Il 2022 si è chiuso con una grande perdita

Gianni Filippini, storico direttore dell’Unione Sarda dal 1977 all’86, si è spento il 31 dicembre.
È stato sia editorialista che direttore editoriale dell’Unione sino a pochi anni fa, nonché conduttore della trasmissione “Sardegna d’autore” su Videolina, andata in onda per 16 anni (800 puntate).
Gianni Filippini è ricordato con grande stima anche per lo stile con il quale ha ricoperto la carica di assessore comunale di Cagliari alla Cultura nella Giunta guidata da Mariano Delogu.
Qui il pensiero che gli ha dedicato Franciscu Sedda in occasione della dipartita
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La morte di Gianni Filippini mi dispiace molto. E sebbene non avessi coltivato con lui lo stesso rapporto, mi riporta alla mente la dipartita di un altro gigante del giornalismo sardo, che mi aveva voluto all’Unione – lanciandomi letteralmente in prima pagina da giovanissimo – e con cui mantenevano un dialogo carico di stima pur nelle differenze d’età e approccio al mondo: Giorgio Pisano.
Il dott. Filippini – lui mi chiamava “Professore” e ci davamo sempre del lei – era un vero galantuomo e un grande amante della cultura e della riflessione.
Avevo avuto il piacere di conoscerlo quasi 20 anni fa, quando mi invitò a presentare il mio libro “Tradurre la tradizione” nella sua bella, utile e non sufficientemente rimpianta trasmissione “Sardegna d’autore” su Videolina, in una puntata in cui a intervenire eravamo io e Nereide Rudas (chissà che la registrazione non si conservi ancora).
Da allora si era creato un rapporto fatto di messaggi che mi mandava quando gli capitava di leggere un mio libro o dei miei articoli sull’Unione.
Da ultimo mi aveva mandato i complimenti per il “meritatissimo Premio Putzolu” per Su porceddu.
Mi piace ricordare quando mi aveva scritto all’indomani di un mio intervento sull’Unione a riguardo dell’esigenza di credere nella nazione sarda, dicendomi fra le altre cose che “non è facile combattere e sconfiggere indifferenza, ignoranza e incredulità”.
Mi disse anche che lui avrebbe messo l’articolo in prima pagina.
Era stato un messaggio per molti versi inatteso, che rivelava una sensibilità non solo culturale verso la Sardegna e le sue sorti.
Cosa che mi portò a pensare a quante volte mi è capitato di scoprire – e forse anche un po’ suscitare – in figure “insospettabili” un desiderio di emancipazione collettiva per i sardi ben più forte e radicale di quanto potesse apparire normalmente e agli occhi del grande pubblico.
Ho sempre pensato che questi momenti – soprattutto da parte dei protagonisti di un’altra generazione – fossero come dei doni: un invito a sopravvivere a quei traumi, fatalismi e conformismi a cui ci spinge la vita, in generale e in Sardegna in particolare.
Dunque, gentile dott. Filippini, sarà fatto: non è e non sarà facile, come Lei giustamente diceva, ma continueremo a lavorare per “sconfiggere indifferenza, ignoranza e incredulità”.
Ci serviranno cose di cui lei aveva cura: cultura, buon giornalismo e capacità di far dialogare i sardi, anche nelle differenze, attorno ai grandi temi che riguardano la loro identità, libertà ed emancipazione.
Adiosu ![]()
Franciscu
