SU BISU DE SA SARDA REVOLUTZIONI / IL SOGNO DELLA SARDA RIVOLUZIONE
āIs cincu preguntasā

Prosegue anche nella giornata odierna il nostro percorso verso Sa Die de sa Sardigna. Oggi, andremo ad analizzare āle cinque domandeā degli Stamenti.
In seguito alla vittoria sui francesi, il dibattito in senso allo Stamento militare proseguiva senza sosta grazie anche alla partecipazione delle forze intellettuali formatesi nelle UniversitĆ dellāIsola. La vittoria contro la potenza francese aveva contribuito non solo alla maturazione di una consapevolezza politica collettiva, ma anche alla comprensione dellāesistenza di un conflitto di interessi che vedeva opposte la Sardegna e la Dominante piemontese.
In questo contesto si ebbe la stesura de āIs Cincu preguntas / Le cinque domandeā, richieste formulate da parte degli Stamenti Sardi al sovrano. Il dibattito che portò alla formulazione delle ādomandeā entrò nel vivo tra il 29 aprile e il 18 maggio in un clima non sempre sereno, visti i diversi punti di vista dei componenti, ma sempre allāinsegna della rivendicazione dei diritti e della dignitĆ spettanti alla Nazione sarda e alle sue istituzioni. I temi che guidarono il confronto interno agli Stamenti furono la difesa del territorio e la necessitĆ (seppur generica) di riforme in ambito politico-amministrativo, in unāottica politicamente moderata. Dopo la stesura della relazione contenente le ādomandeā, questa fu consegnata a una delegazione di sei membri, due per ogni Stamento, affinchĆ© questa fosse presentata e illustrata al sovrano sabaudo. āIs cincu preguntasā furono le seguenti:
ā1) La convocazione delle Corti Generali per trattare sopra tutti gli oggetti di pubblico bene;
2) La conferma di tutte le leggi, consuetudini e privilegi, anche di quelli non sono in uso, stante il privilegio espresso [custodito negli archivi] che il disuso non debba impedire di richiamarli ad osservanza sempre che la Nazione lo creda opportuno, e giovevole;
3) La privativa negli impieghi per i Nazionali sardi;
4) Lāistituzione di un Consiglio di Stato che dovesse essere consultato in tutti gli affari che prima dipendevano dallāarbitrio del solo segretario;
5) Un ministero distinto in Torino per gli affari della Sardegnaā (in Sotgiu 1984, p. 151).
Il 4 settembre 1793 a Torino, la delegazione, formata da Girolamo Pitzolo e Domenico Simon (Stamento militare), Pietro Maria Sisternes e il vescovo di Ales Michele Aymerich (S. ecclesiastico), Antonio Sircana e Giuseppe Ramasso (S. reale), fu accolta con molto disappunto dalla Corte e ricevuta dal re solamente tre mesi dopo il suo arrivo. Le richieste poste dagli ambasciatori sardi vennero liquidate con promesse indefinite e i suddetti congedati.
Parallelamente, a Cagliari, lo stesso giorno dellāarrivo della delegazione stamentaria, venne spedito un regio biglietto per la sospensione delle sedute dei tre ordini. Il messaggio non venne diffuso nellāimmediato dal vicerĆ© per paura della reazione degli Stamenti e per assicurarsi che avvenisse lāapprovazione del pagamento del donativo.
Possiamo ben immaginare le reazioni suscitate dal rifiuto de āis cincu preguntasā, alle quali si aggiungevano delle politiche sempre più ostili da parte della Corte. Il messaggio era chiaro: non cāĆØ spazio per rivendicazioni politiche, la Sardegna non ĆØ che una colonia sabauda.
Il clima si faceva sempre più rovente, la tensione palpabile: il momento di rialzare il capo era giunto.
