SA MATESSI DIE – 21 novembre 1962
Muore Boboricu Cambosu l’intellettuale melanconico di “Miele amaro”

Salvatore “Boboricu” Cambosu grande scrittore e giornalista, nasce ad Orotelli nel 1895, era figlio di Gavino Cambosu, fratello di Francesca Cambosu, madre di Grazia Deledda. Quindi con la grande scrittrice erano cugini di primo grado.
È considerato uno dei maggiori elementi della corrente letteraria neorealista sarda, sviluppatasi in Sardegna negli anni cinquanta del secolo scorso, insieme ad altri scrittori come Giuseppe Fiori, Maria Giacobbe, Paride Rombi, Albino Bernardini.
Boboricu crebbe in una numerosa famiglia di estrazione agropastorale.
A Orotelli frequentò le prime classi elementari, continuando poi gli studi a Nuoro dove conseguì il diploma di maturità classica e il diploma di maestro elementare.
Successivamente frequentò le università di Padova e di Roma, senza mai laurearsi. Come maestro delle scuole elementari insegnò in vari paesi del nuorese nonché nel suo paese natale dove fu anche amministratore comunale.
Rientrato in Sardegna si stabilì a Cagliari dove iniziò una ricca e proficua attività intellettuale.
Uomo dalla cultura raffinata e profonda — è l’intellettuale che probabilmente più di tutti è riuscito, forse ancora meglio della più famosa cugina, Grazia Deledda, a far emergere attraverso la sua lirica la psicologia e la filosofia profonda di tutto il ‘continente’ sardo. (M.Gottardi)
Una psicologia frutto del rapporto difficile, spesso violento, di perpetuo confronto tra gli uomini e le donne di Sardegna con una natura aspra, avara: una matrigna più che una madre.
Un territorio oggi unanimemente considerato affascinante e attrattivo proprio per le sue asperità ma che fino a poco tempo fa viverci e trarne frutti per la sopravvivenza propria e della propria famiglia era pratica difficoltosa e non senza conseguenze.
Una condizione quest’ultima non fissa, anzi, sicuramente mutevole nel tempo, e per molti aspetti nemmeno esclusiva dell’Isola ma che qui ha prodotto una filosofia, una weltanschauung, una visione del mondo, assolutamente originale. Tragica, per molti aspetti, pessimista in generale ma dotata di ironia, elemento con cui si cercava di esorcizzare la precarietà dell’esistenza.
Questa relazione drammatica è il leit motiv della produzione letteraria, poetica, culturale dei sardi. Ed è quello che Cambosu è riuscito a compendiare in ‘Miele Amaro‘. “Una originale sintesi di storia e di tradizione, di scienza e di letteratura, una specie di corpus di tutto ciò che costituisce l’anima o il genio sardo nei secoli”, scrisse Giuseppe Petronio su L’Avanti, nel 1955, un anno dopo la sua pubblicazione.
Un’opera che oggi, dopo quasi settant’anni dalla sua prima edizione, possiamo considerare fonte storica. Per capirci: se abbiamo notizia dei tre carnevali tradizionali barbaricini — quello di Mamoiada, di Orotelli e di Ottana — lo dobbiamo anche e soprattutto a Cambosu e ‘Miele Amaro’.
Cambosu non è stato solo un indagatore del passato e della tradizione. È stato anche acuto osservatore del suo tempo. La sua attività pubblicistica è lì a ricordarcelo.
E proprio al ritorno in Sardegna a Cagliari iniziò a collaborare con diverse riviste, tra cui Il Politecnico di Elio Vittorini, Il Mondo di Pannunzio, Nord e Sud, Ichnusa di Antonio Pigliaru, Il Ponte e diversi quotidiani, tra cui Il Messaggero, il Popolo Romano, La Nuova Sardegna, il Tempo, L’Avvenire d’Italia, Il Giornale d’Italia e, ovviamente, L’Unione Sarda.
In questi anni intrattenne importanti rapporti epistolari con Salvatore Quasimodo e, successivamente, dopo l’uscita di ‘Miele Amaro’ con l’etnologo e linguista tedesco Max Leopold Wagner.
Con il quotidiano sardo pubblicò anche il suo romanzo a puntate, ‘il Carro‘ (apparso postumo solo nel 1992 con il titolo ‘Lo sposo pentito’) oltre a una serie di articoli di inchiesta sul banditismo, che però non furono mai pubblicati dal giornale e che invece uscirono sotto forma di saggio col titolo ‘Il Supramonte di Orgosolo‘.
Cambosu era un giornalista diverso dalla norma, sia per lo stile di scrittura, sia perché aveva a sensibilità e la lungimiranza di andare contro luoghi comuni. “È un fatto che la miseria non è la sorgente del banditismo; ma è anche un fatto che la povertà sociale ne può favorire lo sviluppo come concausa di una malattia”.
Parole forse oggi scontate —ma non troppo —ma che negli anni in cui si andava affermando la teoria del bandito sociale non erano sicuramente banali.
Sempre a Cagliari Cambosu intrattenne rapporti con altri intellettuali come Sebastiano Dessanay, Michelangelo Pira e Francesco Masala e si inserì nel dibattito politico culturale da loro animato.
Nonostante la sua attività e le sue frequentazioni, Salvatore Cambosu rimase sempre dietro le quinte. In lui prevalse il suo carattere schivo, riservato.
Forse è per questo che una delle definizioni che lo descrivono meglio è “lo scrittore nascosto”, titolo di un’antologia a lui dedicata, curata da Mimmo Bua e Giovanni Mameli.
Come insegnante ricordiamo il suo rapporto così particolare e intenso con la sua allieva oggi più conosciuta e apprezzata: l’artista Maria Lai.
Cambosu fu il suo maestro di italiano. Grazie a lui, Maria ha imparato il valore del latino, delle poesie e apprezzerà “il valore del ritmo delle parole che portano al silenzio, non importa se non capisci, segui il ritmo”. Con l’artista di Ulassai instaurò un rapporto di tenera amicizia e di confronto che influenzò l’artista ogliastrina in tutto il suo successivo percorso di vita.
Morirà a Nuoro a soli 67 anni il 21 novembre 1962.
Nel 2007 a Orotelli, il suo paese natale, è stata istituita una Fondazione che ha lo scopo di promuovere, realizzare e sostenere ogni iniziativa volta a stimolare la lettura, la conoscenza e la ricerca relative alle opere e al pensiero di Cambosu, ma anche promuovere e favorire la ricerca e lo studio delle culture contemporanee e delle relative forme di comunicazione, nonché delle espressioni letterarie ed artistiche in forma scritta, visiva e orale; la ricerca e lo studio delle trasformazioni produttive, sociali e culturali della Sardegna nella realtà contemporanea.
Alla Fondazione è collegato anche un Premio letterario con diverse categorie (narrativa, reportage, tradizioni popolari)
Fonti:
Wikipedia
Mario Gottardi in Nemesis
