SA MATESSI DIE – 1 settembre 1948
Muore prematuramente Cesare Pintus, il sindaco della ricostruzione cagliaritana

Cesare Pintus, detto anche il “sindaco del 25 aprile”, riposa in cima al colle di Bonaria, in un loculo a fior di terra addossato al muro che delimita a oriente il cimitero.
La giusta posizione, simbolica ed altamente evocativa, per la salma di colui che ebbe «la responsabilità tormentosa di primo sindaco di Cagliari martoriata», colui che nei 18 mesi dal 9 ottobre 1944 al 17 marzo 1946 a terra si chinò infinite volte, per risollevare la città dalle macerie in cui i bombardamenti alleati del 1943 l’avevano ridotta per oltre due terzi della sua estensione.
A eleggerlo alla difficile carica era stato il CLN (Comitato di liberazione nazionale) per le sue risapute benemerenze nella lotta al fascismo e le persecuzioni politiche di cui, conseguentemente, era stato fatto oggetto.
Nel 1930 infatti, per aver concertato con Emilio Lussu e altri di «attentare all’ordine costituzionale dello Stato dando adesione ed attività alla organizzazione segreta e rivoluzionaria a carattere repubblicano Giustizia e Libertà, che mira a provocare nel Regno l’insurrezione armata e la Guerra civile», era stato condannato a dieci anni di prigione.
Pena che Pintus scontò nel carcere di Civitavecchia, dal quale uscì nel 1935 avendo avuto 5 anni condonati per indulto. Durante la detenzione aveva però contratto una grave infezione polmonare, che unita agli esiti di un intervento chirurgico non perfettamente riuscito ne minarono il fisico affrettandone la morte. Tornato nella sua Cagliari, dov’era nato il 4 agosto 1901, cercò di reinserirsi nel mondo del lavoro, riprendendo l’attività forense (si era laureate in legge, nell’ateneo Cittadino, il 29 marzo 1925), ma la sua domanda di reiscrizione all’albo dei procuratori fu respinta.
Seguirono per lui anni di gravi angustie economiche, alle quali comunque fece coraggiosamente fronte aiutato anche dalla sua abitudine a condurre un tenore di vita sobrio e modesto, improntato a una «specchiatissima condotta morale» (come si legge nella scheda informativa redatta a suo riguardo dalla polizia).
Alla fine del 1943, dopo la resa incondizionata italiana dell’8 settembre, Pintus era entrato nella redazione di “L’Unione Sarda”, che aveva ripreso le pubblicazioni come organo della Concentrazione provinciale antifascista.
Iscritto fin da giovane al Partito Repubblicano, era poi passato al Partito d’Azione e con esso, nel 1944, al Partito Sardo d’Azione, su richiesta di Lussu. Intanto, il 18 agosto di quello stesso anno, era entrata in crisi la prima giunta comunale provvisoria guidata dal liberale Gavino Dessy Deliperi, che era già stato sindaco di Cagliari prima dell’avvento del fascismo.
Dopo una breve parentesi in cui l’amministrazione cittadina fu guidata dal commissario prefettizio Igino Cossu, il 20 ottobre Cesare Pintus fu designato sindaco proprio in quota sardista. Quella guidata da Pintus fu «la Giunta che pose mano alla ricostruzione materiale, ma anche civile e democratica di Cagliari, di una città che dopo l’armistizio fu definita morta» (Mariarosa Cardia).
Dell’immane sfacelo portato dalla guerra vi fu anche chi tentò di avvantaggiarsi, per trasportare il capoluogo amministrativo sardo a Sassari o, in subordine, addirittura a Macomer, purché non rimanesse a Cagliari.
Tentativi che furono rintuzzati proprio da Pintus, che intervenne direttamente a Roma presso il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi. Inoltre, grazie anche al sostegno parlamentare di Emilio Lussu, egli poté ottenere per Cagliari quel sostegno finanziario alla ricostruzione che nella proposta di decreto legislativo inerente a provvedimenti per l’isola, presentata al governo dall’Alto commissario per la Sardegna, il generale Pietro Pinna Parpaglia (di Pozzomaggiore), in accordo con la Giunta consultiva regionale sarda, capeggiata da Antonio Segni (di Sassari) e Salvatore Sale (di Padria), non erano stati previsti.
Nell’aprile 1945, così, il sindaco Pintus poteva affermare, in un’intervista a “L’Unione Sarda”, che oltre 2000 degli appartamenti colpiti dalle bombe erano stati resi nuovamente abitabili, e che i 35.000 sfollati dell’anno precedente erano scesi a 5000.
Cagliari in quel momento, quasi “miracolosamente”, si ripresentava già nel suo aspetto quasi normale, «solo ricoperta da uno strato color ocra di polvere finissima che avvolge persone e cose».
Nella seduta del 12 marzo 1946 Pintus si congedò dal consiglio comunale di Cagliari, per passare le consegne a Luigi Crespellani, divenuto sindaco a seguito delle prime elezioni democratiche del dopoguerra, che avevano affidato il governo della città alla Democrazia Cristiana.
Si era intanto riacutizzato il male da lui contratto in carcere dieci anni prima. Trasferitosi al sanatorio “Agnelli” di Pracatinat, in Piemonte, Cesare Pintus morì all’improvviso il 1 settembre 1948, a 47 anni appena compiuti.
Fonti:
Anpi
Sito del Cimitero di Bonaria
Rubrica a cura di Ornella Demuru
