I soldati sardi per il Messaggero: scimmiette ammaestrate dalla memoria sbiadita

Analisi del testo
Premessa. Questa è un’analisi dell’articolo pubblicato da Il Messaggero nella giornata di ieri. Vedere i nostri connazionali vantati come soldati non ci fa piacere: in primo luogo perché non vorremmo dover assistere ad apologie del bellicismo in un tempo in cui il pianeta ha più che mai bisogno di cooperazione, conoscenza, solidarietà; in secondo luogo, perché ci fa male vedere i sardi esaltati nel partecipare a una guerra per conto di altri; infine, perché sappiamo che se tanti ragazzi sardi scelgono di arruolarsi è soprattutto a causa di mancanza di alternative lavorative, una situazione indotta da uno stato italiano che così facendo fa credere ai sardi che la loro unica abilità è quella del “combattere ed obbedire”. Alla fine, chi li salva dalla disoccupazione è lo stato che “offre” loro un posto da militari.
🖊 Il Messaggero cambia veste e diventa National Geographic Italia. Studia le scimmiette sarde che vanno in guerra travestite con le divise militari italiane.
“Ma i sardi sono fatti così: tra loro parlano in sardo, si capiscono più facilmente e quando c’è concitazione fanno prima a comunicare con la lingua dei loro paesi”.
Ancor peggio, come scienziati che studiano scimmiette, pongono il focus sulla lingua: “Le varianti dialettali che nell’isola creano sfide di campanile, in guerra si appiattiscono velocemente. Campidanese e logudorese si mischiano subito e poi bastano poche battute per spiegare al commilitone più vicino che nei paraggi c’è un pericolo”… che basta l’errata terminologia tecnica – il Campidanese e il Logudorese sono varietà e non varianti – per rivelare il finto rigore e l’onnipresente pressappochismo della stampa italiana.
Da questo passaggio emergono due cose: anche gli italiani si rendono conto che le diatribe sulla lingua sono piuttosto inutili; in secondo luogo, è notevole lo stupore del tutto italiano nel vedere che la lingua sarda è in tutto e per tutto una lingua come tutte le altre, non un modo grezzo di comunicare tra uomini di Neanderthal.
Poi: “La lingua sarda all’Italia è stata molto utile. In qualche modo ha fatto la storia”.
Quindi la nostra lingua è utile, come noi sardi siamo utili, solo in guerra, per l’Italia. Carne da macello, come ad inizio 1900.
Breve rettifica storica: sembra si siano dimenticati che, una volta tornati dal fronte della 1ª guerra mondiale, i soldati sardi si aspettavano di fare l’indipendenza, peccato abbiano scelto un leader sbagliato come Lussu, che è stato il primo ad aver affossato la voglia di autodeterminazione di un’intera nazione, la nostra.
Non possiamo non riprendere le parole del grande Antonio Gramsci, il quale giudica bene la gente italica e il trattamento riservato a tutti noi da ormai tre secoli: “tutta questa ciurmaglia elegante e ben pasciuta oggi festeggia i contadini, i pastori e gli artigiani della Brigata “Sassari”. Regalano […] coccarde e sorrisi a questi uomini, ai quali hanno tolto tutto, ai quali l’esattore mette all’asta il campicello e la casuccia per tre soldi di imposta non pagata, ai quali non hanno mai dato scuole, né acquedotti, né porti, né giustizia, ai quali hanno sempre domandato sacrifizi, fino al massimo sacrifizio della vita. Oggi li festeggiano, li carezzano, li avvolgono di occhiate tenere, pare ne palpino i muscoli e i nervi.”
Ancora oggi queste parole sono attuali e descrivono bene la mentalità con la quale veniamo visti: belli e buoni solo quando ci sacrifichiamo in nome di un’altra nazione, come se quella fosse l’unica e più alta aspirazione che noi sardi possiamo avere.
