SA MATESSI DIE – 11 novembre

In Sardegna si festeggiava San Martino patrono di viticoltori e cantinieri e protettore dai fulmini
San Martino ĆØ venerato e ricordato lā11 novembre in molte nazioni dāEuropa con le famose e pittoresche processioni delle lanterne di San Martino, in Sardegna insieme a SantāAndrea, (che si festeggia il 30 e che dĆ il nome al mese di novembre* in sardo āSantandriaā) San Martino ĆØ considerato il patrono di viticoltori e cantinieri, anche se i riti e i festeggiamenti sono oramai scomparsi.
Questi due santi presenziano quindi alla nascita del vino novello. In sardo ancora oggi si dice āA Santu Martinu in dònnia carrada est prontu su binuā (a San Martino in ogni botte ĆØ pronto il vino) in riferimento al vino nuovo.
Nel paese di Sanluri si festeggia tradizionalmente con lāaccensione de su fogadoni un grande falò e con la preparazione de sa fa buddia (le fave lesse)
La festa di San Martino ĆØ anche una festa della luce.
Lāinverno, col suo carico di freddo e di giornate buie, trova il suo antagonista in una figura forte e lucente. Le lanterne e i fuochi, insieme al calore dei bambini e della famiglia, si oppongono cosƬ al rigido periodo invernale e alle giornate di pioggia, ai tuoni e ai fulmini.
Non è un caso quindi che San Martino in Sardegna, così come Santa Barbara, sia invocato come protettore dai fulmini.
Tra le filastrocche sarde, potenti e magiche, da recitare contro fulmini e tuoni cāĆØ proprio la filastrocca o preghiera delle dodici veritĆ di San Martino, chiamata in sardo is doxi perĆ ulas de Santu Martinu.
Oltre a proteggere le persone da fulmini e tuoni, tipiche manifestazioni del āmaleā, San Martino protegge anche dal diavolo in persona. Infatti, in tutta la Sardegna ĆØ ancora oggi molto diffusa la leggenda di San Martino che fa scomparire il diavolo pronunciando le āparole della veritĆ ā.
E ricordati: se dovessi trovarti davanti il diavolo in persona, non avere paura e aggiungi alle dodici parole anche la tredicesima, che ĆØ ritenuta davvero portentosa contro su tiĆ ulu o sa tentatzioni.
La leggenda di San Martino e il diavolo con le parole della veritĆ nella variante nuorese venne raccolta da Grazia Deledda nel suo capolavoro Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna.
Questo scongiuro si recita durante i temporali, o semplicemente quando tuona. Si crede abbia la potenza di far calmare la natura, sconvolta dai demoni.
Ć San Martino che, a quanto pare, disputa col demonio e che finisce col vincerlo. Bisogna recitare intero lo scongiuro: recitandone una sola parte riesce dannevole, e il temporale cresceā¦
Fora. Dego inintro e tue fora.
Santu Martine in paragulas bonas.
Su cantu chi ses Martine mi ndāas a narrer una.
Ti ndāappāa narrer una.
Prus mannu est su sole chi no sa luna.
Fora. Dego inintro e tue fora.
Santu Martine in paragulas bonas.
Su cantu chi ses Martine mi ndāas a narrer duas.
Ti ndāappāa narrer duas.
Sas duas taulas de MosĆØ,
cando falesit Zesu Gristu a pĆØ,
in terra a Gerusalemme nende:
Deur Babbu, Deur Fizu, sāIspiritu Santu, amenā¦
Secondo lāantico calendario europeo e sardo dāorigine agricola e pastorale, novembre ĆØ il mese della semina dei campi e come giĆ detto della mescita e degustazione del vino novello.
Per questo motivo, al mese di novembre in Sardegna sono legati numerosi riti religiosi e usanze tradizionali che hanno lo scopo di ottenere un buon raccolto e un ottimo vino.
In tal senso, in Sardegna novembre si apre con la richiesta dāaiuto a tutti i Santi, il 1 novembre. E durante il mese, non mancano i richiami e le preghiere ai vari Santi locali. E in particolare a quelli che durante la stagione autunnale tradizionalmente proteggono i lavori nelle campagne e sostengono la produzione agraria e pastorale.
Dal libro di Gino Bottiglioni, āVita sardaā:
āSi suol dire che la seminagione può esser fatta in ogni mese fino a Marzo āsi messĆ iu sese, beta trigu donzi meseā, ma per lo più si semina alla fine di Ottobre o ai primi di Novembre (SantāAndria).
A Torralba aspettano la prima fase della luna per trarre gli auspici: il contadino prende una moneta e si fa il segno della croce dicendo:
Luna noa, luna bezza
sanu mi agatas e sanu mi lessas.
Cun dinari in bùscia
e cun trigu in lùsciaā¦.
Il primo lunedì del mese, quando nella Chiesa si fa una funzione per invocare il bene per tutti i trenta giorni seguenti, è propizio per la semina e il buon messaju va nel campo arato e sparge i chicchi di grano, mormorando:
āeo ti sĆØmino, Deus ti produa.
Ormai non resta che attendere lo spuntare dei teneri germogli che si svilupperanno sotto le carezze del sole primaverile; ma intanto occorre propiziarsi il favore celeste e per questo sāinnalzano preghiere e si fanno novene ai Santi Patroni del paese.ā
*Il mese di novembre in alcuni paesi viene chiamato Donniasantu o anche Santu Sadurru, per via della festa di San Saturno, o Mese de sos mortos, ossia mese dei morti.
Fonti:
Grazia Deledda, Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna
Gino Bottiglioni, Vita Sarda
Rubrica a cura di Ornella Demuru
