SA MATESSI DIE – 6 novembre 1924
Viene emanata la “legge del miliardo”, inizia l’epopea sarda delle rivendicazioni di denaro

Correva lāanno 1924. Il fascismo si era ormai imposto sulla realtĆ italiana e la Sardegna piangeva la sua “meglio gioventù” caduta in guerra.
Nessuna terra era andata in premio ai sardi, come promesso dallo Stato, e l’orizzonte si faceva sempre più cupo.
In Sardegna dove il fascismo sino al 1923 era fortemente minoritario, riuscƬ a prendere il controllo della situazione facendo indossare la camicia nera alla quasi totalitĆ dei sardisti, ai quali Mussolini promise interventi strutturali per trarre la Sardegna dalla profonda crisi economica e sociale che lāattanagliava da secoli.
Leader sardo del fascismo, anzi del sardofascismo, nel 1924 era Paolo Pili, che assommava in sĆ© lāincarico di federale della provincia di Cagliari, di deputato parlamentare, nonchĆ© di direttore del quotidiano āLāUnione Sardaā.
Pili aveva il pallino di dotare la Sardegna di una serie di opere pubbliche senza le quali era ozioso parlare di sviluppo economico e sociale. Pertanto, avendo raccolto un bel poā di progetti, indisse a Roma una riunione dei deputati fascisti sardi.
In quella sede propose ai colleghi di andare da Mussolini per chiedere lo stanziamento straordinario di un miliardo di lire, una cifra enorme in quel periodo, in cui, peraltro, il fascismo stava attuando una drastica riduzione della spesa pubblica.
Singolare la considerazione di Pili sui suoi colleghi: āMi costò di più convincere alcuni deputati sardi a chiedere il miliardo che convincere Mussolini a darcelo⦠Lissia (sassarese), sottosegretario alle Finanze diceva: āProviamo a domandare, ma ĆØ troppo, finisce che ci cacciano a pedateā.
Successivamente, Pili fece una riunione di tutte le cariche politiche e amministrative dellāIsola.
Infine, tramite il generale Gandolfo, chiese udienza plenaria a Mussolini pregandolo di far intervenire anche il Ministro degli Interni (perché da lui dipendeva la direzione generale della sanità , allora non esisteva un ministero della salute), il Ministro dei Lavori pubblici e quello delle Finanze.
Alla riunione, Pili esordƬ un po’ bruscamente: āDesidero sapere se la Sardegna ĆØ una regione da continuare a trattare come si ĆØ fatto finora, cioĆØ una regione che non deve vedere mai lāinteressamento dello Stato per il soddisfacimento dei suoi bisogni più urgentiā. Mussolini rispose prontamente: āLa Sardegna ĆØ da valorizzare⦠la Sardegna ĆØ una regione di frontieraā.
Rassicurato, il Parlamentare sardo fece la richiesta: il finanziamento di un miliardo per le opere pubbliche, naturalmente spalmato in 10 anni, con la clausola che neppure un centesimo potesse essere distolto nel caso che la somma non fosse stata spesa entro i 10 anni.
Ecco il racconto di Pili sullāincontro: ā…Il ministro delle finanze, Alberto De Stefani, saltò su come un diavolo chiedendoci se eravamo impazziti. Come potevamo chiedere una cosa simile a uno Stato che non sapeva neppure come racimolare gli stipendi per i suoi impiegati? Mussolini rispose: āAlla Sardegna bisogna dare il miliardo e lo daremo!ā ed al āCome fai?ā di De Stefani rispose: āCome fai tu che devi trovare il sistema per darlo?ā.
Dopo 15 giorni, Mussolini convocò un altra riunione allargata agli alti funzionari dei ministeri, fra cui il ragioniere capo dello Stato.
Ancora Pili: āQuesti era un certo commendator De Bellis, un uomo assai bravo e laborioso. Abitava nel Ministero e non usciva mai. Mangiava lƬ: pasta al burro e due uova fritte con un fornello a spirito. Egli, interpellato da De Stefani, che sperava di impressionarci e soprattutto di impressionare Mussolini, cominciò a fare la storia del bilancio.
Io perdetti la pazienza e dissi: āInsomma, io non sono venuto qui per parlare con un burocrate, ma con il Governo. Lei ĆØ qui per fare il bilancio in base alle indicazioni dei politici.
Allora De Stefani disse che ero troppo irruento, e che non dovevo parlare cosƬ con uomini di quel genere che avevano salvato lāItalia. Mai lāavesse detto, il generale Sanna intervenne: āMa fate il piacere, lāItalia lāabbiamo salvata noi, lāanno salvata anche i fantoccini sardi; ci avevate promesso di fargli un monumento dāoro ed adesso non ci volete dare neppure cinque centesimiā.
Alla fine, i deputati sardi ebbero partita vinta: il 6 novembre 1924 fu varato il Decreto legge numero 1931, comunemente chiamato āLegge del miliardoā, integrata poi dal Decreto legge numero 854 del 28 maggio 1925.
In pratica, lo Stato finanziava non solo tutte le opere di sua competenza ma anche le opere di competenza delle amministrazioni provinciali e comunali, soprattutto opere di viabilitĆ provinciale, di carattere igienico e didattico-educativo.
Ma per fare le opere pubbliche non erano sufficienti solo i quattrini, occorreva creare una struttura amministrativa, dotata di eccellenti competenze, ma soprattutto completamente indipendente dalle strutture burocratiche dei ministeri romani.
Per sopperire, con la legge numero 1173 del 7 luglio 1925, superando non pochi ostacoli e difficoltà , fu istituito il Provveditorato alle Opere pubbliche per la Sardegna, che nel 1934 pubblicò il prospetto delle opere pubbliche eseguite (per oltre 430 milioni) o in corso di esecuzione (per oltre 245 milioni) dal 1926 al 1933.
Oggi nel 2021 la politica sarda ĆØ cambiata relativamente. Le rivendicazioni di denaro sono una costante, il vittimismo ĆØ la cifra politica prinicpale.
Nessun miliardo che arriverĆ dall’Italia salverĆ i sardi e la Sardegna.
Fonti:
Ad maiora media, Angelo Abis
Rubrica a cura di Ornella Demuru
