SA MATESSI DIE – 25 maggio 2018
La Sardegna è in lutto: muore Paolo Pillonca

Sono tantissimi i post comparsi sui social subito dopo la diffusione della notizia della morte di Paolo Pillonca.
Voce potente della cultura sarda di cui è stato profondo e appassionato cultore, Paolo Pillonca, giornalista, scrittore, poeta, intellettuale illustre, si spegne dopo breve malattia all’età di 75 anni.
Nato a Osilo nell’ottobre del 1942 e cresciuto fra Arzana e Seui, si laurea in Lettere Classiche a Cagliari con il glottologo Antonio Sanna.
Professore di Lettere alle medie e al liceo di Seui.
Dalla cattedra ai giornali, prima a L’Unione Sarda (caposervizio per la cronaca di Nuoro), poi alla Nuova Sardegna per la pagine culturali e alla Rai. E poi capufficio stampa della Regione ai tempi di Mario Melis, il sardista eurodeputato.
Poeta lui stesso, versatile come pochi altri, scrittore infaticabile ed elegante, autore di testi teatrali, “paroliere” per molte canzoni di Piero Marras e Franco Madau, attore per il cinema nel film di Columbu “Su re”.
E soprattutto – come Manlio Brigaglia e Bachisio Bandinu – conferenziere fra i più amati in Sardegna.
Amava Francesco Masala e rileggeva “Sos laribiancos”. Adorava Giovanni Lilliu col quale parlava sempre in campidanese si trovasse in Gallura, in Barbagia o nella casa di via Copernico del Sardus Pater dell’archeologia.
Durante i viaggi in macchina ripeteva in metrica autori greci e latini (i preferiti Omero e Orazio) ma anche le ottave di tziu Remundu Piras di “Nenaldu sun tres annos chi ti prego” e Peppe Sozzu di “Chentu ‘iddas, chentu modas”.
Pillonca è stato soprattutto una Treccani nuragica vivente, l’enciclopedia per eccellenza della poesia dialettale.
Del sardo conosceva tutte le varianti: e paese per paese conosceva le differenze minime, perché a Villagrande parlava in biddamannesu, ad Arzana in artzanesu.
È stato anche uno dei più acuti analisti sociali della sardità nel passaggio dall’economia agropastorale a quella postindustriale.
Nessuno come lui conosceva, paese per paese, i “vati locali”.
Abbandonata per scelta la cattedra nei licei, era passato al giornalismo.
Lo aveva scoperto negli anni Settanta un grande cronista, Vittorino Fiori.
Amava raccontare i “senza voce”.
Con Pillonca le “gare poetiche” erano diventate un fatto di cronaca nelle pagine de La Nuova Sardegna dove si potevano raccontare in rima la Guerra del Golfo e le crisi di Governo, i sequestri di persona e le sventure industriali, le iniziative dei circoli degli emigrati.
Da cronista fu vittima, con la moglie, di un colossale errore giudiziario, ma mantenne equilibrio nei giudizi verso la magistratura.
Paolo Pillonca è stato autore di diverse opere sulla cultura tradizionale e sulla lingua della Sardegna, in particolare sulla “poesia a bolu”.
Ha scritto anche diversi lavori per compagnie teatrali.
È stato fondatore della casa editrice Domus de Janas e direttore di Làcanas, rivista bilingue delle identità, nata all’inizio del 2003.
Centinaia di persone parteciperanno ai suoi funerali tenuti a Seui. Sopra la bara una bandiera dei quattro mori e un cuscino di rose rosse.
Presenti Piero Marras, Bachisio Bandinu, numerosi artisti, intellettuali, giornalisti, esponenti politici e tanti amici saluteranno per l’ultima volta un uomo che ha segnato in maniera indelebile l’esperienza culturale degli ultimi decenni del ‘900 in Sardegna.
Fonti:
Giacomo Mameli
Wikipedia
