SA MATESSI DIE – 6 Aprile 1947
Esce il nuovo giornale “Il Quotidiano sardo”

Esce esattamente a Oristano “Il Quotidiano sardo”.
Lo ha promosso l’arcivescovo Cogoni, preoccupato di fornire ai cattolici uno strumento di informazione e anche di formazione politica.
Il giornale fu pensato per “lavorare” all’interno di un territorio corrispondente a quello della diocesi di Oristano (e dell’antico Giudicato d’Arborea).
«Il Quotidiano Sardo» ebbe fin dall’inizio vita travagliata soprattutto per due motivi: lo scarso sostegno da parte del mondo cattolico isolano e la penuria di mezzi economici.
Il giornale venne diretto inizialmente da Mariano Pintus, futuro deputato democristiano e, in seguito, da monsignor Giuseppe Lepori e Italo Montini.
La gestione amministrativa fu affidata nientemeno che al medico Giuseppe Brotzu, già rettore dell’Università, che, dal 1955 al 1958, sarebbe stato presidente della Regione e successivamente anche sindaco di Cagliari.
Tra i principali redattori o collaboratori fissi si annoveravano Lorenzo Del Piano, Venturino Castaldi, Lucio Artizzu, Mario Angius, Giovanni Sanjust, Mariano Delogu, Paolo Pinna, Milvio Atzori, Ninni Carta, Remo Concas. La parte religiosa era curata, oltre che dal padre Gallicet e da don Lepori, da don Gesuino Mulas del clero ozierese e don Nazareno Mocellin della diocesi di Iglesias.
Si trattava di una redazione composta prevalentemente da giornalisti laici e vicini alle posizioni politiche della Dc. La testata aveva anche una piccola sede a Sassari, affidata ad Antonio Pigliaru e Domenico Panzino. Per un breve periodo, nel 1955, caporedattore del «Quotidiano Sardo» fu il ventiquattrenne Raniero La Valle che, nel 1960, sarebbe diventato direttore del «Popolo» di Roma e, dal 1961 al 1967, dell’«Avvenire d’Italia» di Bologna, nel quale raccontò le novità e le aperture del Concilio Vaticano II.
Dopo pochi mesi dall’inizio delle pubblicazioni, la testata, in seguito alla morte della sua “guida realizzatrice”, l’arcivescovo Cogoni, fu trasferita da Oristano a Cagliari.
In una lettera intitolata Per il Quotidiano sardo del 10 luglio 1948, pubblicata sul «MUES», monsignor Piovella richiamò i lettori cattolici a sostenere la testata, contro i «giornali perversi, nemici di Dio e del buon costume». Egli mise quindi subito in chiaro i principali problemi del giornale: «tanti Cattolici non lo conoscono, non l’apprezzano, non lo sostengono», preferendo acquistare i cosiddetti quotidiani “indipendenti”.
La logica conseguenza era un numero insufficiente di lettori e un’esigua quota di abbonati tra le comunità parrocchiali. Il giornale, tra l’altro, aveva un circuito di distribuzione limitato quasi esclusivamente alle rivendite situate all’interno delle parrocchie. Soltanto poche migliaia di copie erano invece diffuse nelle edicole. Il “lettore tipo” del giornale era assiduo frequentatore di chiese e parrocchie, iscritto all’Azione Cattolica, oppure alle Acli, o a Coldiretti, o ai Comitati civici.
Le cause del basso numero di copie vendute erano rintracciabili anche nella mancanza di infrastrutture – le insufficienti vie di comunicazione stradale rendevano difficile la distribuzione del giornale – e, soprattutto, nel persistente analfabetismo che, nel 1951, riguardava il 22% della popolazione sarda.
Il suo ultimo numero fu quello dell’11 ottobre 1958.
Fonti:
M. Brigaglia, Cronologia della Sardegna
Sito web: www.FondazioneSardinia.eu
