Si parla tanto di “autonomia differenziata” ma sempre con uno sguardo esterno

Proviamo a ragionarci da sardi.
CIÒ CHE STA DIETRO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA. E CHE IN SARDEGNA NON SI HA IL CORAGGIO DI AMMETTERE
L’Italia è una Repubblica competitiva. E chi non se ne accorge è destinato a perire.
Non è un dato di oggi, che si scopre nel momento in cui alcune regioni ordinarie provano, attraverso l’autonomia differenziata, a scavalcare in poteri e gestione delle risorse persino quelle ad autonomia speciale.
L’Italia dal 1861 si è costruita drenando risorse – materiali, umane, economiche – dal Sud al Nord: è un dato incontrovertibile.
Dopo più di 70 anni di Repubblica il divario fra Nord e Sud è aumentato: lo Stato spende al nord almeno 200 euro in più pro-capite (e 400 euro in più a testa se si parla di spesa sanitaria). Un altro dato incontrovertibile.
E incontrovertibile è il risultato della solidarietà italiana nei confronti della Sardegna: fatto 100 il valore delle infrastrutture in Italia il valore per la Sardegna è 50. Se andiamo al dettaglio c’è da piangere: 44 per le strade, 17 per le ferrovie.
L’Italia è stata tanto solidale nei nostri confronti che – unici nella fantomatica repubblica solidale – c’ha lasciato da decenni senza doppio binario, elettrificazione, autostrade, metano, compagnie navali e aeree nostre (mentre i debiti di Alitalia li abbiamo sempre pagati anche noi, anche quando per anni la “compagnia di bandiera” non ha nemmeno provato a partecipare alle gare per la continuità); e non si preoccupa se qui sovra-produciamo energia e la paghiamo di più.
L’Italia è stata tanto solidale che nei nostri paesi – quelli più piccoli in primis – non ci sono più i servizi sociali basilari, a malapena è garantito l’ordine pubblico, le scuole chiudono quando non crollano.
L’Italia è stata tanto solidale da costringerci a una estenuante vertenza entrate perché per trent’anni non ci ha reso i soldi che ci spettavano per legge e che con mano lesta si tratteneva. Ci ha costretto a continue lotte sugli spropositati accantonamenti che metteva a nostro conto per garantire la sua solidità finanziaria: tanto spropositati che persino la Corte Costituzionale ha dovuto riconoscere che non erano una “cifra equa”.
L’Italia è tanto solidale che nella stesse finanziarie in cui ci allunga un paio di milioni per l’insularità, stanzia miliardi per il Ponte sullo Stretto di Messina definendolo opera di interesse strategico nazionale. Che strano: non si sono sentite urla di dolore e di solidarietà levarsi dall’Italia intera dicendo “No! Dividiamo quei miliardi con la Sardegna per la sua continuità territoriale! Anche quella è strategica!”.
È stata dunque colpa soltanto dell’Italia? No di certo! È stata anche colpa dei sardi. E la prima colpa è che i sardi – soprattutto la loro classe dirigente – si sono fidati, hanno aspettato soluzioni, hanno invocato aiuto invece che rimboccarsi le maniche, organizzarsi, migliorarsi, ingegnarsi e dare battaglia per difendere i propri interessi.
O la classe dirigente sarda si sveglia, non per mero calcolo elettoralistico, non per insufflare dosi di orgoglio posticcio in una distratta massa elettorale, oppure le cose andranno ancora peggio.
Davanti alla vicenda dell’autonomia differenziata bisogna finalmente prendere coscienza che da sempre è in atto dentro lo Stato italiano una competizione sulle risorse e i poteri fra diversi territori. Si può vivere nell’illusione che questa situazione cambi e che scocchi un’utopica armonia o si può dare battaglia per far valere i nostri interessi e la nostra diversità. Noi di A innantis!, se ci verrà data fiducia e la possibilità di essere nel Parlamento Sardo, daremo battaglia. Statene certi.
A innantis! ![]()
Franciscu
