SA MATESSI DIE – 3 giugno 1747
I Savoia, su desiderio dei nobili sardi, creano il Reggimento “di Sardegna”

Attraverso il noto Don Saturnino Vico di Soleminis, il re Carlo Emanuele III accoglieva nel 1744, il desiderio dei Sardi (i sardi nobili, nel ‘700 veracemente savoiardi, prima del 1718 veracemente spagnoli) di formare un nuovo reggimento, chiamato poi “Reggimento di Sardegna”, nel quale venivano arruolati solo selezionati gentiluomini isolani.
Teniamo conto che il Trattato di Londra del 1718 proibiva leve forzose in Sardegna, ma consentiva l’arruolamento volontario e la commutazione delle condanne penali in servizio militare, anche fuori dell’isola, come ad esempio nel 1721, quando furono inviati cento forzati all’arsenale di Villafranca.
Solamente nel 1726 i sardi furono ammessi nei corpi di ordinanza, col limite però di soli cinquanta fanti (cinque per compagnia) e trentasei dragoni (i dragoni sono soldati di un reggimento di cavalleria, questi erano dodici per compagnia) nel reggimento “di Sicilia” che stava di stanza ad Alghero.
Due anni dopo, con detenuti graziati, furono formate due compagnie sarde, mentre nella Guerra di Successione Polacca quasi il 40% degli effettivi del battaglione era sardo.
L’organico del Reggimento di Sardegna prevedeva dieci compagnie di settanta uomini ciascuna, che avrebbero vestito un’uniforme bianca e mostre nere. Colonnello venne nominato don Bernardino Antonio Genovés, Duca di San Pietro e Marchese della Guardia – che aveva levato a sue spese il reggimento – e Tenente Colonnello il nobile sardo autore della richiesta don Saturnino Vico di Soleminis, che però morì l’anno successivo.
Al Colonnello era lasciata la prerogativa di nominare tutti gli Ufficiali eccetto il Maggiore, che era di competenza regia.
Il nuovo reggimento sardo, abile nel maneggio delle armi e nelle esercitazioni guerresche, si meritò molto presto il gradimento generale.
Il re Carlo Emanuele III, che lo passò in rassegna a Torino nel 1747, ne rimase talmente soddisfatto che scrisse la seguente lettera:
“Coll’occasione che il Reggimento di Sardegna è stato ultimamente di presidio in questa capitale (Torino), abbiamo avuto la soddisfazione di vederlo noi stessi sotto le armi, corrispondente alla nostra aspettativa; avendolo osservato composto di un’ufficialità assai ben iscelta di uomini e di statura ed altezza quanto ragionevole, altrettanto propria per sopportare le militari fatiche.
Presimo quindi da ciò ben giusto motivo di dichiarare al Colonello Duca di San Pietro il singolare gradimento che ci è risultato dall’attività e dallo zelo con cui, tanto egli, che gli altri capitani ed ufficiali del corpo, si sono impegnati per metterlo su tal piede, e per ridurlo a quel buon sistema di eguaglianza e di disciplina, a cui lo sappiamo anche portato: e siccome ci preme particolarmente di conservarlo tale, nel mentre che veniamo di incaricare lo stesso Duca a continuarvi le sue attenzioni, col procurare dal Regno, buone reclute, prendiamo altresì accennarvi queste nostre premure affinché vi diate anche dal vostro canto la mano…”.
Nel 1775 il figlio del Duca, Don Alberto, otteneva meriti dal Reggimento, per aver investito un’importante somma per il mantenimento della banda musicale del corpo, che proprio quell’anno il re aveva concesso di formare.
Fonti:
Piero Meloni Satta, Effemeride sarda
Lanfranco Sanna, Il reggimento di fanteria d’ordinanza di Sardegna
Le immagini sono di Lanfranco Sanna, nel saggio di cui sopra
