SA MATESSI DIE – 21 agosto 304 d.C.
Santu Lussurgiu viene decapitato a Fordongianus

San Lussorio, in latino Luxorius o Luxurius, san Rossore per i pisani, era un funzionario romano vicino al “praeses” della Sardegna Delphius che subì il martirio nella città romana di Forum Traiani, attuale Fordongianus, probabilmente durante la quarta persecuzione di Diocleziano del 304.
Lussurgiu affrontò la morte, mediante decapitazione, dodici giorni prima delle calende di settembre (21 agosto) e dove fu sepolto all’interno di una cripta.
Il testo più attendibile della Passio sancti Luxorii martyris, conservato nell’abbazia cistercense di Heiligenkreuz, in Austria, e risalente agli anni immediatamente successivi al 1181, racconta che al tempo degli imperatori romani Diocleziano e Massimiano il “paganissimus Luxorius”, “apparitor” del “praeses” della Sardegna Delphius entrò in possesso delle Sacre Scritture mentre svolgeva la sua attività.
Spinto dal desiderio di conoscere i salmi iniziò a sfogliarli e nel leggerli restò talmente colpito nella sua sensibilità da convertirsi al cristianesimo.
Cominciò così a pregare, a rinnegare gli idoli e ad applicarsi allo studio del Testo Sacro. Arrestato in seguito a una denuncia e portato in catene davanti al praeses, Lussorio affrontò la disapprovazione del magistrato romano che lo accusava di essere venuto meno alla sua fiducia, di disprezzare gli ordini degli imperatori e di ritenere blasfemi i sacrifici fatti agli dei.
Ne scaturì un acceso e polemico confronto anti idolatria, in cui Lussorio replicò con fermezza ad ogni domanda del magistrato, il quale gli prospettò la scelta irrevocabile tra il sacrificio agli dei e la morte.
Al suo rifiuto di sacrificare, Delphius ordinò che Lussorio fosse incatenato con pesantissimi ferri e trasferito in carcere.
Alcuni giorni dopo Delphius dispose che Lussorio fosse ricondotto davanti al suo tribunale.
Ne sorse una nuova disputa al termine della quale il magistrato, piegato nella dialettica e convinto che neppure i peggiori tormenti fossero in grado di sconfiggerne la resistenza, ordinò la condanna a morte di Lussorio.
Le guardie del corpo di Delphius trasferirono Lussorio in territorium fani traianensis, nel territorio di un tempio pagano situato in prossimità della città di Forum Traiani dove appunto venne ucciso.
Sull’esistenza storica del martire Lussorio nessun dubbio, è documentata da un’iscrizione latina risalente al VI secolo incisa su una lastra di marmo bianco murata nella parete meridionale della chiesa di san Lussorio, localizzata a circa 1500 metri fuori dall’abitato di Fordongianus.
L’iscrizione è sormontata da una grossa croce greca e le prime quattro righe sono precedute e chiuse da una croce greca più piccola, la quinta riga (datata al VII-IX secolo) è invece preceduta e chiusa da una croce latina.
Il culto di san Lussorio e la sua diffusione in Sardegna sono attestati in periodo alto-medioevale da una lettera inviata nel luglio del 599 da papa Gregorio Magno al vescovo di Cagliari Gianuario, nella quale si fa riferimento ad un monasterii sanctorum Gavini atque Luxurii, probabilmente esistente al tempo nella città di Cagliari.
Nel paese di Santu Lussurgiu viene festeggiato con la giostra equestre de “S’Ardia” nelle tortuose erte del paese. Tra l’altro è l’unico paese in Sardegna a possedere il nome in lingua sarda del santo patrono stesso.
Anche a Borore, San Lussorio Martire è il santo patrono. Il santo viene festeggiato due volte l’anno: ad aprile, con cerimonia di carattere quasi esclusivamente religioso, e ad agosto con suggestivi importanti festeggiamenti religiosi e civili che durano tre giorni (20-21-22), ai quali fanno seguito le novene nel santuario campestre dedicato al santo.
È patrono di numerose località italiane, la più grande delle quali è Pisa (dove è adorato sotto il nome di Rossore).
Per quanto riguarda le sue reliquie un testo del 1200 sostiene che si trovino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.
Lo storico Giacomo Gualla riferisce che furono trasferite dalla Sardegna a Pavia nel 722 insieme a quelle di sant’Agostino ad opera del re longobardo Liutprando.
Un’altra tradizione vuole che le reliquie siano conservate a Pisa, trasportate nel 1088 dalla Sardegna alla loro cattedrale, che come abbiamo già detto è chiamato san Rossore, nome derivato dalla corruzione nel nome Luxorius in Ruxorius.
In attesa di una definitiva collocazione, le reliquie furono deposte in una chiesetta posta di fronte al mare nella selva del Tombolo, non lontano da Pisa, che il vescovo Gerardo diede in dono nel 1085 ai monaci benedettini con l’annesso monastero e la vicina chiesa di San Torpete.
È comunque possibile che una parte delle reliquie del Martire siano conservate in queste due città, è invece certo che la supposta sepoltura di Lussorio, identificata dagli archeologi nella cripta della chiesa a lui intitolata, a Fordongianus, è vuota.
Il culto di S. Lussorio si diffuse anche nel resto della Toscana e nel 1422 i frati Umiliati di Firenze ottennero di trasferire le reliquie da Pisa in questa città, dove furono conservate nella chiesa di Ognissanti.
Nel 1427 questi frati si rivolsero all’artista Donatello perché plasmasse con il bronzo un busto del Santo da utilizzare come reliquiario per la testa di san Lussorio. Lo scultore modellò un bellissimo busto di bronzo dorato, alto circa mezzo metro, (oggi conservato a Pisa nel Museo Nazionale di San Matteo) che fu conservato dai frati fiorentini fino alla soppressione dell’Ordine, avvenuta nel 1571.
Per un tour alla chiesa di Santu Lussurgiu a Fordongianus
****************************************
Fonti:
Wikipedia/San Lussorio
Santi e Beati
Rubrica a cura di Ornella Demuru
NOTA BENE
Su sito di Wikipedia, alla voce San Lussorio, ma senza nessuna attribuzione precisa dei vari passi, viene riportata questa bibliografia ma anche altre diverse fonti:
– Mario Zedda (a cura di), Passio sancti Luxorii martyris, Firenze, 2006;
– Mario Zedda, Santu Lussùrgiu, su de tres santos sardos in Logosardigna, n. 7, Sassari 2009, pp. 13, 20.
– Juan Pedro Quessa Cappay, Storia dell’illustre martire cagliaritano San Lussorio luce ed apostolo del Regno di Sardegna, anno 1751, traduzione del testo originale “Historia del inclito martyr calaritano San Luxorio luz y apostol del Reyno de Sardena, ano 1751”, Dolianova 2010.
Vedi voce
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Lussorio
Facciamo questa precisazione in via eccezionale, perché come è noto, l’enciclopedia online di Wikipedia, pubblica i suoi contenuti, con la licenza dei CC cioè i Creative Commons e non quella de “Tutti i diritti riservati” come accade per gran parte dei testi cartacei in Italia, dove qualsiasi forma di condivisione è appunto vietata e perseguita dalla legge.
Questa la licennza in CC di Wikipedia relativa al testo di San Lussorio, che come si può notare è una licenza molto “ampia” poiché si permette una condivisione anche a fini commerciali.
https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/
Nella nostra rubrica de Sa matessi die, riportiamo sempre le fonti, e in particolare attingiamo proprio da Wikipedia, affinché i nostri lettori possano leggere e approfondire ulteriormente grazie alla bibliografia e ai crosslink della nota enciclopedia online.
Una rubrica la nostra senza fini di lucro, ma con l’unico intento di divulgare la conoscenza su fatti, personaggi, eventi che riguardano la Sardegna.
