IL GOVERNO ITALIANO TAGLIA I FONDI: STAMANE MIGLIAIA DI STUDENTI HANNO PERSO IL BONUS TRASPORTI
Di Alessio Marras

A partire dalle ore 8 di stamattina 1° settembre era possibile richiedere il bonus trasporti nella piattaforma online del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ma – in pieno stile italiano – la macchina del capo aveva un grosso buco nella gomma: i fondi disponibili non erano altro che quelli residui e inutilizzati del mese di agosto, rendendo di fatto il bonus trasporti non un’agevolazione bensì una guerra per le briciole. Ciò comporta che fino al 1° ottobre non sarà possibile usufruire del bonus in questione, lasciando a terra (non solo metaforicamente) studenti e studentesse di tutta la Sardegna, non solo delle università ma anche di scuole medie e superiori, ostacolando ancora una volta il diritto allo studio e rendendo sempre più l’istruzione qualcosa di elitario, invece che un diritto inalienabile. Noi di A Innantis, con Alessio Marras (rappresentante degli studenti all’Università degli Studi di Cagliari), ci siamo interessati alla questione e riportiamo di seguito il disagio vissuto proprio stamani da una studentessa dell’ateneo cagliaritano.
Stamattina ero sveglia dalle sette, con la pagina del bonus trasporti aperta sul browser e pronta per essere ricaricata appena sarebbero state le otto. Vivo da fuorisede a Cagliari, dunque avevo avvisato per tempo nei giorni precedenti i miei genitori e mio fratello di tenersi pronti come me da presto (mio fratello ha iniziato la sua esperienza da universitario quando ancora eravamo in piena pandemia, dunque ho sempre cercato di dargli una mano e guidarlo attraverso determinate fasi). Appena scattano le otto seleziono la voce “entra come cittadino” mi rendo conto con angoscia che ho più di 85mila persone in coda davanti a me, e mio fratello che sta facendo la fila per sé dal suo telefono ne ha quasi il doppio davanti. Inizialmente sono fiduciosa perché, dopo pochi minuti, l’attesa risulta di una quarantina circa di minuti. Tuttavia, dopo poco questa finestra di tempo per l’attesa inizia ad allungarsi sempre di più, finché verso le nove e dieci compare in fondo alla pagina un avviso che comunica che i fondi sono già esauriti e che si potrà fare nuovamente domanda il primo di ottobre in caso rientrino alcuni dei (pochi) fondi appena presi d’assalto nel giro di un’ora.
A questo punto comunico la notizia alla mia famiglia (ah già, prima non ho detto che per tutto il corso di questa attesa sono rimasta in contatto al telefono in vivavoce con loro, di modo da poterli aiutare all’istante appena finita la coda): siamo tutti esterrefatti, l’avviso dell’esaurimento dei fondi è apparso anche a mio fratello e da qui inizia tutta una serie di considerazioni del caso. Mia madre dice che la gente finalmente protesterà finché non sarà erogato un nuovo finanziamento, e io non ho il cuore di dire più di un paio di volte che è molto poco probabile. Ovviamente mi auguro possa succedere e che mio fratello possa usufruire del bonus, ma per me non ho molte speranze, perché purtroppo a metà mese compirò 28 anni, e da quest’anno per il governo sardo oltre i 27 anni non si ha diritto ad agevolazioni sui costi dei trasporti, quando fino all’anno scorso il limite d’età era fissato a 35 anni. Dunque, anche se miracolosamente lo stato italiano emettesse un nuovo finanziamento per il bonus, mi sono già messa l’anima in pace e ho deciso che pagherò l’abbonamento annuale dei trasporti cittadini di tasca mia, perché si tratta di una spesa pari a un quinto della cifra che pagherei senza agevolazione. Dopo le ultime considerazioni del caso, il nervoso era tale che ho chiuso la chiamata con i miei e mi sono addormentata per smaltire il mal di testa e la frustrazione.
Dopo essermi svegliata, giù di altre considerazioni sulla faccenda in chat con colleghi di università e amici, finché il mio amico Alessio (Marras) non mi propone di scrivere questo segmento da inoltrargli per un pezzo che sta preparando riguardo la questione del bonus trasporti. I miei pensieri in merito sono tanti, ma la domanda che mi lascia perplessa più di tutte è questa: per quanto ancora gli organi governativi, che siano a livello italiano o sardo, continueranno a fomentare questa sensazione perpetua di “lotta tra poveri” che ci costringe a non poter fare nulla per difendere a pieno i nostri diritti?
