SA MATESSI DIE – 7 Febbraio 1899

“Su bellu d’Ulìana” viene ucciso in uno scontro a fuoco con i Carabinieri
Nato ad Oliena verso la seconda metà dell’Ottocento, Antonio Mulas, noto come “Su bellu d’Uliana” (il bello di Oliena) fu un “bandito” di fine ‘800, quando il “banditismo sardo” aveva quell’aura “romantica” di cui scrisse Antonio Gramsci.
Antonio Mulas fu ucciso presso le fonti de Su Gologone la mattina del 7 febbraio del 1899 al termine di uno scontro a fuoco con i carabinieri di Oliena guidati dal carabiniere Bellani.
Mulas era in compagnia di un altro grande latitante, Giuseppe Pau, che riuscì a farla franca sebbene gravemente ferito.
“Su Bellu d’Uliana” era colpito da 14 mandati di cattura per gravi delitti di sangue e sul suo capo era posta una taglia di 4.000 lire.
Aveva addosso alcune lettere tra cui diversi scapolari sacri con preghiere rivolte a Gesù Bambino.
Nessuno, tra i numerosi intervenuti, volle presentarsi al riconoscimento ufficiale dell’ucciso e i carabinieri furono costretti a rivolgersi ad un loro palafreniere civile, Antonio Angheleddu, che riconobbe senza difficoltà il cadavere di Antonio Mulas.
Angheleddu, senza saperlo, aveva firmato la sua condanna a morte, perché fu trucidato a fucilate dopo pochi giorni.
Dalla “fusione perfetta” del 1847 all’Unità d’Italia avvenuta nel 1861 la Sardegna cambierà e peggiorerà le proprie condizioni sociali ed economiche fino a sfociare nel cosiddetto “banditismo”, un fenomeno aggravatosi in concomitanza con la terribile crisi agraria che si abbatté sull’isola nella seconda metà dell’Ottocento. In tal senso il “banditismo” può essere letto come un effetto e una risposta alla pressione fiscale insostenibile a cui erano sottoposti i ceti più poveri.
Il malessere sociale era poi generato da un diffuso analfabetismo, da una profonda povertà, un’economia inesistente, da epidemie e dall’eterno flagello della malaria.
La mattanza di “banditi” sardi, ma anche di uomini dello Stato italiano, fu in quei decenni dell’800 qualcosa di impressionante.
La foto ritrae il cadavere di Antonio Mulas.
Fonti varie
Rubrica a cura di Ornella Demuru

