Sa Matessi Die – 5 luglio 2017, muore Doddore Meloni

Muore Doddore Meloni, indipendentista sardo fondatore della Repubblica di Malu entu.
Doddore Meloni, nato a Ittiri nel 1943, da madre di Ittiri e da padre viticoltore di Terralba, ĆØ stato un’attivista e indipendentista sardo.
Di professione autotrasportatore, ha sempre vissuto a Terralba.
Incarcerato nel 2017 per reati di natura fiscale, morirà dopo 66 giorni di sciopero della fame e della sete, gesto che attuò in segno di protesta, ma che alla fine, gli causò gravissimi danni alla salute, portandolo alla morte.
Doddore Meloni inizia la carriera politica come consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano di Terralba.
In seguito entra a far parte del Partito Sardo d’Azione, ed ĆØ fra i promotori della mozione che il 6 dicembre 1981 al XX congresso del partito, delibera la modifica dell’art. 1 dello statuto, inserendo la parola “indipendenza” in luogo di “autonomia statuale”, senza più nessun riferimento allo stato italiano.
Il complotto separatista
Nel dicembre 1981 viene arrestato dopo il ritrovamento di esplosivo nella sua casa di Terralba, con l’accusa di aver compiuto un attentato alla sede di Cagliari della Tirrenia e di essere a capo, insieme al professore universitario Bainzu Piliu, di un complotto separatista per rendere la Sardegna indipendente dallo Stato italiano.
L’inchiesta giudiziaria venne aperta quando un giovane militare di leva originario di Pabillonis, Felice Serpi, fu fermato all’uscita del comando militare della Sardegna al centro di Cagliari con una busta di plastica contenente del tritolo. Sottoposto ad un lungo interrogatorio, Serpi indicò Salvatore Meloni come il fornitore del materiale esplosivo.
Doddore finƬ a processo insieme ad altri 27 imputati accusati di aver eseguito un attentato dinamitardo alla sede cagliaritana della Tirrenia e di un traliccio dell’Enel e di voler inoltre cercare di portare avanti il complotto separatista attraverso alcuni atti terroristici:
-un attentato dinamitardo nella sede cagliaritana della Banca d’Italia
-il sequestro di due ufficiali della Nato
-ladistruzione (da attuare con aeromodelli carichi di tritolo) dei velivoli parcheggiati nell’aeroporto di Elmas.
Accanto all’attivitĆ clandestina c’erano poi dei piani per la propaganda pubblica. Tra questi l’occupazione dell’isolotto di Malu Entu dove l’esercito separatista intendeva costituire la Repubblica indipendente della Sardegna.
Nello specifico vennero contestati a Meloni i seguenti capi d’accusa:
Cospirazione politica mediante associazione per attentare la sovranitĆ nazionale
Acquisto, detenzione e uso di materiale esplosivo
Calunnia
Secondo le accuse Doddore Meloni e Bainzu Piliu in compagnia di Adriano Putzolu (un artista pittore di murales) parteciparono alle giornate di amicizia siculo-libica a Catania.
In quell’occasione allacciarono contatti con Ageli Mohammed Tabet, cittadino libico, addetto culturale del governo di Tripoli[6]. Sempre secondo le accuse, Tabet avrebbe proposto un finanziamento in forma di denaro e armi all’organizzazione separatista in cambio di uno spostamento in senso indipendentista di un partito di massa.
In seguito la Corte d’assise ha comunque escluso che l’organizzazione separatista avesse allacciato contatti con esponenti del governo libico.
Dopo l’arresto Meloni inizia una serie di scioperi della fame per protestare contro quella che ritiene un’ingiusta persecuzione politica, e fonda il Partidu sardu pro s’indipendentzia (PARIS) con cui partecipa alle elezioni regionali.
Nell’ottobre 1984 viene condannato a nove anni di carcere, con revoca del diritto di voto e interdizione perpetua ai pubblici uffici, con l’accusa di cospirazione politica e associazione sovversiva contro la integritĆ , l’indipendenza e l’unitĆ dello Stato.
Dopo aver scontato l’intera condanna ritorna all’attivitĆ di autotrasportatore abbandonando temporaneamente la politica attiva.
La repubblica di Malu Entu
Nel 2008 ritorna all’attenzione nazionale con la proclamazione della repubblica di Malu Entu e la richiesta di riconoscimento del nuovo stato all’ONU.
Doddore dichiara di risiedere sull’isolotto dal 1974, e quindi di poter richiedere l’usucapione dei terreni.
Nel gennaio del 2009, dopo 5 mesi dalla data di autoproclamazione della repubblica, un blitz del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e della Capitaneria di porto ha sgomberato gli indipendentisti. Questi ultimi sono stati accusati, tra le altre cose, di aver danneggiato l’ambiente e di aver smaltito illecitamente i rifiuti prodotti durante la loro permanenza sull’isola.
In seguito, Salvatore Meloni, sebbene allontanato, ĆØ ritornato sull’isola, prima del suo incarceramento a seguito di una condanna per frode fiscale.
Incarcerazione e morte
A seguito della condanna, si ĆØ dichiarato detenuto politico e ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro lo stato italiano. Nonostante i numerosi appelli per la sua scarcerazione, Doddore Meloni muore 66 giorni dopo l’inizio dello sciopero, nel carcere di Uta.
I funerali si son tenuti a Terralba, ai quali hanno partecipato migliaia di persone. La messa ĆØ stata celebrata in lingua sarda, e Doddore come da suo volere ĆØ stato seppellito con l’abito tradizionale di Ittiri.
Nella piazza antistante la cattedrale di San Pietro c’ĆØ stato un lungo applauso e il grido di “LibertĆ ” e “Indipendentzia” con le bandiere dei quattro Mori, di Malu Entu ma anche quelle col Leone di San Marco della Serenissima, degli indipendentisti veneti che hanno partecipato numerosi alle esequie. Presente anche Mario Borghezio, esponente della Lega Nord.
Ć sepolto nel cimitero di Terralba.
Fonti:
Wikipedia
Riportiamo qui il ricordo che Franciscu Sedda scrisse all’indomani della sua morte
“Ci tengo a manifestare il profondo sentimento di sgomento e cordoglio per la morte di Doddore Meloni, uomo e compatriota che ha deciso di dare la vita per testimoniare della sua fede indipendentista.
Al contempo voglio esprimere la mia e nostra vicinanza ai suoi familiari, alle persone che gli erano care, a coloro che gli sono stati affianco nella militanza e nella lotta politica, che fino a ieri ne hanno chiesto la scarcerazione e che oggi ne piangono la perdita.
Come Partito dei Sardi, con i nostri rappresentanti al Parlamento Sardo e al Comune di Cagliari, abbiamo provato a fare la nostra piccola parte per squarciare la cappa di silenzio su quanto stava accadendo e per chiedere a Doddore di riprendere la lotta per l’indipendenza sotto altra forma.
Evidentemente non ĆØ stato abbastanza.
Personalmente sono molto scosso. Per lāuomo che se ne va. Per la tragicitĆ del modo e del gesto. Ma ancor di più perchĆ© credo che Doddore volesse proprio questo. Scuoterci dallāindifferenza. In questa terra di Sardegna dove siamo allenati a protestare per i soldi non siamo abituati a persone che si lasciano morire (ma che non uccidono gli altri, attenzione!) per le proprie idee, per i propri ideali, per i propri sogni. Men che meno i sardi sono preparati al fatto che lo faccia un indipendentista sardo. Invece Doddore ā proprio Doddore, sempre sorridente, ironico, a volte persino goliardico ā ha voluto ricordare che lāindipendentismo ĆØ una cosa terribilmente seria e la fede indipendentista non ĆØ uno scherzo.
Mi scuote la morte dunque ma ancor di più la vita che a questa morte passa attraverso: mi scuote pensare che non l’ho mai visto una volta arrabbiato, nemmeno quando dibattevamo e dissentivamo, e dunque devo necessariamente pensare a una scelta lucida e determinata; mi scuote il fatto che Doddore si sia scientemente consegnato nelle mani della giustizia italiana proprio in quel carcere che indegnamente occupa quella che ĆØ stata la reggia degli Arborea e della Sardegna indipendente; mi scuote il fatto che lo abbia fatto portando con sĆ© le lettere di Bobby Sands; mi scuote pensare che come altri irlandesi ā quelli del 1916 ā sia morto nellāindifferenza se non nellāastio della gente che voleva salvare, senza meritarsi neanche la prima notizia nei telegiornali sardi.
Qualunque cosa pensassimo di Doddore, qualunque cosa pensiamo del suo gesto, ĆØ evidente che da oggi in poi dovremo farci i conti. Come sardi e come indipendentisti. E solo per questo, per questa estrema volontĆ di scuoterci, il sacrificio di Doddore merita rispetto e suscita commozione.
Gratzias Doddore, fintzas a sāindipendentzia!, Franciscu Sedda”
