SA MATESSI DIE – 23 Aprile 1897
Tragica bardana nel paese barbaricino di Meana

Nella notte fra il 23 e il 24 aprile del 1897, una banda di oltre sessanta uomini assedia l’intero paese di Meana, nella Barbagia di Belvì.
Viene assaltata la caserma e invasa la casa del prete, il reverendo Giovanni Marras, considerato ricchissimo.
Per le strade del paese si scatena l’inferno: carabinieri e barracelli da un lato e banditi dall’altro.
Due ore di spari, di grida, di morti e di feriti, una vicenda che per la sua tragicità fu ripresa da tutta la stampa dell’epoca e che a Meana ancora oggi viene ricordata da tutti con l’espressione: “su ildorrobattoriu de predi Marras” (la rapina a prete Marras, il termine specifico dovrebbe provenire dal verbo “sdorrobari”=rubare)
Di recente l’artista Maurizio Pretta di Meana ha scritto e musicato uno spettacolo di reading che rievoca la tragica bardana del 1897.
L’interprete dello spettacolo è Carlo Antonio Angioni.
Come si svolgevano le bardane.
* La bardana consisteva in una vera e propria cavalcata di decine di uomini armati che di notte convergevano su un villaggio, o un ricco stazzo, per rapinare la casa di uno o più possidenti, uccidendo chi si opponeva.
Giunti nei posti prescelti, il capo (su bardaneri) faceva l’appello assicurandosi dell’identità dei componenti del gruppo. Se qualcuno mancava all’appuntamento, la bardana non aveva luogo come anche non veniva mai eseguita – per puro pregiudizio – di venerdì.
Talvolta le spedizioni erano composte da 50 oppure da 100 persone, provenienti da paesi anche molto lontani tra loro. Ben organizzati e determinati, seguendo precisi ordini, i vari gruppi si concentravano sul calar della notte nei dintorni del villaggio per poi muovere all’assalto sparando e uccidendo. Mentre assediavano la caserma dei carabinieri, gruppi scelti attaccavano le case delle vittime designate, di solito i maggiorenti dell’abitato. L’azione si concludeva con la fuga e ognuno rientrava nella propria casa dopo la spartizione del bottino.
Fonti varie
