con il Papa, cerca di aprirsi una via per la santità. Ma le scelte di vita di Francesco finiscono con l’indirizzarsi per strade opposte a quelle del frate di Pietralcina.
La fama, il successo mostrano al giovane sorsense nuovi e piacevoli aspetti della vita. Lascia il paese natio. “ A Roma trovai amici fidati pronti ad accogliermi, a darmi assistenza: non erano più gli umili compaesani, sprovveduti ed inesperti, erano professionisti d’ogni ceto sociale.
Andava in Italia seguito dalla sua “corte”, frequentava teatri, i night clubs di via Veneto a Roma, scopre “la dolce vita”, compra automobili sempre più lussuose e veloci.
Purtroppo, dopo pochi mesi, medici di fama cominciano a mettere in dubbio la natura soprannaturale dei fenomeni a cui Santoni va soggetto, documentando le loro conclusioni con un’abbondante casistica: clinici illustri sottopongono il “miracolato” ad attente osservazioni, demolendo spietatamente il castello di fantasticherie.
La Curia di Sassari, infine, prende una decisa posizione negativa nei confronti del “miracolo”.
Per il povero “Nerone” è una triste esperienza: i testimoni delle sue crisi cominciano a rimangiarsi tutto, i creduloni della prima ora diventano i suoi più accesi denigratori, e il giovane è costretto a scomparire travolto dallo scherno.
La campagna di stampa che, nei tre mesi del suo successo, era stata condotta sulle sue esperienze, sulle sue visioni, sui suoi contatti con l’aldilà, ha però dei risultati inaspettati.
L’ex-veggente, intanto, viene chiamato alle armi e dopo un paio di crisi mistiche avvenute in caserma, i suoi superiori si convincono a compilare un foglio di congedo rispedendolo in Sardegna, dove pian piano Santoni comincia a condurre un tenore di vita da milionario: gira in fuoriserie, ha alle sue dipendenze un segretario, un autista e un consulente legale.
Con la fama arriva a Francesco anche un benessere mai neppure sognato. Si trasforma in imprenditore edile investendo molti milioni.
Nel gennaio del 1960 si sposa ma a novembre cominciano i guai. Processato per truffa, nel gennaio del 1961 subisce la prima condanna.
Il giornalista, poi senatore del PCI Peppino Fiori scrive: Processato a Sassari Francesco Santoni, che sudando sangue conquistava comuni alla DC, nei comizi e nei salotti. Nerone elettorale.
Il seguito della storia è cronaca giudiziaria. Francesco Santoni finisce in carcere prima ad Aversa, nel manicomio criminale, poi a Sassari e ad Alghero. Nel carcere sassarese di San Sebastiano conosce Graziano Mesina a cui farà da padrino per la cresima.
Un’amicizia che gli costerà ulteriori guai con la giustizia. Impara a leggere e scrivere e il mestiere di legatori di libri. Scopre anche la sua vocazione alla scrittura e alla poesia (una raccolta di sue opere è stata pubblicata nel 1987 col titolo “Canto d’amore”).
Scrive Santoni nella sua biografia: Sono state loro, le mie tentazioni: le belle e affascinanti donne che ho trovato nella mia vita, il mio corpo è sempre stato debole per resistere. Quando sono uscito dalla miseria, e ho visto tanta grazia di Dio, mi sono buttato nella mischia senza pensare a niente.
Il mistero delle “stimmate” non è mai stato risolto. Francesco Santoni era un truffatore o era “altro”?
C’è da chiedersi cosa sarebbe successo se Francesco Santoni invece di darsi alla “dolce vita” si fosse rinchiuso in un convento, anche perché, spesso e volentieri, è il caso che decide il destino degli uomini. Avremmo avuto un “ san Francesco da Sorso”? Ai posteri l’ardua sentenza.
Quale attività sta conducendo? Santoni non ha possibilità economiche, un’occupazione fissa, eppure finanzia squadre di calcio ed effettua frequenti trasferte in Italia, circondandosi di amici e di belle ragazze.
La risposta a queste domande viene nel 1961, quando a Sassari e provincia si sparge la voce che l’ex-veggente è stato arrestato su mandato di cattura della Procura della Repubblica. Il motivo? Una serie di azioni illegali che egli avrebbe attuato in collaborazione con altri, in particolare Tonino Siddi , ex atleta olimpionico.
L’inchiesta aveva preso l’avvio da un esposto, presentato alla Questura di Sassari dai parenti di un ex amministratore del comune di Sorso, tale Giacomo Oggiano, che il santone avrebbe indotto a cedergli alcuni immobili di notevole valore dietro la promessa di fargli ottenere un ipotetico tesoro.
L’ex consigliere comunale abitava in una casa posta a ridosso della chiesa di San Pantaleo, dove secondo la leggenda era sepolto il giudice Barisone III, assassinato nel 1236. Santoni lo convince che nella casa è nascosto il tesoro accumulato dal Barisone in tre anni di governo.
Per ottenere il tesoro è però necessario placare l’anima del giudice con sacrifici di denaro, che l’ingenua vittima consegna al veggente; questi, chiudendosi in una stanza da solo, brucia le banconote con strani riti di sua invenzione. In realtà pare che Francesco intascasse le somme fingendo di bruciarle.
A Santoni viene un’altra idea: raccontando all’ex consigliere che per la migliore riuscita dei sacrifici ci vuole l’aiuto di una ragazza pura, convince Oggiano ad affidargli la propria figlia quindicenne, che in seguito seduce guadagnandosi una denuncia per corruzione di minorenne.
L’Oggiano viene quindi convinto a spogliarsi di ogni avere, compresa la “casa del tesoro”, che vende in modo fittizio alla moglie di Santoni e a Siddi.
Anche una signora di Burgos viene convinta, durante una seduta spiritica, a versare a Santoni la cospicua somma di 14 milioni, per liberare la sua famiglia dall’ipotetica minaccia di un fantasma malvagio.
Il 10 aprile 1963 la Corte d’Assise di Sassari condanna Santoni a dieci anni e quattro mesi e Tonino Siddi a quattro anni e nove mesi di reclusione.
Fonti:
Leo Spanu blog
